BCE, pausa scontata. Per i gestori Lagarde non ripeterà gli errori del 2022
Analisti divisi su un possibile rialzo dei tassi nel corso dell’anno, che il mercato ha già iniziato a prezzare. Decisiva sarà la durata della crisi nello Stretto di Hormuz
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Il 2026 è partito all’insegna dell’ottimismo più sfrenato per i fund manager globali. Il sentiment è infatti ai massimi da luglio 2021, mentre le protezioni contro un’eventuale, repentina correzione del mercato sono scese ai minimi da gennaio 2018. È quanto emerge dal consueto sondaggio mensile tra i gestori condotto da Bank of America tra l’8 e il 15 gennaio scorsi, prima cioè che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avviasse lo scontro con l’Europa per la Groenlandia.
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Questo mese, l’indicatore Bull&Bear della banca USA è balzato a quota 9,4, livello classificato come ‘iper-rialzista’ e che, secondo gli analisti, dovrebbe suggerire la necessità di aumentare le coperture e gli asset rifugio. Quasi la metà degli intervistati (48%, il top da otto anni) ha invece ammesso di non avere protezione contro un forte calo dei prezzi azionari. “Quando prevalgono sorprese positive, bassi livelli di copertura di mercato possono non avere importanza. Tuttavia, se la situazione dovesse cambiare inaspettatamente, la mancanza di protezione diventa critica”, ha avvertito Michael Hartnett, chief investment strategist di BofA Global Research. E in effetti poco dopo la chiusura del sondaggio, effettuato tra 96 fund manager per un totale di 575 miliardi di dollari in gestione, la situazione è cambiata: Trump ha minacciato nuovi dazi per otto nazioni europee mandando in rosso i listini.
Sempre a gennaio livelli di liquidità sono scesi ancora, toccando il minimo storico del 3,2%, mentre i gestori hanno una sovraesposizione (48%) alle azioni che ha toccato i massimi da dicembre 2024 e sono fortemente sottopesati sulle obbligazioni, come non accadeva da settembre 2022. Anche le materie prime sono decisamente favorite, con una sovraponderazione netta (26%) al livello più alto da giugno 2022.
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Tanto ottimismo si spiega anche con il deciso miglioramento del sentiment nei confronti del contesto macroeconomico. Il 38% degli intervistati (la quota più alta da luglio 2021) prevede infatti un’economia globale più forte, mentre le aspettative di recessione sono scese ad appena il 9%, il minimo da gennaio 2022, e un ‘no landing’ è diventato lo scenario di base. Inoltre, coloro che si aspettano un incremento degli utili globali nei prossimi dodici mesi sono ora il 44%, mai così tanti da metà 2021.
Quanto ai maggiori rischi estremi, gennaio segna un cambiamento: ora in testa non c’è più uno scoppio della bolla AI, che si ferma al secondo posto con il 27%, ma un possibile conflitto geopolitico con il 28%. Chiude il podio un aumento disordinato dei rendimenti obbligazionari, al 19%. Infine, ‘Long Gold’ è tornata ad essere l’operazione più affollata per il 51% degli investitori, relegando in seconda posizione la testa di serie degli ultimi due mesi ‘Long Magnificent 7’.
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