Il presidente Liverani: no a ripensamenti sulla riforma per difendere lo status quo. Le compagnie investono in Italia oltre mille miliardi. “Siamo una leva per il Paese, non un giacimento cui attingere”
Un bonus d’ingresso per far conoscere la previdenza complementare ai giovani. È questa la proposta per la promozione del secondo pilastro lanciata Giovanni Liverani, numero uno dell’Ania, nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione delle imprese assicuratrici. L’idea è che lo Stato eroghi a tutti i neo maggiorenni una somma, anche simbolica, “con il vincolo di investirla in un fondo pensione o in una polizza previdenziale”. In questo modo, ha spiegato il presidente, “si renderanno conto che quei 100 euro saranno diventati 140 o anche 160 e capiranno immediatamente il valore” della pensione di scorta. Parole cui ha fatto seguito un monito su eventuali ripensamenti sulla riforma appena entrata in vigore.
Secondo Liverani, le nuove regole che sanciscono i principi di libertà di scelta per gli iscritti e di concorrenza di mercato non possono essere sacrificate “per preservare uno status quo che rappresenta uno dei limiti alla diffusione del settore”. Sono ancoratroppo pochi i giovani che hanno aderito a una qualche forma di previdenza integrativa, ha ribadito, paventando il rischio di una “frenata” della riforma. “Sento dire che c’è chi vorrebbe rinviare sine die l’entrata in vigore di questa misura appena introdotta perché metterebbe in crisi i fondi pensione datoriali”, ha spiegato. Certamente serviranno forme di tutela delle situazioni in essere, ha chiarito, ma “il principio della portabilità dei contributi e quindi della libertà di scelta di milioni di iscritti in quale fondo o polizza previdenziale investire per il proprio futuro pensionamento” deve essere prioritario.
Oltre mille miliardi di euro di investimenti attivi
Quanto ai numeri del settore assicurativo diffusi dal presidente nel corso dell’assemblea romana, nel 2025 la raccolta premi complessiva ha raggiunto i 182 miliardi di euro e registrato una crescita del 7,8%. Il comparto Danni ha messo a segno un’espansione del 6,5%, il Vita di oltre l’8%. Sempre lo scorso anno, le compagnie hanno erogato 42 miliardi: 27 per risarcire gli oltre 18 milioni di clienti danneggiati e 15 per polizze di rischio legate alla vita umana.“Siamo il primo investitore istituzionale privato d’Italia”, ha detto Liverani, spiegando che gli oltre mille miliardi di investimenti attivi del settore finanziano direttamente lo sviluppo della nazione insieme alle sue infrastrutture e alla sua economia reale. Il manager ha poi precisato che la solidità patrimoniale complessiva, misurata da un Solvency Ratio medio, si attesta “saldamente” al 274% e si posiziona “ai vertici europei. Inoltre, ha rimarcato, “contribuiamo con circa 14 miliardi di euro alle entrate fiscali dello Stato e offriamo a circa 300 mila famiglie che operano nella nostra filiera posti di lavoro caratterizzati da qualità e stabilità seconda a nessun altro comparto”.
Una leva per il Paese, non un giacimento cui attingere
“Se vogliamo che le assicurazioni giochino un ruolo da protagonisti in grandi operazioni di sistema a sostegno delle transizioni industriali e della crescita del Paese”, ha quindi aggiunto il presidente dell’Ania, “usateci per quello che siamo”. Le compagnie sono state infatti definite dal manager “strumento che genera ingenti investimenti in aree strategiche” e “scudo formidabile per famiglie e imprese” contro minacce di qualsiasi natura. Il settore “è in crescita e profittevole” per i suoi investitori ma la solidità non va considerata “un dato scontato o un giacimento di risorse cui attingere regolarmente nei momenti di complessità della finanza pubblica”, ha quindi ammonito rivolto al governo in vista della prossima Legge di Bilancio. Farlo significherebbe “penalizzare le scelte di risparmio previdenziale di milioni di cittadini e ridurre drasticamente la capacità di contribuire a risolvere problemi socioeconomici giganteschi”. Liverani ha infine proposto di estendere l’obbligo delle polizze catastrofali alle residenze private, “quantomeno a quelle che hanno usufruito negli ultimi anni dei generosi e pesanti incentivi fiscali o contributi per le diverse forme di ristrutturazione edilizia”. E ha chiesto di applicare il cosiddetto ‘danish compromise’ anche al settore assicurativo.
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