4 min
Il managing partner dell’affiliata di Natixis IM con focus sugli alternativi scommette sul rally dell’asset class. Ma mette in guardia sugli ostacoli alla democratizzazione ancora presenti. Dalla bassa specializzazione alla normativa fino ai costi, ecco cosa non va
I mercati privati si stanno affermando in maniera sempre più decisa. E la spinta viene anche degli investitori al dettaglio. In un recente studio, Boston Consulting Group (BCG) ha infatti previsto che entro il 2030 il 13% delle masse globali relative a questo universo sarà rappresentato da allocazioni retail. Ma gli ostacoli sulla strada della piena democratizzazione per questa asset class restano ancora diversi. In occasione dell’evento annuale di Natixis IM che riunisce a Parigi gli specialisti delle affiliate alla casa di gestione francese, FocusRisparmio ha fatto un punto sulle prospettive del settore con chi gli alternativi li tocca con mano ogni giorno: Eric Deram, managing partner di Flexstone Partners.
📰 Leggi anche “Dal reddito fisso ai mercati privati, la ricetta di Natixis IM“
Una crescita come quella prevista da BCG è possibile?
È una view che rispecchia a pieno il mio pensiero. Sono infatti convinto che la progressiva democratizzazione dei mercati privati rappresenti un trend inarrestabile di questi anni e offra vantaggi prima di tutto agli stessi fund managers. L’85% delle società presenti nel mondo si trova nelle mani di privati e garantirsi l’accesso a un mercato di queste dimensioni, ad esempio attraverso strumenti come il private equity, costituisce un’opportunità enorme per gli operatori del settore. Lato investitori, il maggior beneficio che intravedo è quello della diversificazione e della decorrelazione rispetto a un contesto in cui incertezza macro e tensioni geopolitiche non offrono ormai alcuna certezza. Non è un caso se già oggi, guardando a strutture come i family office o agli high net worth individuals, la quota di patrimonio allocato agli alternativi sul totale investito arrivi a sfiorare in certi casi il 50%. Una misura dell’accelerazione subita da questo fenomeno viene dai nostri prodotti dedicati alla categoria: il fondo lanciato qualche anno aveva infatti masse per 10 milioni di euro, quello più recente si attesta sui 100 milioni.
Cosa manca per una reale democratizzazione?
Le autorità di regolamentazione, che pure hanno fatto passi avanti nella direzione di aprire questo mercato, sono chiamate senza dubbio a uno sforzo: cioè capire che occorre una spinta ulteriore per abbattere le barriere all’ingresso ancora presenti. Altro ruolo importante è quello dei distributori, che devono spingere maggiormente sull’innovazione di prodotto e trarre il massimo vantaggio da strumenti come i fondi semi-liquidi: in Francia soluzioni di questo tipo infatti stanno permettendo già oggi a molti private equity focalizzati sulla clientela retail di investire in assicurazioni vita, nonostante siano in teoria investimenti di lunghissimo periodo. Anche l’educazione finanziaria rappresenta un tema, soprattutto in relazione a prodotti come quelli menzionati: è infatti necessario far capire che avere delle opzioni per smobilizzare il capitale in caso di necessità non compensa il dover mantenere una convinzione e un orizzonte temporale di almeno cinque-otto anni.
📰 Leggi anche “Da Morgan Stanley IM una nuova via per i mercati privati“
Ci sono anche dei rischi nascosti dietro questo fenomeno?
Il principale è sicuramente quello della mancanza di specializzazione. Negli ultimi anni sono tante le case di gestione che hanno costruito strutture o lanciato prodotti con cui cavalcare l’ascesa dei mercati privati ma questa asset class richiede una expertise e delle conoscenze non acquisibili dall’oggi al domani: bisogna conoscere i territori, gli imprenditori, sapere fare analisi fondamentale e altre attività di non semplice gestione. Da qui, una possibile spiegazione del boom di acquisizioni che ha portato tante grandi società a mettere le mani su team o intere boutique attivi nel settore. Altro rischio da monitorare è invece quello dei costi, che vanno ridotti se non si vuole frenare la penetrazione di questo universo anche nei portafogli degli investitori retail.
Ha parlato di consolidamento nell’asset management. Pensa che i mercati privati giochino un ruolo anche per la maggiore marginalità che possono offrire alla case?
Assolutamente. Da anni i margini del settore si assottigliano, anche per effetto della concorrenza portata da ETF o simili, e gli alternativi sono tra i pochi segmenti che ancora permettono ai gestori attivi di assicurarsi guadagni interessanti. È in quest’ottica che inquadro le ultime operazioni messe a segno da grandi player globali come BlackRock, che hanno rilevato case di gestione attiva specializzate nei mercati privati.
📰 Leggi anche “Taddei (Ersel Banca Privata): più focus sui mercati privati“
Quali sono le geografie o i settori più interessanti oggi e sui quali Flexstone Partners sta puntando?
Il nostro è un approccio che potrebbe essere considerato controcorrente. Investiamo infatti in pmi che non sono tecnologiche o necessariamente innovative ma hanno fondamentali molto solidi e sarebbero quindi in grado di far fronte a una eventuale recessione o a un blocco del commercio globale per effetto dei dazi di Trump. Si tratta per lo più di aziende che producono beni e servizi essenziali. Quanto alla segmentazione geografica dei nostri portafogli, siamo molto attenti all’Europa Meridionale per via delle ottime performance che la regione ha saputo realizzare negli ultimi anni: l’Italia, in particolare, rappresenta uno dei Paesi che ci interessa maggiormente in questo momento.
L’AI non rientra quindi tra i temi di vostro interesse?
Si tratta sicuramente di una tecnologia destinata a trasformare il mondo in cui viviamo ma, dal punto di vista finanziario, nutro alcuni dubbi sul fatto che sia attualmente un buon trend di investimento con valutazioni elevate. Se andiamo a guardare le valutazioni dei titolo del settore in rapporto ai loro fondamentali, noteremo che non sono così diverse da quelle dei titoli legati al mondo di Internet prima della scoppio della bolla Dot Com nel 1999.
📰 Leggi anche “Alternativi, L&G punta su credito e private equity“
Quali driver guideranno la vostra crescita in futuro?
Attualmente il business di Flexstone Partners si articola in tre aree: fondi di fondi, strategie di co-investimento e secondaries, nella fascia più piccola del mid-market. Questi segmenti rimarranno i pilastri del nostro piano di sviluppo anche per gli anni a venire, sia perché vantiamo un elevato livello di specializzazione che ci ha permesso di diventare una realtà tra le più conosciute in Europa sia perché crediamo che nel mercato secondario si trovino opportunità a prezzi scontati. Continueremo anche a puntare sul Vecchio Continente e in particolare sull’Italia.
📍 Per approfondire vai al Alternativi
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.