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Affrontare la sfida della longevità attraverso una pianificazione finanziaria personalizzata, basata su obiettivi di vita
A cura di Paolo Proli, Condirettore generale di Amundi SGR
L’aumento dell’aspettativa di vita, di per sé positivo, pone nuove sfide di pianificazione finanziaria, richiedendo una gestione oculata delle risorse per garantire la serenità economica nelle fasi avanzate della vita. In questo contesto, il Goal Based Investing (GBI) emerge come approccio privilegiato per affrontare le esigenze finanziarie di lungo termine, in particolare per integrare il reddito pensionistico ottenibile dal primo pilastro.
Tradizionalmente, la gestione degli investimenti si è concentrata su un approccio “asset-only”, mirato alla massimizzazione del rendimento dato un certo livello di rischio, e focalizzato prevalentemente sulle attività finanziarie. Questo approccio ha limitazioni intrinseche, specialmente quando l’obiettivo primario non è la mera accumulazione di capitale, ma il raggiungimento di specifici traguardi finanziari nel corso del tempo.
Il GBI, al contrario, sposta il focus dalle sole attività alle passività, ovvero agli obiettivi di spesa futuri dell’individuo. Al centro vi è l’identificazione dettagliata dei fabbisogni finanziari e l’obiettivo primario non è più la massimizzazione della ricchezza, ma la massimizzazione della probabilità di riuscire a compensare le passività e raggiungere i propri “goal” finanziari. In questa prospettiva, il rischio si evolve, includendo anche il rischio di non riuscire a centrare gli obiettivi prefissati, oltre alla volatilità o alla perdita di capitale a breve termine.
La crescente consapevolezza dei limiti del sistema previdenziale pubblico nel garantire un adeguato tasso di sostituzione del reddito da lavoro, sceso in Italia al 60% e destinato a diminuire ulteriormente, rende ancor più rilevante l’adozione di un approccio goal based. La longevità, con un’aspettativa di vita che in Italia raggiunge gli 83,5 anni, implica un periodo di pensionamento potenzialmente lungo che necessita di risorse finanziarie adeguate. Concentrarsi unicamente sulla pensione pubblica potrebbe esporre l’individuo al rischio di non mantenere il proprio tenore di vita. Una corretta pianificazione finanziaria è essenziale per definire il reddito integrativo da generare e costruire un piano di investimento personalizzato per colmare questo divario. In questo contesto, la previdenza complementare assume un ruolo fondamentale.
Strumenti chiave per integrare la pensione pubblica sono i fondi pensione (aperti e negoziali) e i Piani Individuali Pensionistici (PIP), che offrono vantaggi fiscali significativi sia in fase di accumulo che di erogazione. I contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile fino a 5.164,57 euro all’anno. La tassazione sui rendimenti è inferiore rispetto a molte altre forme di investimento. Al momento dell’erogazione, la tassazione varia dal 15% al 9% in base agli anni di adesione. Anche le agevolazioni fiscali relative ai Piani Individuali di Risparmio (PIR), esenti dall’imposta sul capital gain dopo il 5° anno di detenzione, sono strumenti ideali e complementari per integrare le fonti di crescita del proprio capitale.
L’integrazione della previdenza complementare e dei PIR in un approccio GBI si articola diversamente nelle varie fasi del ciclo di vita. Nel modello in uso in Amundi lo possiamo sintetizzare in 3 principali cluster:
- giovani (sotto i 30 anni): l’apertura precoce di un fondo pensione e/o un PIR permette di sfruttare il lungo orizzonte temporale e la capitalizzazione dei rendimenti positivi generati nel corso dell’investimento. In questo modo anche versamenti iniziali contenuti possono generare un capitale interessante. L’obiettivo “benessere in età avanzata” ha il grado di rischio più alto, ma più tempo per essere affrontato;
- adulti (30-60 anni): il fondo pensione diventa fondamentale per ricercare l’integrazione del futuro reddito pensionistico, sfruttando la deducibilità. Si può aumentare la contribuzione e, avvicinandosi alla pensione, valutare uno switch verso comparti più prudenti. Destinare parte del TFR al fondo pensione è un’ulteriore opportunità. I PIR, anche in versione Eltif, possono offrire accesso a real asset e PMI italiane per diversificazione e crescita potenziale a lungo termine;
- longevi (oltre i 60 anni): il focus si sposta sul decumulo. Le opzioni possibili includono la conversione in rendita vitalizia (protezione dal rischio di longevità) o il riscatto del capitale (tassazione agevolata). La Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA) è un’opzione per percepire una rendita temporanea in anticipo.
La pianificazione finanziaria si configura come il naturale completamento del GBI, abbracciando una visione olistica che integra gestione degli investimenti, previdenza complementare, gestione del rischio, pianificazione fiscale e successione. Attraverso un’analisi approfondita delle esigenze, permette di definire obiettivi chiari e costruire una strategia su misura per raggiungerli.
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