Materie prime, petrolio e rendimenti reali da record proiettano il Paese sotto i riflettori degli investitori. Ma l’economia domestica arranca, il deficit pubblico brucia l’8% del PIL e a ottobre si vota
Oltre il 20% nell’ultimo anno. Numeri da rally, se non fosse che il Brasile del 2026 non si lascia leggere con una sola cifra. Sotto la superficie di un mercato azionario in rialzo con vivono due realtà: da un lato il Paese esportatore, sostenuto da commodity, energia e materie prime; dall’altro un’economia domestica frenata da crescita modesta, spesa elevata e tensioni politiche. A spiegare il paradosso è Stefan Benedetti, senior portfolio manager – Distressed, Stressed and High Yielding Debt di Plenisfer Investments SGR: “In un contesto segnato da guerre, tensioni geopolitiche e frammentazione commerciale, il Paese si trova in una posizione relativamente neutrale e continua a essere un fornitore strategico di materie prime essenziali: petrolio, minerali, prodotti agricoli e terre rare”.
Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments
Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments vede un’economia “orientata verso un anno di crescita ragionevole, con un’espansione attesa vicina al 2% per il 2026”. Ma, avverte Benedetti, “oggi convivono due Paesi: quello esportatore e integrato nei mercati globali, che sta beneficiando del nuovo ciclo delle commodity, e quello interno, che continua a essere frenato da una crescita modesta e da spese molto elevate”.
Sul reddito fisso, il Brasile offre uno dei casi più interessanti tra gli emergenti. Con il tasso Selic al 14,5% e un’inflazione intorno al 4,5%, il rendimento reale sfiora il 10%. “Sul mercato obbligazionario il Brasile continua a offrire uno dei rendimenti reali più elevati tra le principali piazze in via di sviluppo”, conferma Benedetti. “Finché il mercato continuerà a credere nella sostenibilità dei conti pubblici, i rendimenti elevati rappresenteranno un’opportunità. Eventuali deterioramenti della disciplina fiscale potrebbero invece tradursi in maggiore volatilità sui titoli governativi”. Il punto debole resta la finanza pubblica: deficit intorno all’8% del PIL e debito vicino all’80%. Willis ricorda che la spesa pubblica ha sottratto milioni di persone alla povertà, ma ha anche “contribuito ad aumentare le pressioni fiscali”. Intanto…
Il sentiment index di CFA-Radiocor crolla a -47,8 punti, oltre 25 in meno rispetto alla rilevazione precedente. Gli esperti vedono più inflazione e tassi in salita, sia in Europa che negli USA. Negative le prospettive l’azionario
Le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riacceso le quotazioni. Per gli asset manager, il vero collo di bottiglia è la raffinazione. Ma il premio per il rischio è sovradimensionato e probabilmente destinato a ridursi
Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
I rendimenti salgono per tre ragioni: normalizzazione, debito fuori controllo e fiducia incrinata nelle istituzioni. Sul mercato, fino alle elezioni americane di medio termine, si va a testa o croce
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Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
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A settembre i prezzi hanno accelerato ancora al 3,8%, mentre il dato core si è fermato al 2,5%. Per i gestori, il quadro è troppo complesso e Lagarde interverrà ancora, ma non subito
Per il fondatore di Bridgewater Associates, l’intelligenza artificiale può produrre guadagni di produttività senza precedenti. Ma rischia anche di alimentare eccessi finanziari e concentrare ulteriormente la ricchezza. Un’ambivalenza che pone un nuovo interrogativo: come distribuirne i benefici
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