La premier potrà ora mettere in pratica il suo programma di stimoli e tagli fiscali. Per i gestori l’azionario ne beneficerà, ma valuta e titoli di Stato porrebbero risentirne
Sanae Takaichi ha stravinto al sua scommessa. La prima donna premier del Giappone ha infatti trionfato alle elezioni da lei stessa indette un mese fa con l’obiettivo di mettere a frutto la sua enorme popolarità e riconquistare la maggioranza alla Camera Bassa della Dieta. Il responso di quello che è stato a tutti gli effetti un referendum sulla leader del Liberal Democratic Party è senza precedenti, il migliore dal dopoguerra: da soli, i socialdemocratici hanno infatti conquistato la maggioranza assoluta, mentre con l’alleato Partito dell’Innovazione superano ampiamente i due terzi. Se il mandato del popolo è stato ottenuto, ora tocca però conquistarsi quello dei mercati. Il Nikkei ha festeggiato l’esito delle urne con un record, spinto dal cosiddetto ‘Takaichi trade’, ma le preoccupazioni degli investitori per l’enorme debito pubblico del Sol Levante si sono fatte sentire su yen e titoli di Stato in vista di un programma politico caratterizzato da un forte aumento della spesa.
Il programma di Takaichi prevede, tra le altre cose, un deciso aumento della spesa per la difesa fino al 2% del PIL, un incremento degli investimenti pubblici in intelligenza artificiale, infrastrutture e semiconduttori per rafforzare la base industriale del Paese e una serie di misure per ridurre il costo della vita. Tra queste, la più popolare è l’eliminazione per due anni dell’imposta sui prodotti alimentari, attualmente all’8%, che dovrebbe costare circa 5.000 miliardi di yen all’anno, pari a 31,6 miliardi di dollari.
Luca Simoncelli, investment strategist di Invesco
“La vittoria dei due terzi crea uno scenario in cui la premier potrà far passare le leggi anche se in prima battuta respinte dalla Camera Alta”, spiega Luca Simoncelli, investment strategist di Invesco. A suo avviso, la reazione del mercato porterà ulteriore tensione al rialzo sui tassi dei titoli di Stato giapponesi a lungo termine mentre lo yen potrebbe indebolirsi e andare a testare ancora una volta quei livelli a cui BoJ e Fed hanno fatto presagire un possibile intervento sul mercato per calmarne la discesa. Quindi, osserva l’esperto, “questo dovrebbe già servire come una sorta di supporto implicito ad un eventuale caduta dello yen”.
Le ripercussioni sullo yen
Anche secondo Lee Hardman, senior currency analyst di MUFG Bank, la vittoria schiacciante di Takaichi dovrebbe incoraggiare ulteriori vendite della valuta nipponica. “L’indebolimento dello yen successivo al risultato elettorale è stato limitato dall’elevato rischio di intervento”, osserva. Il principale funzionario giapponese per le valute, Atsushi Mimura, ha infatti avvertito che le autorità stanno monitorando i movimenti di mercato. Un commento che, evidenzia Hardman, ha fatto seguito alle dichiarazioni del titolare delle Finanze, Satsuki Katayama. Dopo la vittoria alle urne, il ministro ha infatti affermato che, se necessario, avrebbe comunicato con i mercati finanziari. E ha ribadito che Giappone e Stati Uniti hanno firmato un memorandum d’intesa in cui è prevista la possibilità di adottare misure decisive contro movimenti rapidi non in linea con i fondamentali. “Questo include certamente l’intervento”, chiarisce l’esperto. Tuttavia, a suo parere, ciò non toglie che la valuta rimane vulnerabile a ulteriori indebolimenti qualora gli operatori di mercato restassero preoccupati per l’orientamento delle politiche future del governo. “La pubblicazione dell’ultimo rapporto IMM di venerdì ha mostrato che i fondi a leva stavano riducendo le esposizioni corte sullo yen in risposta alla crescente preoccupazione legata al rischio di intervento: le posizioni ribassiste sono state ridotte per tre settimane consecutive e di quasi la metà”, precisa Hardman.
Dello stesso parere Matthew Ryan, head of market strategy di Ebury. “La vittoria decisiva di Takaichi rafforza significativamente il suo mandato, aumentando al contempo la probabilità di una maggiore espansione fiscale”, commenta. Sebbene questa dovrebbe essere una buona notizia per i mercati azionari giapponesi, l’esperto fa notare come gli operatori valutari e di JGB la considereranno attraverso la lente della sostenibilità del debito. “Con le finanze pubbliche già estremamente sotto pressione, la minaccia di un’ulteriore spesa e di un aumento delle emissioni di debito aumenterà il premio al rischio e potrebbe innescare una nuova svendita di obbligazioni e un balzo dei rendimenti”, mette in guardia. Anche per Ryan il responso delle elezioni apre spazio a un nuovo ribasso dello yen. “La minaccia di una politica fiscale più accomodante, pur essendo una buona notizia per l’economia, non contribuirà in alcun modo a migliorare le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito ed è improbabile che ispiri fiducia nella valuta giapponese”, analizza. “Ci stiamo preparando a una nuova spinta verso quota 160 usd/jpy, fase in cui potremmo vedere le autorità giapponesi intervenire sul mercato valutario”.
Quanto al debito pubblico del Giappone, il più alto tra quelli dei Paesi sviluppati, secondo Eiko Sievert, executive director di Scope Ratings, è improbabile che nei prossimi anni si registrino progressi significativi: la premier, infatti, sarà ora sotto pressione per mantenere le promesse di tagli fiscali e stimoli. “L’aumento dei tassi è destinato a far salire gli interessi passivi netti in percentuale delle entrate pubbliche dall’1,2% circa nel 2025 a quasi il 6% entro il 2030, complicando gli sforzi di consolidamento”, avverte. E aggiunge che il disavanzo dovrebbe aumentare nello stesso arco di tempo dall’1,6% del PIL a oltre il 5%. “A meno che la prevista politica fiscale espansiva del governo non riesca a sostenere una crescita economica significativamente più forte, le prospettive di bilancio potrebbero indebolirsi ulteriormente”, rimarca. L’esperto fa anche notare come Tokyo dovrà affrontare una continua pressione al rialzo sulla spesa derivante dall’aumento dei costi pensionistici e sanitari, combinata con maggiori esigenze di investimento legate alla transizione verde e alla difesa, mentre i rendimenti più elevati dei titoli di Stato continueranno a far salire i costi del servizio del debito. Tuttavia, precisa, “il Giappone beneficia di una forte flessibilità di finanziamento, grazie alla proprietà interna dell’86% del debito pubblico, alle scadenze medie lunghe e alla denominazione interamente in yen”.
Nuovo slancio al ‘Takaichi trade’
Mark Haefele, responsabile globale degli Investimenti di UBS Global Wealth Management
Dal punto di vista azionario, secondo Mark Haefele, chief investment officer di UBS Global Wealth Management, la stabilità politica e i catalizzatori di riforma offrono potenziale per ulteriori guadagni. “Le azioni giapponesi restano interessanti e ci sono margini per ulteriori rialzi, soprattutto nei settori che beneficiano delle politiche interne, come difesa, banche, immobiliare e servizi IT, e in quelli legati a temi globali come energia, data center, automazione e alcune case automobilistiche”, assicura. Concludendo che, nonostante sia possibile una certa volatilità a breve termine sui titoli di Stato e sullo yen, le autorità hanno già indicato un alto livello di attenzione ai movimenti valutari, “il che dovrebbe contribuire a ridurre le pressioni sul tasso di cambio”.
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