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Driver di cambiamento conosciuti e interamente nuovi si mescolano formando un nuovo contesto di investimento. Come si adatta il modello di business alle sfide poste da sostenibilità, demografia, tecnologia e fine della globalizzazione (come l’abbiamo conosciuta finora), secondo il ceo della casa di gestione
Quattro fattori di disruption ormai pienamente visibili. Le sfide poste da sostenibilità, demografia, tecnologia e fine della globalizzazione (come l’abbiamo conosciuta finora) hanno ricadute che chiaramente non riguardano solo il mondo finanziario del risparmio gestito. L’analisi di queste tendenze e dei loro impatti è però imprescindibile nel momento in cui il ragionamento si spinge al livello dei piani di sviluppo di una casa di gestione globale con 500 miliardi di euro di asset e presenza in 35 Paesi nel mondo.
Non può che essere questo quindi il punto di partenza dell’incontro di FocusRisparmio con Sandro Pierri, ceo di BNP Paribas Asset Management. “Si tratta di trend che avvengono in modo simultaneo e sono molto collegati fra loro. In alcuni casi si rinforzano ed in altri si contraddicono”, spiega Pierri, portando l’esempio dell’aumento della popolazione a livello globale. “Questo trend si concentra sostanzialmente nei Paesi emergenti, i maggiori contributori di emissioni nette, con chiare ricadute sul percorso verso obiettivi di sostenibilità condivisi a livello globale”, fa notare, come monito sulla complessità e la forza trasformativa dei cambiamenti in atto.

Sandro Pierri, ceo di BNP Paribas Asset Management
Quali sono gli impatti per l’industria di questo insieme di elementi trasformativi che concorrono a determinare un netto cambio di contesto di investimento?
Entriamo, innanzitutto, in un ambiente in cui la gestione attiva avrà un peso più significativo rispetto al recente passato. In un momento di disruption così profonda ci saranno inevitabilmente vincitori e vinti a livello di Paesi, settori e singole società. Il mondo dei passivi dovrà essere ridisegnato anche perché il concetto stesso di gestione indicizzata sta cambiando. Da una nostra survey con gli investitori individuali in Europa emerge, in modo per certi versi sorprendente, che già un Etf tematico Esg è pienamente considerato come appartenente al campo della gestione attiva.
La crescita che abbiamo visto nel campo dei tematici, inoltre, non è destinata a fermarsi ma diventerà un elemento importante nei portafogli. Alla trasversalità dei driver di disruption corrisponderà l’emergere di temi che saranno anch’essi trasversali e molti investitori istituzionali stanno già ripensando le strategie di asset allocation in modo da includere in maniera strutturale la parte tematica.
Terzo elemento è l’aumento della volatilità. Un fattore che dobbiamo abituarci a considerare strutturale nel nuovo quadro macroeconomico, con implicazioni in termini di controllo del rischio e asset allocation. Aumenterà in questo senso la rilevanza di modelli di gestione discrezionale rispetto ai modelli di advisory in modo tale da affrontare al meglio il problema dell’allocazione a livello individuale.
Entriamo così nel tema della catena del valore dell’industria. Quali tra i fattori di disruption incideranno maggiormente?
L’aspetto tecnologico è centrale per il cambiamento dell’industria e porterà a quello che possiamo definire come un accorciamento della catena del valore. Non in senso di potenziale disintermediazione dei canali tradizionali, ma di capacità di fornire un’esperienza digitale al cliente in partnership fra distributore e produttore.
Anche in termini di accesso a strategie e prodotti l’aspetto tecnologico svolge un ruolo fondamentale. La tokenizzazione renderà i mercati privati più vicini ad una serie di player che oggi non hanno la possibilità di esporsi a questa asset class.
In questo contesto caratterizzato da un alto tasso di cambiamento, quali saranno i driver di sviluppo futuro di BNP Paribas AM?
La nostra strategia si basa, ormai da oltre cinque anni, sulla sostenibilità come fattore centrale per lo sviluppo societario, da tutti i punti di vista. In relazione alle strategie di investimento, questo significa lavorare in termini di integrazione e non solo di esclusione. Abbiamo sistematizzato la valutazione del profilo di sostenibilità dei portafogli rispetto ai rispettivi benchmark, assegnando ai portfolio manager specifici obiettivi extra-finanziari.
Questo tipo di integrazione non può prescindere dalla creazione di un sistema di un sistema di rating e scoring proprietario che copre ad oggi circa 14.000 emittenti. Un elemento altrettanto importante è quello che internamente definiamo delle tre “E”: energy, environment, equality. La sostenibilità, infatti, può essere interpretata in molti modi e secondo noi questi sono i fattori più rilevanti in termini di impatto sui prezzi relativi degli asset.
Questa è la base concettuale che muove i nostri score e i nostri rating e a partire dalla quale abbiamo sviluppato una solida ricerca che ci ha permesso di affermarci come un attore leader nel campo degli investimenti tematici.
Più nel dettaglio, dove vedete i più ampi margini di sviluppo?
Ci concentriamo su cinque competenze dove riteniamo di avere un netto vantaggio competitivo. La prima è costituita dalle gestioni ad alta convinzione, quelle cioè a forte contenuto attivo ed elevata concentrazione di portafoglio. Abbiamo fatto una serie di cambiamenti per aumentare il focus su questo elemento e oggi mediamente abbiamo circa il 75% dei portafogli che performano in modo migliore rispetto al benchmark. I numeri sono molto buoni e ci sentiamo pronti per la sfida posta dal nuovo contesto di investimento.
La seconda capability è quella su emerging market, asset class su cui abbiamo già un posizionamento importante con circa 85 miliardi di dollari di esposizione. Terza, il multi-asset che rappresenta un’attività storica del Gruppo e che secondo noi tornerà molto utile in un contesto di volatilità elevata. Completano il quadro mercati privati e money market. Su quest’ultimo punto possiamo contare su una posizione di leader in Europa e, oggi, con i tassi in rialzo, tutto ciò che ricade sotto la definizione di strategic cash management assume un ruolo sempre più importante.
Questo è dove siamo diretti con un focus distributivo che si concentrerà in modo particolare sull’Europa e sull’Asia.
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