5 min
Secondo justETF, il totale dei prodotti quotati è arrivato a 368. Ed è destinato ad crescere, grazie a nuovi strumenti e alla spinta dei comparti obbligazionari e multi-asset. Le performance? Nel lungo periodo sono spesso migliori dei concorrenti passivi
Il 2025 potrebbe passare alla storia come l’anno della definitiva consacrazione degli exchange traded fund attivi anche in Europa. Nel Vecchio Continente si contano infatti già 140 nuovi lanci da inizio anno, che hanno portato il totale dei prodotti quotati a 368. Di questi, 348 sono ETF mentre 18 rientrano nella famiglia degli ETN e 2 in quella degli ETC. Gli asset under management sono invece passati dai 4 miliardi di euro del 2020 a oltre 60 miliardi, con un incremento di quindici volte. A fare i conti è justETF, secondo cui questa nuova generazione di strumenti è destinata a crescere ancora grazie a tre fattori: ottime performance di lungo periodo, spinta dei comparti obbligazionari o multi-asset e l’arrivo di nuovi prodotti.
L’evoluzione degli AuM in Europa

Dati in euro. Fonte: justETF
La gestione attiva trova la sua nuova casa, non solo in USA
“Guardando ai flussi in entrata e ai nuovi prodotti”, sottolinea il country manager Italia della società Lorenzo Demaria, “è evidente che la crescita degli ETF attivi non sia una moda ma un’evoluzione strutturale del mercato”. Poi prosegue: “Se i gestori riusciranno a dimostrare valore anche quando i mercati non saranno più favorevoli, allora potremo dire che questo approccio ha davvero trovato la sua nuova casa nel mondo dei prodotti passivi anche in Europa”. Tra i principali vantaggi della categoria, analizza lo studio, c’è la maggiore capacità di adattamento ai mercati così come l’accesso all’expertise dei fund manager e la quotazione in tempo reale. Tuttavia, tra i contro sono da annoverare i costi leggermente superiori e il rischio di non battere sempre il benchmark. Si tratta di ostacoli che non hanno però fermato gli investitori a stelle e strisce. Negli USA, i cugini attivi hanno infatti già superato gli exchange traded funds tradizionali: secondo Bloomberg Intelligence, il 51% dei quasi 4.300 veicoli quotati oltreoceano vieni gestito oggi attivamente. E il fenomeno è destinato a consolidarsi anche in Europa.
📰 Leggi anche “ETF, Staudt (ARK Invest): Europa pronta al salto di qualità“
Performance migliori sul lungo periodo
Quanto alle performance, dalle analisi di justETF emerge che gli strumenti attivi hanno spesso sovraperformato i corrispondenti benchmark su orizzonti temporali medio-lunghi. Un risultato conseguito anche al netto dei costi di gestione. E a riprova del fatto che la gestione attiva possa offrire rendimenti più stabili insieme a un maggior controllo del rischio, soprattutto nei mercati volatili, gli esperti citano i risultati di prodotti come il JPMorgan US Research Enhanced Index Equity (ESG) UCITS ETF e l’Amundi Smart Overnight Return UCITS ETF Acc.4
I migliori ETF attivi del 2025
Tra i migliori ETF per performance da inizio anno individuati dalla società spiccano due prodotti firmati ARK Invest, pioniera della gestione attiva tematica: ARK Innovation UCITS ETF, che investe in società globali legate a intelligenza artificiale, e ARK Artificial Intelligence & Robotics UCITS ETF, focalizzato su imprese che beneficiano della diffusione delle stessa AI e della robotica industriale. I top performer comprendono anche anche un ETP sull’oro, che combina un’esposizione diretta al metallo prezioso con la vendita di opzioni call OTM sullo SPDR Gold Shares per generare premi periodici e incrementare il rendimento potenziale.
📰 Leggi anche “Janus Henderson: ETF attivi verso i mille miliardi nel 2030“
Attivi e passivi: chi vince davvero?
Per capire se questi prodotti riescono davvero a battere il mercato, justETF ha anche analizzato alcuni dei più solidi per dimensione e track record. Il JPMorgan US Research Enhanced Index Equity (ESG) UCITS ETF, fondo che ha come obiettivo quello di sovraperformare l’S&P 500, nel breve periodo ha registrato una lieve sottoperformance rispetto al prodotto che si limita a replicare l’indice. Tuttavia, osservando l’arco temporale dei cinque anni, la situazione cambia: lo strumento attivo mostra infatti un leggero extra-rendimento già al netto delle commissioni di gestione. Se si aggiusta il ritorno per il rischio nei periodi a uno e tre anni, la versione passiva presenta un miglior rapporto rischio-rendimento. Ma sul lungo termine, a cinque anni, è l’ETF attivo a recuperare terreno. Schema simile per il JPMorgan Global Research Enhanced Index Equity (ESG) UCITS ETF, che mira a sovraperformare l’MSCI World. Qui la dinamica è quasi speculare: una performance in linea o leggermente superiore al benchmark su orizzonti lunghi, e un margine più stretto, a volte negativo, nel breve termine. Altro caso interessante è quello dell’Amundi Smart Overnight Return UCITS ETF Acc, che porta in un territorio diverso: quello obbligazionario e in particolare nel comparto dei cosiddetti ETF monetari, ossia strumenti che investono in titoli a brevissima scadenza. L’obiettivo dichiarato è replicare nel modo più fedele possibile, sia al rialzo sia al ribasso, l’indice dei tassi overnight dell’Eurozona. Anche qui, la gestione attiva è riuscita a fare leggermente meglio dei principali colleghi passivi che operano sullo stesso mercato. Inoltre un aspetto importante riguarda la fiscalità: essendo questo strumento sintetico, la tassazione dipende dal tipo di collaterale. Se prevale la componente azionaria, si applica il 26%; se prevalgono titoli di Stato in white list, l’aliquota scende al 12,5%: un dettaglio che può incidere concretamente sul rendimento netto per l’investitore finale.
📰 Leggi anche “ETF attivi, anatomia di una rivoluzione silenziosa“
Un mercato in espansione
Secondo J.P. Morgan Asset Management, il mercato globale di questi prodotti potrebbe quintuplicare entro cinque anni, superando i 6mila miliardi di dollari. A trainare la crescita saranno in particolare i comparti obbligazionari e multi-asset income, sempre più richiesti da investitori in cerca di rendimento e diversificazione. I numeri attuali fotografano già un ecosistema sempre più articolato anche in Europa, con il mercato degli ETP attivi del Vecchio Continente ormai talmente diversificato da non poter essere più considerato una nicchia. In particolare, questo ecosistema è composto da 219 ETF attivi azionari, che coprono strategie dai grandi titoli statunitensi ai mercati emergenti, fino ai settori tematici come AI e robotica; 138 strumenti obbligazionari; 8 monetari, usati come parcheggio tattico di liquidità; 2 sui metalli preziosi e un ETF immobiliare legato al comparto Reit. L’aspetto più innovativo è però rappresentato dagli ETN, che utilizzano strategie sofisticate come l’impiego di opzioni o derivati per generare rendimenti aggiuntivi. Un esempio, in questo senso, è l’IncomeShares Tesla Options ETP, che costruisce la propria strategia sull’acquisto di azioni Tesla e sulla vendita sistematica di call out-of-the-money (OTM) per incassare premi periodici.
Lanci di nuovi ETF attivi

Fonte: justETF
La nuova rivoluzione: gli Etf semi-trasparenti
Un’ulteriore evoluzione in corso è poi quella degli ETF semi-trasparenti. Finora la normativa UCITS imponeva la pubblicazione giornaliera della composizione del portafoglio, ma le autorità europee stanno introducendo nuove regole che consentono di ritardare la disclosure fino a tre mesi, offrendo ai gestori maggiore discrezione e libertà operativa. Negli Stati Uniti, questi strumenti esistono dal 2020, ma non hanno ancora raggiunto un’adozione di massa. Per il Vecchio Continente, concludono gli esperti di justETF, la prospettiva è più favorevole.
📍Per approfondire vai al Cornerstone ETF
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.