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Nel secondo trimestre si riducono ancora reddito disponibile e potere d’acquisto. E gli italiani attingono alle riserve. Confesercenti: bruciati 20 miliardi di accantonamenti in sei mesi
Per far fronte all’inflazione gli italiani continuano ad attingere alle loro riserve. Nel secondo trimestre del 2023 non si è infatti arrestato il calo della propensione al risparmio delle famiglie, che scesa al 6,3% del 3,1% sul 2022 e dell’0,4% rispetto periodo gennaio-marzo. Lo rileva l’Istat, secondo cui il dato resta ancora molto sotto dei livelli pre-Covid.
Non solo. La contrazione del risparmio si è accompagnata anche a un ulteriore calo del potere d’acquisto delle famiglie consumatrici, che si è ridotto dello 0,2% su base trimestrale e dell’1,7% su base annua, e alla contrazione del reddito disponibile, diminuito dello 0,1%. I consumi sono invece aumentati dello 0,2% mentre la pressione fiscale è rimasta stazionaria al 42,0%. Tra aprile e giugno, inoltre, l’Istituto di statistica vede il tasso di investimento degli italiani fermarsi all’8,1%, 0,2 punti percentuali in meno rispetto al trimestre precedente, a fronte di una flessione degli investimenti fissi lordi dello 2,9% e della lieve flessione del reddito lordo disponibile. Il tasso di investimento delle società non finanziarie, stimato al 22,7%, è risultato invece stazionario, mentre la quota di profitto, stimata al 43,2%, è scesa di 1,9 punti percentuali.
Confcommercio: bruciati 20 miliardi di risparmi in sei mesi
Si conferma quindi il forte impatto del caro prezzi sulle famiglie, con Confesercenti che, in base ai dati Istat, stima in 20 miliardi la quota di risorse destinata al risparmio andata in fumo nei primi sei mesi di quest’anno. Un quadro allarmante, secondo l’associazione, in base al quale le famiglie stanno riducendo le proprie capacità di risparmio per conservare il livello dei consumi, a fronte di una perdita di potere d’acquisto che non si è ancora arrestata: rispetto allo scorso anno, circa 8 miliardi di euro in meno in sei mesi, pari a oltre 300 euro in meno a famiglia. In questo contesto, avverte Confesercenti, “la tenuta dei consumi nella seconda parte dell’anno non è assicurata e anche le stime della Nadef su un incremento della spesa delle famiglie dell’1,3% potrebbero rivelarsi fuori portata”.
Pil -0,4% nel secondo trimestre
Intanto, nel secondo trimestre del 2023 il Pil è diminuito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Lo comunica sempre l’Istat, confermando la stima di inizio settembre. Rivista lievemente al ribasso, invece, la crescita tendenziale, che passa dallo 0,4 allo allo 0,3%. La variazione acquisita della produzione per l’intero anno risulta quindi pari a +0,7%. Nello stesso periodo, il deficit pubblico in rapporto al Pil è stato pari al -5,4% contro il -5,7% nello stesso trimestre del 2022. Il saldo primario (ovvero l’indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo, con un’incidenza sul Prodotto interno lordo del -0,8% (-1,1% lo scorso anno).
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