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Articolo pubblicato su FocusRisparmio Magazine di Marzo–Aprile 2022. Accedi e scaricalo gratuitamente a questo link.
Enigma inflazione nei mercati emergenti. Politica aggressiva o espansiva?
Secondo il Centre for Economics and Business Research l’economia mondiale nel 2022 infrangerà la soglia dei 100.000 miliardi di dollari. Nelle previsioni, la Cina potrebbe strappare la corona agli Usa come prima economia del mondo nel 2030 e questo aiuta a riflettere sullo sviluppo che negli ultimi anni si sta evidenziando nei mercati emergenti.
In questo inizio d’anno, la crescita non compie passi indietro ma rallenta considerevolmente dopo il rimbalzo del 2021 rispetto al crollo del 2020; sui mercati dilaga l’inflazione e le banche di tutto il mondo sono costrette ad alzare i tassi per contenerla entro i limiti per non mettere a rischio i risparmiatori. Mercati sviluppati e mercati emergenti viaggiano però su binari differenti.
“La nostra politica monetaria deve rimanere flessibile e aperta a tutte le opzioni per assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine” era il mantra della Bce a febbraio prima dello scoppio della crisi Russia-Ucraina. La banca centrale europea però è stata costretta a ritardare il processo di avvicinamento ad un rialzo dei tassi, comunicando nell’ultimo rapporto di politica monetaria che qualsiasi modifica sarà presa in considerazione dopo la fine degli acquisti di attività (APP) e l’eventuale aumento sarà graduale.
Per le sorti della Fed, invece, il Global Outlook 2022 di S&P prevede che “il reddito netto da interessi potrebbe aumentare di circa il 10% quest’anno e ulteriormente nel 2023 sulla scia dei tassi più elevati e della crescita dei prestiti”. “L’inflazione persistentemente alta potrebbe erodere” si legge ancora nel report della rating agency in relazione ai mercati emergenti, “il reddito delle famiglie e i margini di profitto per le società che non sono in grado di trasferire i costi ai propri clienti”. “A questo punto” conclude lo studio “molte banche centrali dei mercati emergenti devono affrontare il dilemma tra l’ancorare le aspettative di inflazione e sostenere la crescita a breve termine”.
Tassi invariati tra i monsoni del Pacifico
In totale discontinuità con l’Occidente, la Banca Popolare Cinese ha tagliato lo scorso gennaio dello 0,1% il tasso di interesse, portandolo al 2,85%. Si tratta soprattutto di timing: mentre l’inflazione a dicembre in Usa viaggiava al 7% e in Eurozona al 5%, in Cina raggiungeva l’1,85%.
Per questo, come si legge nell’ultimo rapporto di politica monetaria della banca centrale cinese, risalente al novembre 2021, la PBoC ha potuto mantenere un approccio flessibile. Forte anche della crescita del Pil “del 4,9% su base annua, con una media del 4,9 per cento negli ultimi due anni”. Sviluppo più lento di quello avvenuto nel 2021, ma che si aggira sempre attorno alla soglia prefissata dalle autorità del 5% che permette alla seconda potenza economica del pianeta di non adottare un approccio restrittivo.
Tuttavia, le previsioni del Global Credit Outlook 2022 di S&P affermano che “i rischi sono in aumento per i mercati emergenti poiché l’inflazione continua ad accelerare in molti paesi chiave”. In questo scenario, per gli emerging markets, giocano un ruolo importante la posizione politica della Cina e i problemi legati al settore immobiliare. “Le conseguenze potrebbero riversarsi” si legge nel report “sui principali partner commerciali dei mercati emergenti”.
Anche la Rbi, la banca centrale indiana, opta per una politica accomodante lasciando invariati i tassi di interesse al 4%. Sul mercato della seconda “potenza emergente” dell’area asiatica, l’inflazione si assesta al 2%, quindi in una fascia bassa del target, che permette alla banca centrale di non operare sui tassi. Come fa sapere l’istituto “il 31 marzo 2021, il governo centrale ha mantenuto l’obiettivo di inflazione e la fascia di tolleranza per il prossimo periodo di 5 anni, dal 1 aprile 2021 al 31 marzo 2026”.
Non cambia l’approccio in Indonesia, dove il riferimento per il blocco dei tassi rimane al minimo storico del 3,5%. L’inflazione nel Paese, secondo i dati dell’istituto, si aggira attorno al 2,18%. La stessa Bank Indonesia prevede un leggero aumento, entro la fine del 2022, che raggiungerà al massimo il 3% — percentuale comunque nella soglia di tolleranza che non rappresenterà un buon motivo per bloccare l’attuale politica monetaria espansiva…
E’ possibile leggere l’articolo completo nell’ultimo numero del magazine FocusRisparmio alle pagine 36 e 38. Accedi e scaricalo gratuitamente a questo link.
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