Ad ottobre l’indice dei prezzi è salito al 7,7%, meno delle attese dell’8,1% e ai minimi da gennaio. Gli investitori scommettono ora su un aumento dei tassi di mezzo punto a dicembre
La notizia che i mercati stavano aspettando da settimane è arrivata: l’inflazione Usa è in frenata, la Fed potrebbe dunque rallentare la sua stretta monetaria. Ad ottobre la corsa dei prezzi si è attestata infatti ai minimi da gennaio, al 7,7% dall’8,2% di settembre, meglio delle attese degli analisti chescommettevano su un +7,9%. Anche su base mensile l’aumento è stato inferiore alle stime: +0,4% contro il +0,6% del consensus, sullo stesso livello del mese precedente.
L’indice core, quello al netto di energia e alimentari e osservato speciale della banca centrale americana, è salito dello 0,3%, come a settembre, meno del +0,6% stimato dagli analisti. I prezzi dei generi alimentari sono aumentati dello 0,6%, l’incremento mensile più basso dal dicembre 2021, dopo il +0,8% di settembre, per un aumento annuale del 10,9%. L’energia è rincarata dell’1,8% rispetto a un mese prima, dopo i cali dei tre mesi precedenti, con un aumento del 17,6% rispetto all’anno scorso.
Le Borse, che appunto non aspettavano altro, hanno subito festeggiato. Wall Street ha aperto in grande spolvero, con il Dow Jones a +2,77% a 33.415,32 punti, il Nasdaq a +5,09% a 10.873,75 punti e lo S&P 500 a +3,6% a 3.884,92 punti. Lo stesso hanno fatto le piazze europee, con Milano in testa. L’euro si è rafforzato sul dollaro salendo a quota 1,009. In netto calo i rendimenti dei titoli di Stato, con il tasso del Treasury a dieci anni giù di sedici punti base al 3,9%. Si è ristretto anche lo spread Btp-Bund, con il rendimento del decennale italiano in discesa di 18 punti base al 4,08%. In flessione anche i tassi degli altri Paesi periferici, Spagna e Grecia.
La frenata di ottobre fa insomma sperare gli investitori che la banca centrale americana, nella riunione di dicembre, alzi il costo del denaro ‘solo’ di mezzo punto. Prima dell’ultimo meeting Fomc dell’anno è atteso però un altro dato sull’inflazione, quello relativo a novembre, che dovrebbe consentire a Jerome Powell e colleghi di avere un quadro ancora più chiaro sulla direzione dei prezzi.
I dati seguono le elezioni di mideterm e sono una boccata di ossigeno anche per il presidente Usa, Joe Biden, e per i democratici, la cui campagna elettorale è stata condizionata proprio dal carovita e dai timori di una recessione il prossimo anno in seguito alla stretta Fed. “Stiamo facendo progressi nel far scendere l’inflazione”, ha commentato Biden, precisando che però ci vorrà comunque “tempo per far tornare l’inflazione e livelli normali”.
I commenti dei gestori
iffany Wilding, North American economist di Pimco
“Anche i dettagli sono più favorevoli del previsto – fa notare Tiffany Wilding, North American economist di Pimco -. Gli sconti anticipati rispetto al consueto periodo di shopping natalizio e il calo nella categoria delle auto usate hanno moderato l’indice principale; tuttavia, anche l’inflazione degli affitti ha avuto un attimo di respiro, necessario dopo i forti aumenti degli ultimi trimestri. Sebbene ci aspettiamo ancora una certa accelerazione dell’inflazione nei prossimi mesi, questo rapporto aumenta anche la nostra fiducia nel range del 4,5%-5% per una pausa della Fed. Abbiamo anche abbassato di 0,3 punti percentuali le nostre previsioni per il dicembre 2023, portandole al 3,7% rispetto al precedente 4%”.
“Nel complesso – prosegue la Wilding – il dato odierno, più debole rispetto alle attese, ha abbassato leggermente le nostre previsioni per l’anno successivo, portandole al 3,7% rispetto al precedente 4,0%. A causa della metodologia del BLS per le assicurazioni sanitarie, il calo dei prezzi continuerà per tutto l’anno, riducendo la pressione sull’andamento sequenziale mensile dell’inflazione. Tuttavia, è importante tenere presente che queste categorie non sono incluse nel Pce, e di conseguenza questo contribuirebbe a ridurre il divario tra le due serie”.
Secondo l’economista Pimco un’altra possibile implicazione di questo rapporto è che la spesa dei consumatori si stia ulteriormente indebolendo. “I margini di guadagno del commercio al dettaglio (come risulta dai dati governativi) hanno tenuto sorprendentemente bene negli ultimi trimestri; tuttavia, prevediamo che il calo dei consumi reali modererà la capacità dei rivenditori di mantenere tali margini. I dati sulle vendite al dettaglio di ottobre saranno pubblicati la prossima settimana e noi triangoleremo le nostre previsioni con i dati delle carte di credito delle grandi banche; tuttavia, questo rapporto sull’inflazione suggerisce la presenza di rischi di ribasso”, conclude.
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