Nei prossimi tre anni, Piazzetta Cuccia punterà sulla gestione patrimoniale per portare i ricavi a 3,8 miliardi e l’Eps a 1,8 euro. Oltre il miliardo il fatturato atteso per la divisione. E in programma c’è anche il rebranding di CheBanca!
Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca
È un progetto che punta con decisione sulla gestione patrimoniale quello presentato da Mediobanca in occasione del Capital Market Day del 24 maggio. Il piano industriale al 2026 di Piazzetta Cuccia ha proprio nella divisione Wealth Management il primo motore di uno sviluppo che vedrà i ricavi salire del 6% a 3,8 miliardi e l’utile per azione del 15% a 1,8 euro. Obiettivi, quelli elencati dal ceo Alberto Nagel, che saranno perseguiti anche tramite il riposizionamento definitivo di CheBanca! con conseguente rebranding in Mediobanca Premier a partire da gennaio 2024.
I target principali
“Siamo convinti di possedere asset difficilmente replicabili in Italia: dal brand alle persone fino all’investment banking. Ecco perchè, nonostante il settore stia andando verso anni ancora sfidanti e con tassi di interesse presumibilmente in calo, crediamo di poter conseguire un positivo sviluppo in tutti i segmenti di attività”. Queste le parole con cui Nagel ha introdotto gli obiettivi del piano disegnato insieme al management dell’istituto: non solo ricavi in crescita del 6% a 3,8 miliardi di euro e un Eps in salita del 15% a 1,8 euro, ma anche una remunerazione degli azionisti destinata ad aumentare del 70% per un totale di 3,7 miliardi. Senza dimenticare una redditività (Rote) al 15% dal 12% precedente, pari a un cash payout al 70% per 2,7 miliardi, l’introduzione dell’interim dividend da maggio 2024 e il riacquisto o la cancellazione di azioni proprie per un miliardo a valere un indice di solidità patrimoniale oltre il 14,5%.
Il risparmio gestito al centro (+10%)
Per alimentare il motore della sua crescita Piazzetta Cuccia punta forte sul risparmio gestito. Sarà proprio il Wealth Management, infatti, a raggiungere il maggior tasso di crescita organica (+10%) con oltre un miliardo di euro di ricavi. Cifra che farà della divisione anche il principale contributore alle commissioni del gruppo in via complementare al Corporate e Investment Banking, i cui ricavi sono visti in aumento dell’11% a quota 900 milioni. “Il Consumer Finance alimenterà invece il margine di interesse con uno sviluppo del fatturato complessivo del 5% a 1,3 miliardi”, ha precisato Nagel, aggiungendo che “il segmento Insurance vedrà il suo apporto salire a 500 milioni (+6%)”.
Nel dettaglio del piano, la crescita delle attività finanziarie di Mediobanca è attesa a 115 miliardi di euro (+11% composto annuo nel triennio), il risparmio gestito e amministrato sono visti in crescita del 13% a 85 miliardi mentre gli impieghi alla clientela dovrebbero salire del 3% a 57 miliardi. A permettere questi risultati anche un significativo programma di investimenti sui canali distribuiti, con la forza di vendita nel Wealth Management attesa in aumento del 25% a oltre 1.500 professionisti. “Di questi”, spiega Nagel, “1.350 (+25%) saranno attivi nel segmento Premier e 170 (+15%) nel segmento Private”. Non mancherà neppure il reclutamento di nuovi investment banker, soprattutto nelle aree advisory e capital markets, così come un rafforzamento della rete del consumer finance in scia allo sviluppo del canale.
Le acquisizioni e la questione Generali
Nelle intenzioni della merchant bank, il buyback e il conseguente aumento del Cet 1 Fully Loaded al 14,5% dovrebbero anche fornire un tesoretto per eventuali acquisizioni. Si parla, in particolare, di almeno 100 basis point sull’indice da mettere a servizio di quelle che Nagel ha definito “vere opportunità”. Da questo punto di vista, rispondendo alle domande dei giornalisti in conferenza stampa, il ceo ha confermato l’interesse per potenziali deal nel campo degli alternative asset manager mentre è sembrato escludere a priori l’ipotesi di m&a nel campo delle banche commerciali perché “secondo noi è la specializzazione che paga”.
Quanto al tema Generali, di cui Mediobanca è primo azionista relativo con il 13,1% del capitale (3,7 miliardi il valore della quota), la linea del leader dell’istituto è chiara: “Consideriamo la partecipazione nel Leone per il contributo che apporta al bilancio e guardando positivamente soprattutto a caratteristiche come la decorrelazione rispetto al ciclo bancario o il beneficio potenziale dall’aumento dei tassi di interesse”. Per Nagel, insomma, Mediobanca ha al momento tutto il vantaggio a mantenere lo status quo anche se questo non preclude la possibilità di “considerare alternative migliori laddove effettivamente emergessero”. “Tutte le opzioni rimangono aperte ma in uno scenario migliorato, che vede un maggior contributo della partecipazione a fronte di un minor impiego di capitale”, ha chiosato.
CheBanca! verso una revisione a largo spettro
Gli obiettivi del rebranding CheBanca! in Mediobanca Premier comprendono il far leva sulla distintività del brand Mediobanca per attrarre nuovi clienti e professionisti ma anche l’intenzione di completare il riposizionamento dell’offerta e del modello di business con un’immagine e una comunicazione in linea. Non va inoltre esclusa la possibilità di generare nuove sinergie con il gruppo e valorizzare le competenze specifiche derivanti dall’integrazione tra wealth management e corporate & investment banking. Il progetto decollerà l’anno prossimo una volta ottenuto l’ok del regolatore e poi si tradurrà all’offerta prodotti, alla rete fisica e ai canali digitali.
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