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Studio Mercer: già superati i duemila miliardi di dollari a livello globale. E i gestori prevedono un forte incremento delle strategie e degli istituzionali. A far da traino i capitali del wealth managment
Il private debt è pronto a ritagliarsi un ruolo sempre più centrale nel mercato del credito, grazie a una crescita esponenziale di fondi e investitori istituzionali. Ne è prova il fatto che l’80% dei gestori prevede un aumento del numero di queste strategie nei prossimi tre-cinque anni, con il 77% che intende lanciarne una nuova già nei prossimi 12 mesi. Non solo. Quasi uno su nove (l’87%) si aspetta una crescita degli istituzionali, con i patrimoni del wealth management a fare da traino (75%), seguiti da assicurazioni (20%), fondi pensione (3%) e fondazioni (2%). Il quadro emerge dallo studio Mercer, ‘Private Markets in Motion – Private Debt’, stando al quale i fondi di debito privato hanno già superato i 2 trilioni di dollari a livello globale e nei prossimi dieci anni contribuiranno in prima linea a coprire parte dei 90 trilioni di fabbisogno di finanziamento. L’Italia è pronta a seguire il trend, assicura Luca De Biasi, partner, wealth leader di Mercer Italia e ad di Mercer Italia Sim. Il Paese infatti, sottolinea l’esperto, “si caratterizza per una storica propensione degli investitori istituzionali verso il reddito fisso, e il private debt non fa eccezione”. Tanto che, negli ultimi anni “questa asset class ha trovato una rappresentazione crescente nei portafogli degli operatori domestici”.
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Cambiano le modalità di investimento
La survey, condotta su 57 gestori internazionali attivi con oltre 2mila miliardi di dollari di asset in gestione, mostra anche la progressiva affermazione di modalità di investimento più flessibili. Vanno infatti sempre più consolidandosi i veicoli semiliquid ed evergreen, in grado di convogliare capitali verso asset-based debt, specialty finance e altri strumenti oltre i tradizionali prestiti. Con l’aumento dei fondi e degli investitori, secondo il 53% dei gestori il mid-market resta il segmento più promettente, ma nei prossimi cinque anni è atteso un aumento di interesse nei confronti di asset-based finance (65%), infrastrutture (35%) ed energia rinnovabile (30%).
Tra competizione e aumento del rischio credito
Quanto alle sfide, il 37% degli intervistati, soprattutto quelli di grandi dimensioni, indica come principale criticità l’aumento della competizione. Per i più piccoli, invece, in cima alle preoccupazioni ci sono i vincoli legati alla liquidità degli investitori istituzionali. Altro tema rilevante per i gestori è il possibile aumento del rischio credito. Più di uno su due (56%), infatti, si aspetta un incremento dei tassi di perdita di 10-50 punti base nei prossimi due anni, con impatti più marcati sui fondi di dimensioni minori. E un ulteriore 9% stima addirittura una crescita di oltre 50 punti base. A questi si somma un 12% dei gestori con meno di 40 miliardi di dollari in gestione che si aspetta un aumento significativo dei tassi di perdita, rispetto ad appena il 7% dei gestori più grandi. Contemporaneamente, il 53% si attende anche una riduzione delle commissioni, a conferma di un mercato più competitivo e maturo.
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