Secondo Pimco e Jp Morgan Am, il balzo dell’inflazione è solo temporaneo e Powell continuerà ad avere pazienza
Tiffany Wilding, economista esperta di America Settentrionale di Pimco
Inutile farsi prendere dal panico, la colomba Jerome Powell non sta per trasformarsi in falco. È questa la view maggioritaria tra i gestori, che continuano a credere alle parole dei vari esponenti della Fed e soprattutto al fatto che i numeri da allarme rosso dell’inflazione Usa di aprile rientrano in un aggiustamento temporaneo dei prezzi. Un tapering, insomma, al momento non è all’orizzonte, e non arriverà, nel peggiore dei casi, prima del 2022.
“Gli aumenti dei prezzi si sono concentrati in gran parte nei settori sostenuti dalla domanda trainata dallo stimolo fiscale e dalle carenze di semiconduttori, che hanno ostacolato la produzione automobilistica e creato colli di bottiglia nell’offerta – spiega Tiffany Wilding, economista esperta di America Settentrionale di Pimco -. Di conseguenza, i dati del Cpi di aprile suggeriscono che i rincari si siano concentrati in questa fase più del previsto, e continuiamo ad aspettarci che l’inflazione si normalizzi nella seconda metà di quest’anno”.
Per l’esperta il dato di aprile non cambia dunque le aspettative che i rialzi dei tassi siano probabilmente una questione per il 2023. A suo dire, infatti, ci sono stati tre fattori che, riuniti, hanno provocato una tempesta perfetta: l’aumento dei prezzi delle auto usate a causa della carenza di semiconduttori che ha frenato l’offerta, la normalizzazione dei prezzi dei servizi di viaggio mentre l’economia continuava a riaprire e il consolidamento dei prezzi dei beni di base a causa della domanda accelerata dallo stimolo. “Al di fuori di questi tre fattori, le tendenze di fondo dell’inflazione sono state più moderate”, fa notare la Wilding, sottolineando come le variazioni dei prezzi degli alloggi, che costituiscono la maggior parte del paniere del Cpi, siano invece rimaste più contenute.
Insomma, per l’esperta Pimco gli Stati Uniti stanno subendo un aggiustamento plurimensile del livello dei prezzi, dove i dati di inflazione più elevati si riveleranno temporanei. Di conseguenza, Powell e colleghi rimarranno pazienti. “La domanda chiave che la Fed terrà sotto controllo è se questo salto temporaneo è abbastanza significativo da aumentare le aspettative di inflazione su base duratura e quindi risultare in un’inflazione più persistente. Per ora, non ci aspettiamo che i funzionari della Fed reagiscano eccessivamente a un mese di dati volatili su occupazione e inflazione. Invece, crediamo che monitoreranno attentamente le aspettative di inflazione”. conclude.
Sulla stessa lunghezza d’onda il team global fixed income currency commodities group di Jp Morgan Am, secondo cui il numero complessivamente modesto di nuovi posti di lavoro e l’improvvisa impennata dell’inflazione potrebbero rappresentare solo aspetti transitori e verosimilmente non modificheranno l’orientamento della Federal Reserve.
Per gli esperti la questione fondamentale è capire come la Fed reagirà ai dati sull’occupazione, soprattutto alla luce del recente aumento dell’inflazione. “Visto che il quadro dell’occupazione è al momento più contrastato, la tesi di un orientamento monetario ancora espansivo è sempre più radicata – affermano -. Probabilmente la Fed inizierà a discutere di tapering non prima del secondo semestre, dopo che il miglioramento dei dati sull’occupazione si sarà consolidato. Inoltre, nella migliore delle ipotesi, la riduzione del piano di allentamento quantitativo non partirà prima del 2022. Per giunta, la posizione della Fed sull’inflazione è stata cristallina: un aumento dell’inflazione deve essere duraturo e non transitorio perché si possa avviare una politica monetaria restrittiva”.
Certo, precisano gli esperti di Jp Morgan Am, Powell dovrà affrontare altri interrogativi riguardanti la natura degli ultimi dati sull’inflazione, visto che, sebbene l’aumento imprevisto si sia verificato soprattutto nei settori più colpiti dalla pandemia, la portata della variazione sottolinea l’incertezza che quest’anno aleggia intorno all’andamento dell’inflazione.
Quanto agli investitori, per il team di Jp Morgan il mercato sembra aspettarsi tassi più alti e curve più ripide, come suggerito da diverse indagini tra gli investitori, ma la dinamica dei prezzi dopo i dati sull’occupazione indica un posizionamento più chiaro del previsto. “L’assenza di un rally significativo e duraturo dei Treasury suggerisce che gli investitori potrebbero essere disposti a ignorare una temporanea battuta d’arresto dei dati sull’occupazione, nell’attesa che si rafforzi la ripresa economica in atto”, osservano.
Cosa significa quindi per gli investitori obbligazionari? Nonostante l’evento isolato dei dati deludenti sull’occupazione, gli esperti di Jp Morgan Am continuano a credere che una fase di crescita superiore al trend rappresenti lo scenario più probabile. “Tuttavia – concludono -, la debolezza dei dati potrebbe rafforzare l’orientamento accomodante della Fed, il che farebbe aumentare la probabilità di curve più ripide e rendimenti più elevati nel lungo termine a mano a mano che il mercato focalizza l’attenzione sulla ripresa economica e affronta la prospettiva di un aumento dell’inflazione nel breve termine. Sebbene il consenso diffuso degli operatori di mercato a favore di un posizionamento corto sulla duration richieda attenzione, l’attuale contesto di fondamentali solidi sarà a quanto pare il fattore determinante per l’evoluzione dei tassi di interesse nei prossimi mesi”.
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