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L’apparente semplicità concettuale dell’inflazione si scontra con l’eterogeneità delle economie moderne avanzate che sono sistemi evolutivi complessi. Ecco perché affidarsi agli indici di prezzo è fuorviante
Negli ultimi due o tre mesi abbiamo ascoltato e letto commenti che esprimono crescente apprensione per l’arrivo dell’inflazione. Per contro, negli anni prima della pandemia le banche centrali erano preoccupate per l’assenza dell’inflazione nonostante avessero iniettato trilioni di dollari ed euro nelle economie. Vale la pena fermarsi a riflettere su che cosa davvero sia l’inflazione.
Se chiedete ad un amico: “Che cosa è l’inflazione?” Molto probabilmente otterrete come risposta che l’inflazione è la crescita dei prezzi al consumo per cui con la stessa quantità di denaro si possono comperare meno beni e servizi. Se pensate di ottenere una risposta più sofisticata da un libro di testo di economia o finanza probabilmente resterete delusi. Il libro di testo di Samuelson e Nordhaus definisce inflazione come segue: “Con il termine inflazione indichiamo un tempo in cui i prezzi dei beni di consumo e dei fattori di produzione crescono – prezzi crescenti per il pane, le auto, i tagli di capelli; salari e affitti crescenti etc.”. Secondo Mishkin, l’inflazione è la crescita del livello medio dei prezzi dove “il prezzo medio di beni e servizi in un’economia si chiama il livello dei prezzi”.
Questa apparente concordanza di opinioni fra il parere di eminenti autori ed il senso comune potrebbe sembrare rassicurante. Purtroppo, è vero il contrario poiché l’apparente semplicità concettuale dell’inflazione nasconde questioni profonde che sono ignorate dalla teoria e dalla pratica economica. Il punto critico è il fatto che le economie moderne avanzate sono sistemi complessi evolutivi che producono una grande quantità di prodotti e servizi eterogenei e in rapida evoluzione. Le economie avanzate sono sistemi complessi in quanto sono formate da un gran numero di agenti che interagiscono fra di loro. In un sistema complesso di questo genere si possono osservare proprietà emergenti che è molto difficile, e forse impossibile, spiegare a partire dal comportamento degli agenti. Come conseguenza, in un sistema complesso le medie sono poco significative. Inoltre, le economie moderne sono sistemi evolutivi. Le tecnologie, le istituzioni, i mercati, le culture sono in continua evoluzione.
Il dibattito sull’inflazione
Dal punto di vista dell’inflazione, l’aspetto critico è l’eterogeneità dei prodotti e servizi prodotti ed il loro continuo cambiamento. Questo fatto rende impossibile aggregare in modo quantitativo sia l’output sia il capitale delle economie. Non si possono aggregare banane, automobili, laptop e le migliaia di altri prodotti. Si consideri che ai fini statistici si riconoscono oltre 5000 diverse categorie di prodotti. Questo fatto è ben noto e fu l’oggetto negli anni 50 e 60 della controversia di Cambridge fra economisti quali Piero Sraffa e Joan Robinson di Cambridge in Inghilterra e Paul Samuelson e Robert Solow di Cambridge, Massachusetts. Sraffa e Robinson pensavano che non si potesse aggregare il capitale e l’output. Ma questo fondamentale dibattito fu abbandonato e la teoria economica continuò a produrre modelli di variabili aggregate.
Se i prezzi si muovessero tutti nella stessa direzione il concetto di inflazione sarebbe semplice. Tuttavia, eccetto nei casi patologici di iperinflazione, i prezzi si muovono in tutte le direzioni, alcuni prezzi salgono ed altri scendono. Questo fatto sarebbe già una grossa limitazione per la definizione del concetto di inflazione anche supponendo che i prodotti e servizi non evolvano. Il problema di come sia possibile riassumere con un singolo numero il cambiamento di variabili eterogenee che cambiano prezzo e quantità fu molto dibattuto alla fine 1800 inizio 1900 e condusse alla teoria degli indici. Ma fu dimostrato che non solo non esiste un indice ideale ma non si possono neppure definire semplici criteri che tutti gli indici devono rispettare. In altre parole, definire un indice dei prezzi sarebbe in gran parte arbitrario anche in una economia statica in cui i prodotti non siano soggetti ad evoluzione. I cambiamenti qualitativi di prodotti e servizi rendono impossibile definire indici di prezzo.
In pratica, gli istituti di statistica di tutti i governi moderni scelgono un paniere di beni e servizi al consumo, cioè un sottoinsieme di tutti i beni e servizi al consumo, e calcolano per questo paniere l’Indice dei Prezzi al Consumo — IPC (Consumer Price Index — CPI in inglese) usando uno degli indici più comuni quali l’indice di Laspeyres, Paasche o Fisher.
L’IPC è usato per calcolare l’inflazione di tutta l’economia. Ma oltre alla fondamentale arbitrarietà dell’indice, che per sé porta a notevoli variazioni dell’IPC, il punto critico è il cambiamento qualitativo dei prodotti e l’innovazione. I cambiamenti di prezzo dovuti a miglioramenti qualitativi dei beni e servizi sono considerati inflazione.
Anche questo è un problema ben noto. Il governo americano nominò varie commissioni per studiare il problema dell’inflazione, tra cui, nel 1996, la commissione Boskin, dal nome del Prof. Boskin che la dirigeva. Il rapporto Boskin fu categorico: l’inflazione è largamente sovrastimata. Per avere un’intuizione di questo problema considerate che nel periodo 1950-2020 il GDP nominale pro-capite americano è cresciuto 36 volte mentre il GDP reale pro-capite è cresciuto solo 4 volte, mentre l’inflazione ha fatto crescere i prezzi 9 volte. Con il metodo corrente di calcolo dell’inflazione la crescita qualitativa dell’economia è considerata inflazione. Questo fatto è molto serio perché la crescita qualitativa è una strategia per consentire all’economia di crescere senza danneggiare l’ambiente.
Quali sono i rimedi? Il cambiamento necessario è profondo. Innanzitutto, l’impossibilità di aggregare variabili reali implica che i modelli macroeconomici possono rappresentare solo variabili monetarie che sono ovviamente omogenee ed aggregabili. I modelli macroeconomici non possono rappresentare l’economia reale ma sono modelli matematici idealizzati che connettono variabili monetarie.
Dal punto di vista pratico, bisogna dividere l’economia in due settori, uno a bassa innovazione in cui si può definire l’inflazione, ed uno ad alta innovazione in cui non ha senso definire inflazione. La teoria della complessità proposta da Hidalgo e Hausmann al MIT offre parametri quali il Product Complexity Index che possono essere usati per definire i settori a bassa ed alta innovazione. Luciano Pietronero e collaboratori all’Università di Roma hanno definito indici simili. La teoria della complessità economica è un caposaldo teorico per comprendere la crescita qualitativa. Il punto importante è che la crescita qualitativa è vera crescita non è soltanto un fattore di crescita quantitativa. Su questo punto il concetto corrente di inflazione è fuorviante.
* professore di finanza alla Franklin University
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