Stando alla ricerca di Pictet WM e del Politecnico di Milano, attese oltre 3.900 operazioni entro il 2035. Dalla nuova liquidità in arrivo al passaggio generazionale, ecco come cambia il capitalismo familiare. Ma attenzione ai nodi ancora da sciogliere
Nei prossimi dieci anni, le imprese familiari italiane potrebbero liberare una massa significativa di capitale destinata a ridefinire gli equilibri dell’economia reale. È quanto emerge dalla ricerca di Pictet Wealth Management e School of Management del Politecnico di Milano, che tra il 2026 e il 2035 stima circa 3.908 liquidity event per un controvalore complessivo di 346 miliardi di euro. Un flusso di risorse che, se reinvestito, è destinato ad alimentare nuovi progetti imprenditoriali e sostenere la crescita del sistema produttivo.
Suddivisione del campione dei liquidity event nelle aziende familiari, per anno
Fonte: Pictet Wealth Management e PoliMi School of Management
Da fenomeno episodico a leva strutturale
L’analisi, basata su un campione di 68mila aziende familiari, conferma la natura sempre più strutturale del fenomeno. Non si tratta più di operazioni episodiche, dunque, ma di un processo trasformativo che accompagna l’evoluzione del capitalismo italiano. Negli ultimi anni, viene infatti spiegato, il numero e la frequenza delle operazioni hanno evidenziato una che questi eventi tendono a normalizzarsi e tendono a inserirsi in strategie pianificate piuttosto anziché decisioni estemporanee. Il cambiamento riflette anche una maggiore maturità del mercato, oltre a una crescente apertura delle famiglie imprenditoriali verso operazioni straordinarie. Gli imprenditori cedono totalmente o parzialmente le proprie aziende ma restano attori attivi, riallocando il capitale in nuove iniziative e contribuendo a un circolo virtuoso di investimento. E, in molti casi, queste risorse vengono indirizzate a settori innovativi o ad alto potenziale che rafforzano il legame tra finanza e sviluppo industriale.
Il trend recente rafforza questa lettura. Nel biennio 2024-2025 sono stati registrati 791 liquidity event contro i 397 nel 2024 e 394 del 2025, in netta ripresa rispetto al rallentamento del 2023 causato dall’aumento del costo del capitale. Un dato che si inserisce in una traiettoria di crescita più ampia: dal 2013 al 2025 si contano infatti complessivamente 3.430 operazioni, per un controvalore stimato di 362 miliardi di euro. La ripartenza osservata negli ultimi due anni suggerisce come il mercato sia in grado di reagire rapidamente al miglioramento delle condizioni finanziarie, è la lettura fornita da Pictet WM, in particolare quando si riduce il costo del denaro e torna accessibile il credito. Allo stesso tempo, il lieve calo della dimensione media dei deal negli ultimi due anni indica maggiore frammentazione del mercato e sempre più iniziative medio-piccole. È proprio questo elemento, per la casa di gestione, che potrebbe riflettere una maggiore partecipazione delle PMI ai processi di apertura del capitale e contribuire ad ampliare la base del mercato M&A italiano.
Previsioni sul flusso dei liquidity event nel decennio 2026-2035
Fonte: Pictet Wealth Management e PoliMi School of Management
Il peso determinante del ciclo macroeconomico
Giancarlo Giudici, professore del Politecnico di Milano
Alla base della dinamica osservata dalla casa di gestione vi è una forte correlazione con il contesto macroeconomico. Lo studio mostra infatti come la crescita del PIL e il livello dei tassi di interesse insieme alla performance dei mercati azionari possano spiegare circa il 42% dell’andamento dei deal, confermando la natura ciclica del mercato M&A legato alle imprese familiari e la sua sensibilità alle condizioni di liquidità. In fasi di espansione e politica monetaria accomodante, le operazioni tendono cioè ad aumentare sia in numero sia in valore grazie a una maggiore disponibilità di capitale e a valutazioni migliori. Al contrario, contesti restrittivi o segnati da incertezza hanno l’effetto di rallentare le decisioni di disinvestimento e apertura del capitale. “Il mercato dei liquidity event è fortemente legato alle relazioni tra variabili macro e condizioni finanziarie”, ha riassunto il professore ordinario della School of Management PoliMi Giancarlo Giudici, spiegando come questi fattori ne influenzino l’evoluzione nel tempo. Non solo: per l’esperto, il legame diretto con il ciclo rende il fenomeno particolarmente rilevante anche come indicatore anticipatore delle dinamiche di mercato ed evidenzia quanto le scelte strategiche delle imprese familiari possano dipendere dalle politiche monetarie o fiscali.
Accanto ai fattori macro, lo studio mostra come a incidere siano anche elementi interni alle aziende. La dimensione d’impresa in termini di ricavi e attivi pesa per circa il 20%, ad esempio, mentre la governance contribuisce per il 6,7%. Le società più strutturate risultano poi generalmente più attrattive per investitori istituzionali e partner industriali, grazie a una maggiore capacità di generare flussi di cassa e a una governance più evoluta. Ciò non toglie che anche realtà di taglia inferiore possano diventare target interessanti, soprattutto in presenza di competenze distintive o posizionamenti di nicchia. Giudici ha sottolineato come il modello sviluppato sia in grado di “identificare le aziende familiari potenzialmente interessate da una cessione nei prossimi anni” proprio grazie all’integrazione di variabili interne e di contesto. In questo contesto, l’età avanzata dell’imprenditore rappresenta spesso un trigger per operazioni di cessione e si inserisce nel più ampio tema del passaggio generazionale.
Il nodo del passaggio generazionale
Alessandra Losito, equity partner e country head di Pictet WM in Italia
È proprio la transizione tra generazioni uno degli elementi chiave emersi dalla ricerca. I liquidity event diventano infatti sempre più occasioni di ridefinizione degli equilibri familiari e aziendali, con modelli di coesistenza tra vecchie e nuove generazioni. In molti casi, il passaggio di testimone non avviene in modo lineare ma attraverso percorsi graduali che prevedono affiancamento e condivisione delle responsabilità. Questo consente di preservare il patrimonio di competenze e relazioni costruito nel tempo, integrandolo con nuove visioni e approcci manageriali. Come evidenzia Alessandra Losito, country head Italia di Pictet Wealth Management, si tratta di un processo in cui “i timonieri di imprese diventano investitori istituzionali e il passaggio di testimone richiede spesso un dialogo cooperativo”. In alcuni casi i successori assumono ruoli operativi nella gestione dell’impresa, in altri guidano le scelte di investimento del capitale liberato orientandosi verso nuovi settori e asset class. Le nuove leve tendono infatti a mostrare una maggiore propensione verso innovazione e sostenibilità ma anche diversificazione, tutti fattori che contribuiscono a trasformare i liquidity event in momenti di rinnovamento strategico.
In questo contesto, il wealth management assume un ruolo strategico. La gestione della liquidità generata richiede infatti competenze specifiche per bilanciare obiettivi di preservazione del patrimonio e opportunità di crescita, accompagnando le famiglie imprenditoriali in una fase sempre più complessa e articolata. I professionisti del settore sono dunque chiamati a supportare non solo le decisioni di investimento ma anche la pianificazione patrimoniale e successoria, integrando aspetti fiscali a quelli legali e finanziari. “Si tratta di un servizio che ricopre un ruolo chiave nel favorire una gestione strategica dei flussi di ricchezza generati”, ha sottolineato Losito, evidenziando l’importanza di un’allocazione efficiente delle risorse. Inoltre, la gestione patrimoniale svolge un ruolo chiave nel facilitare il dialogo tra generazioni, contribuendo a definire strategie condivise di allocazione del capitale e a sostenere la continuità patrimoniale.
Un driver per la competitività del Paese
Nel complesso, i liquidity event si confermano quindi un driver centrale di trasformazione del tessuto economico italiano: non solo facilitano il ricambio generazionale e l’apertura del capitale a investitori esterni ma contribuiscono anche a mobilitare risorse verso l’economia reale, rafforzando la competitività delle imprese e l’attrattività del Paese. L’ingresso di capitali, spesso anche internazionali, consente alle aziende di accelerare percorsi di crescita, innovazione e internazionalizzazione. Allo stesso tempo, la riallocazione della ricchezza generata favorisce la nascita di nuove iniziative imprenditoriali e alimenta un ecosistema più dinamico. Come osserva Giudici, si tratta di un “fenomeno strategico” tanto per le famiglie quanto per le imprese e il sistema economico-finanziario. Senza contare che il ruolo di questi momenti potrebbe diventare sempre più centrale anche nelle politiche di sviluppo, in prospettiva, configurandosi come uno dei principali motori di evoluzione del capitalismo italiano.
Studio Deloitte: i primi tre driver di scelta sono il rendimento atteso, la sicurezza rispetto a un prodotto finanziario tradizionale e la qualità della consulenza ricevuta
Dal rafforzamento del ruolo dell’ESMA ai gruppi europei di gestione, il confronto al Salone del Risparmio tra istituzioni e industria sul nuovo pacchetto UE
Indagine CNP Assicura e AIFIn: solo il 10% si sente preparato per una vita lunga e uno su due teme che avrà bisogno di assistenza. Ma il 56% non ha mai sentito parlare delle polizze Long Term Care
Studio Bcg: nel 2025 gli aum sono saliti dell’11%, ma l’80% dell’incremento dei ricavi è arrivato dall’effetto mercato. "La vera partita ormai si gioca su distribuzione, tecnologia e relazione col cliente”
Grande successo per l’evento ideato da Assogestioni: oltre 20.200 partecipanti tra visitatori in presenza e utenti streaming su FR|Vision. Al centro dell’ultima giornata, l’alfabetizzazione finanziaria. Dal 6 all’8 aprile 2027 la prossima edizione
Survey M&G: negli ultimi sei mesi il 61% ha aumentato l’esposizione. Principale driver è la ricerca di diversificazione. Asia preferita. Parola d’ordine: gestione attiva
Le parole chiave del risparmio gestito protagoniste del programma di conferenze Assogestioni al Salone del Risparmio 2026. Nell’intervista a Fabio Galli, Direttore Generale dell’Associazione, temi e view per il futuro dell’evento e del gestito
Nonostante il contesto, Aipb prevede una crescita del 5,2%. Il settore punta a intercettare il 77% dei nuovi flussi di ricchezza finanziari. La quota di mercato salirà al 37%
Il mese registra 6,6 miliardi, tra l’effetto del Btp Valore e l’accelerazione delle gestioni. Da inizio anno, flussi equilibrati tra gestito e amministrato
Secondo l’ultima ricerca di YouGov, la fotografia dell’economia domestica mostra una popolazione divisa tra stabilità e pressione finanziaria. Taglio delle spese, debito diffuso ma gestibile e bassa propensione agli investimenti delineano un quadro di cautela strutturale
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio