La Mappa Assogestioni del terzo trimestre certifica il nuovo massimo di 2.600 miliardi per il patrimonio e una raccolta che supera i 30 miliardi da inizio anno. Performance brillanti e boom dei fondi obbligazionari fanno da traino. Ma equity, educazione finanziaria e una scala restano le sfide sul lungo termine
Il risparmio gestito italiano aggiorna i propri record: il patrimonio tocca quota 2.600 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, spinto da un trimestre che ha registrato 14,2 miliardi di nuova raccolta e mercati azionari in brillante accelerazione. È la fotografia scattata dalla Mappa Trimestrale di Assogestioni, che certifica come tra giugno e settembre l’industria abbia messo a segno il miglior risultato dell’anno e portato gli afflussi complessivi del 2025 oltre i 30 miliardi di euro. Risultati positivi che ha spinto gli ospiti del talk di FR|Vision intitolato ‘The Big Picture’, chiamati a commentare i dati dell’Associazione, a concentrarsi sulle sfide a lungo termine del settore: più equity, sviluppo della consulenza e aumento della scala.
Performance in accelerazione e fondi aperti in evidenza
A sostenere il patrimonio è stata soprattutto la spinta delle borse: tra giugno e settembre l’effetto performance è infatti stato pari al 2%, una crescita che si riflette anche nella categoria più rappresentativa per gli oltre 11 milioni di risparmiatori italiani: i fondi aperti. Qui le masse raggiungono quota 1.327 miliardi, trainate da 7 miliardi di raccolta netta e da un contributo dei mercati del 2,5% per un valore di 32 miliardi.
Alessandro Rota, direttore Ufficio Studi Assogestioni
Alessandro Rota, Direttore Ufficio Studi di Assogestioni, ha evidenziato nel corso di The Big Picture anche il ritorno di interesse per i fondi di diritto italiano e per i round-trip: “Entrambi in grado di raccogliere circa 3 miliardi”, ha detto, precisando che uno dei fattori a maggior supporto di questa dinamica è stato il successo dei fondi a scadenza. Positivo anche il dato relativo ai veicoli cross-border, che sono tornati in territorio positivo dopo il rallentamento del secondo trimestre. A completare il quadro, le gestioni retail upper affluent e private hanno aggiunto 1,65 miliardi mentre quelle istituzionali hanno contribuito con altri 4 miliardi e i fondi chiusi sono cresciuti di 1,6 miliardi.
Obbligazionari protagonisti: oltre 18 miliardi da inizio anno
Sul fronte dell’asset allocation, continua il dominio dei fondi obbligazionari. Questa categoria di veicoli ha archiviato il trimestre con 6,3 miliardi di nuovi capitali, portando il totale del 2025 a 18,8 miliardi. Un risultato in linea con quello dei periodi precedenti e, secondo Rota, riflette ancora una volta la forza dei prodotti a scadenza: “Questi strumenti rappresentano oramai dal 25% al 30% dell’offerta delle principali case italiane”, ha infatti commentato l’esperto.
Equity, consulenza e scala industriale le sfide
Cosmo Schinaia, head of Southern Europe and Latam di Fidelity International
Nel commentare i dati del trimestre ai microfoni di The Big Picture, un elemento in particolare è stato indentificato dagli esperti come filo rosso che attraversa l’industria italiana in questa stagione storica ricca di sfide: la necessità di superare limiti strutturali che frenano il pieno sviluppo del mercato. Cosmo Schinaia, head of Southern Europe and Latam di Fidelity International, ha richiamato l’attenzione sul tema dell’allocazione troppo prudente degli investitori. “Nel nostro Paese solo il 15% del patrimonio investibile è esposto all’equity mentre negli Stati Uniti lo stesso dato arriva al 57%”, ha detto, sottolineando come questo divario rischi di penalizzare i rendimenti di lungo periodo anche alla luce del crescente rischio di longevità finanziaria.
Stefano Gallizioli, responsabile del Coordinamento Reti di Fideuram, ha invece insistito sul ruolo della consulenza come antidoto alla fragilità. Secondo il manager, il vero lavoro dell’advisor finanziario non è infatti l’aggiustamento tattico del portafoglio ma la capacità di riportare il cliente a un orizzonte temporale ampio. “Si tratta di aiutarlo a superare quelle reazioni emotive che spesso lo portano a decisioni contrarie ai propri interessi”, ha precisato.
Un contributo sulla trasformazione industriale è infine arrivato da Giambattista Taglioni, partner della Practice Insurance and Asset Management di Oliver Wyman. “La competitività futura dipenderà sempre più da fattori come scala ad efficienza operativa o anche dalla capacità di costruire soluzioni sui mercati privati”. Un riferimento soprattutto al segmento del private credit, dove M&A e partnership sono state indicate dal manager come fattori chiave per mantenere margini adeguati in un contesto sempre più in preda al fermento. Insieme, le tre letture definiscono le priorità strategiche che l’industria dovrà affrontare per accompagnare la crescita registrata nel trimestre: cultura finanziaria, orientamento al lungo periodo e sviluppo dell’offerta.
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