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Sondaggio BofA: a febbraio sentiment ancora ai massimi. Ma il 35% teme gli investimenti delle aziende tecnologiche. Meno azioni USA e dollaro in portafoglio, più Europa ed Emergenti
Nonostante il sentimenti resti rialzista, sale il numero di fund manager globali secondo cui le aziende del tech stanno spendendo troppo. È quanto emerge dalla consueta survey tra i gestori globali condotta ogni mese da Bank of America. Sebbene, infatti, l’ottimismo sugli utili aziendali sia ai massimi dal 2021, a febbraio il 35% degli intervistati si è detto preoccupato per il capex record: la percentuale più alta registrata negli ultimi due decenni. Un timore che si riflette nelle allocazioni, dove si registra un calo dell’esposizione ai titoli tecnologici e al dollaro USA.
Preoccupa il capex record
Nel 2026 gli investimenti in conto capitale dovrebbero raggiungere livelli elevatissimi, con le quattro maggiori aziende tecnologiche statunitensi che prevedono complessivamente una spesa di circa 650 miliardi di dollari. La reazione del mercato a queste proiezioni è stata finora contrastante: se infatti Microsoft ha subito il crollo più duro degli ultimi sei anni a causa delle dubbi sui tempi necessari per il ritorno di questi impieghi, Meta è balzata di oltre l’11% dopo aver rivelato i suoi costosissimi piani per l’intelligenza artificiale. La paura intanto cresce, tanto che uno su quattro dei partecipanti al sondaggio di BofA ha indicato proprio la “bolla AI” come il principale rischio estremo per i mercati. Non solo: per il 30% gli investimenti in questa tecnologia da parte delle big tech sono la fonte più probabile di una crisi del credito.
Addio ai titoli tech
Ne deriva che i fund manager stanno abbandonando i titoli tecnologici e il biglietto verde e stanno invece aumentando le allocazioni in energia, materiali e beni di consumo di base. Tanto che, fa notare lo strategist di BofA Michael Hartnett, “il calo dell’esposizione al settore tech è il più marcato da marzo 2025, con gli intervistati sovrappesati solo del 5% netto, dal 19% di un mese fa”. Inoltre, la rotazione dalle azioni a stelle e strisce a quelle dei mercati emergenti ed europei è la più alta da febbraio 2021. Infine, stando al report anche la recente sovraperformance delle small cap evidenzia lo spostamento del mercato dai pesi massimi della tecnologia, con i fund manager che risultano in sovrappeso sulle piccole rispetto alle large cap come non accadeva da aprile 2021.
Sentiment ancora ai massimi
Il sondaggio, che tra il 6 e il 12 febbraio ha coinvolto 162 fund manager con un patrimonio complessivo di 440 miliardi di dollari, certifica comunque un generale ottimismo. La ragione di tanta fiducia sta principalmente nel fatto che il 52% dei gestori stima per l’economia globale uno scenario di “no landing”. A questo si aggiunge che sono aumentate le attese per un crescita economica superiore al trend e che si prevede un aumento degli utili globali a due cifre. Un quadro che spiega perché l’allocazione combinata in azioni e materie prime si attesti al 76%, mentre il 40% degli intervistati sia sottopesato sulle obbligazioni e pensi che i rendimenti dei Treasury a lungo termine siano destinati a salire. Tuttavia, osservano da BofA, questa fiducia sembra in parte in contrasto con l’attuale entusiasmo per l’oro, che si conferma il trade più affollato. Il metallo giallo ha scalzato dal vertice i Magnificent 7 negli ultimi due mesi e l’aspettativa media ponderata del prezzo per questo ciclo si aggira intorno ai 6.200 dollari l’oncia, circa il 23% in più rispetto ai livelli attuali. Infine, i livelli di liquidità sono saliti dal 3,2% di gennaio al 3,4%: si tratta del primo aumento in sette mesi e fa capire che, dietro l’ottimismo, i dubbi crescono.
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