Secondo un sondaggio di Robeco, il 79% degli investitori Apac pone la lotta al climate change come priorità nelle strategie di portafoglio. Fermi al 35% quelli nordamericani, che abbassano il dato complessivo dal 71% al 62%. Assicurazioni in prima linea tra gli operatori ma manca il coordinamento con le autorità
La sostenibilità scalda un po’ meno i cuori degli investitori ma fa sempre più breccia nella finanza d’Oriente. È quanto afferma il quarto sondaggio annuale di Robeco sugli investimenti climatici, secondo cui gli operatori della regione Asia-Pacifico (Apac) che pongono il climate chance al centro delle loro strategie di portafoglio sono il 79%. Un dato che viaggia in netta controtendenza rispetto alla media globale, passata dal 71% del 2023 al 62%. A penalizzare il risultato complessivo sono l’Europa, ferma al 76% di preferenze e per la prima volta non in vetta alla classifica, ma soprattutto il Nord America, dove solo il 35% considera prioritario il tema.
L’interesse per gli investimenti climatici nel mondo
Risposte alla domanda: “Come descriverebbe l’importanza del cambiamento climatico per la politica di investimento della sua organizzazione due anni fa, oggi e nei prossimi due anni?”. Fonte: Robeco Global Climate Investing Survey 2024.
Compagnie assicurative in prima linea
Tra chi si distingue per l’impegno sul fronte del Net Zero spiccano le compagnie di assicurazione, forse più motivate degli investitori istituzionali e wholesale per via della loro peculiare esposizione al cambiamento climatico su ambo i lati dei bilanci. Il 39% circa della categoria ha infatti assunto un impegno pubblico in tal senso e un ulteriore 20% si dice in procinto di fare altrettanto. A livello regionale, i player nordamericani si confermano i più restii ad impegnarsi anche se in misura minore rispetto all’anno scorso: la quota di chi esclude completamente questa possibilità è infatti passata dal 46% dell’anno scorso all’attuale 26%.
Oltre tre quarti degli interpellati da Robeco ritiene che la transizione sarà in qualche modo disordinata, con una carenza di iniziative a livello collettivo. Il 15% ha invece fiducia in una cooperazione tra governi e i mercati per ridurre le emissioni mentre l’8% restante dice di aspettarsi un “mondo rovente”, nel quale si fa ben poco per evitare il riscaldamento globale. A questo proposito, è diminuito dal 38% al 30% il numero di investitori convinti che si possa raggiungere l’obiettivo dei 2 °C stabilito nell’Accordo di Parigi, con quelli che lo ritengono irrealizzabile passati invece al 41%.
Più clima che Net Zero nelle strategie. Ma solo per ora
Lucian Peppelenbos, Climate and biodiversity Strategist di Robeco
Quanto ai prodotti, gli operatori dimostrano di destinare più risorse ai fondi climatici. Solo il 37% del campione investe infatti in strategie che puntano specificamente sulle imprese con piani di transizione, anche se tocca il 63% la quota di chi prevede di farlo nei prossimi uno o due anni. La questione del Net Zero influisce poi anche sugli stili preferiti: il 45% si avvale di strategie azionarie attive che investono specificamente in società orientate alla transizione, mentre il 43% fa incetta di green bond o di obbligazioni incentrate sulla sostenibilità. Un approccio, quest’ultimo, che incontra maggiore diffusione proprio in Europa e nella regione Apac. Secondo Lucian Peppelenbos, Climate and biodiversity Strategist di Robeco, i risultati della survey mostrano come sempre più player adottino un approccio mirato e diligente al processo di decarbonizzazione dei portafogli o all’economia green. “Una volta compreso il duro lavoro insito nella transizione climatica”, sostiene, “l’ingenuità cede il posto a una più attenta riflessione e a un maggior controllo sui passi necessari a incorporare i criteri Esg nei molti aspetti della gestione degli asset”.
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