La head of Distribution Europe dell’asset manager discute con FocusRisparmio delle tendenze dell’industria. “Lo spazio di crescita in Italia è enorme. Pronti ad una grande iniziativa di formazione degli advisor per arrivare all’obiettivo di una reale democratizzazione degli investimenti”
Robyn Laidlaw, head of Distribution Europe di Vanguard
“Lo spazio della gestione passiva in Europa è aumentato molto negli ultimi anni, ma ancora circa l’80% delle masse è in fondi attivi. Ci aspettiamo una fortissima crescita nei prossimi anni in particolare nella fascia retail della clientela che, a differenza degli istituzionali, è meno consapevole dei benefici che i prodotti indicizzati possono significare in termini di liquidità, trasparenza e soprattutto basso costo dell’investimento”.
Il concetto cardine della visione del panorama della distribuzione di Robyn Laidlaw, head of Distribution Europe di Vanguard, è quello della democratizzazione dell’accesso al mercato dei capitali. Un accesso che deve avvenire in modo diversificato e consapevole grazie a prodotti che ogni tipologia di investitore è in grado di comprendere.
C’è ancora un gap molto forte tra mondo istituzionale e retail?
Gli investitori istituzionali hanno accesso a commissioni più basse per ogni tipologia di servizio, e hanno già da tempo integrato attivo e passivo nel processo di costruzione dei portafogli. Ciò che notiamo è un progressivo avvicinamento della componente retail, che evolve per sfruttare al massimo i benefici storicamente ad appannaggio degli istituzionali. Gli Etf sono un ottimo strumento per raggiungere questo obiettivo. Veicoli diversificati, a basso costo e trasparenti in ogni momento perché quotati. È per queste caratteristiche che è possibile parlare di democratizzazione dell’investimento; perché l’investitore privato può considerevolmente avvicinarsi a ciò che è in grado di ottenere un investitore istituzionale.
La nostra ultima soluzione, la famiglia di Vanguard LifeStrategy ETF , va proprio in questa direzione. È un prodotto che introduce nel mercato il concetto di “one-stop-shop” applicato ai prodotti di investimento indicizzati. È, infatti, un Etf multi-asset disponibile in quattro versioni differenziate per profilo di rischio dell’investitore, altamente diversificato in termini sia di asset class che di aree geografiche e settori economici. Qualcosa di molto sofisticato che in realtà diventa molto semplicemente una volta confezionato in un Etf.
Così il consulente finanziario diventa superfluo?
Assolutamente no. Non è così. Crediamo che il vero valore di un consulente sia quello di agire come un coach per i propri clienti. Questo significa prima di tutto concentrarsi sull’identificazioni degli obiettivi e sul percorso necessario per raggiungerli, mantenendo la rotta anche di fronte ad episodi di volatilità. Un valore reale e un grande servizio che un consulente finanziario può fornire. Le nostre ricerche dimostrano che il consulente può aggiungere un valore sostanziale assumendo questo ruolo e accompagnando i clienti con una pianificazione degli investimenti a lungo termine.
Una dimostrazione è la diffusione nel mondo del modello di consulenza a pagamento oltre a quella indipendente, con una remunerazione slegata dai prodotti finanziari. Stati Uniti, Gran Bretagna e Olanda in primis, ma anche Germania nel contesto dell’Unione Europea, vedono sempre di più emergere questa tendenza seppur con differenze a seconda delle caratteristiche dei singoli mercati.
È solo una questione di modello o anche di autocoscienza del proprio ruolo?
Il fattore culturale certamente è fondamentale. ‘Non pensare a te stesso come qualcuno che sceglie gli investimenti. Non pensare a te stesso come un gestore. Pensa a te stesso come un pianificatore e un coach finanziario per i tuoi clienti per aiutarli a raggiungere risultati a lungo termine’. Questo è secondo noi la forma mentis di una consulenza moderna ed evoluta. Una consulenza che oggi si deve occupare prima di tutto di concetti di base dal punto di vista economico per fare educazione e formazione. Inflazione, allungamento della vita e modifica delle esigenze sociali. Nozioni che gli advisor devono trasferire per costruire consapevolezza nel cliente.
Qual è in questo processo il vostro ruolo? Il ruolo di una casa di gestione?
Noi siamo a fianco dei consulenti. Il nostro business è progettato per avere prodotti e servizi a supporto di tutti gli intermediari finanziari. Abbiamo sviluppato un nuovo programma di formazione per consulenti denominato 360, che potenzialmente potrebbe arrivare presto in Italia, per avere una leadership su un ampio spettro di informazioni utili al consulente per lo svolgimento della propria attività. Dalle view di mercato, all’asset allocation per arrivare alla formazione sulle competenze relazionali.
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