3 min
Secondo il Barometro ESG di Mainstreet Partners, un quarto dei comparti articolo 8 è a rischio greenwashing. Le strategie ambientali continuano a dominare, mentre cresce l’integrazione ESG nei mercati privati
Le linee guida di ESMA sulla denominazione dei fondi e il regime SDR nel Regno Unito stanno producendo effetti concreti sulle scelte dei gestori. Tanto che nella valutazione sull’aderenza normativa, la quota di penalizzazioni legate alla denominazione delle strategie è scesa dal 7% al 4,6%: un chiaro segnale del crescente allineamento tra i nomi dei comparti e gli impegni di sostenibilità. Lo certifica l’ESG & Sustainability Barometer 2026 di MainStreet Partners, che ha passato al setaccio per il quinto anno consecutivo i fondi europei e britannici, rivelando anche come, sul fronte del rischio greenwashing, ancora un quarto degli articolo 8 non raggiunga la sufficienza.
📰 Leggi anche “Sostenibilità, verso la nuova SFDR“
Aumentano gli standard di trasparenza sul mercato
“Le attese di un contesto normativo più stabile nel 2025 non si sono concretizzate. Al contrario, le linee guida di ESMA sulla nomenclatura dei fondi, il regime SDR del Regno Unito e l’annuncio della SFDR 2.0 hanno complessivamente intensificato il livello di analisi e alzato gli standard di trasparenza sul mercato”, spiega Sophie Meatyard, head of fund research della società. Il report ha analizzato oltre 10.600 comparti gestiti da quasi 500 asset manager, basandosi sulla metodologia proprietaria che si articola su tre pilastri: gestori, strategia di investimento e portafoglio. Nel 2025 MainStreet Partners ha anche ulteriormente rafforzato il proprio framework di valutazione, introducendo le nuove classificazioni ‘ESG and Sustainability Approach’ e ‘Sub-Approach’, garantendo una maggiore granularità nell’analisi dell’intenzionalità, dell’integrazione dei criteri ambientali sociali e di governance e della definizione degli obiettivi di sostenibilità.
Il rischio greenwashing resta significativo
Il rischio greenwashing mostra una stabilizzazione, ma resta elevato. Circa il 25% dei fondi Articolo 8 si ferma infatti sotto la soglia di 3,0 punti, in una una scala da 0 a 5, per la qualifica ‘ESG Assessed’, mentre il 30% di quelli Articolo 9 si colloca sotto i 4,0 punti per ‘Sustainability Assessed’, sebbene solo il 5% scenda sotto 3,5. Intanto I rating degli asset manager proseguono il trend pluriennale al ribasso. Standard più stringenti, divergenze regionali nelle attese ESG e l’ampliamento dell’universo coperto da MainStreet Partners hanno infatti contribuito a ridurre i giudizi medi dei gestori in tutte le categorie di fondi.
📰 Leggi anche “Sostenibilità, l’adozione di criteri ESG resiste all’incertezza“
Sempre in testa le strategie ambientali
Sul fronte investimenti, le strategie ambientali continuano a dominare il mercato, con oltre 75 miliardi di euro di masse in gestione distribuite su 110 fondi. I comparti su tematiche sociali si fermano invece a 17 miliardi, per un totale di 38 strategie. Sebbene questi ultimi registrino un rating medio elevato (4,3 su 5,0), comparabile a quello dei fondi ambientali, il report sottolinea che l’assenza di una tassonomia relativa alla categoria e il maggior ricorso a dati qualitativi limitano la loro quota. Intanto le nuove norme si preparano a rimodellare l’universo di queste strategie: la SFDR 2.0 introduce infatti una classificazione più rigorosa in tre categorie, Transition, ESG Basics e Sustainable. Secondo l’analisi di MainStreet Partners, il 67% dei fondi rientrerebbe nella prima, il 19% nella seconda e solo il 14% nella terza, confermando la maggiore selettività di quest’ultima.
Private markets nuova frontiera dell’Esg
Dall’analisi emerge poi la rapida crescita dell’integrazione ESG nei mercati privati, oggi centrali nei portafogli istituzionali e sempre più oggetto di attenzione regolamentare. Secondo i dati di mercato, gli asset privati sono destinati a raggiungere 26mila miliardi di dollari entro il 2030 a livello globale. Parallelamente, il 94% dei gestori dichiara di aver già investito o di voler investire in strategie di private markets, mentre l’86% dei general partners segnala una crescente pressione da parte dei clienti per l’adozione di pratiche ambientali, sociali e di governance strutturate. “Con l’integrazione dei private markets nei prodotti di risparmio di lungo periodo, diventa essenziale disporre di analisi Esg solide e basate su evidenze”, sottolinea Meatyard.
📰 Leggi anche “ESG, i fondi articolo 9 guideranno il trend: ecco i migliori“
Un 2026 più stabile
Infine, uno sguardo al futuro. Secondo gli esperti della società, le previsioni prospettano un 2026 più stabile sul fronte regolamentare. Tuttavia, fanno notare, alcuni sviluppi importanti, come il Regolamento europeo sui rating ESG e le modifiche ai requisiti di reporting societario nell’ambito della direttiva Omnibus, continueranno a influenzare il modo in cui gli asset manager dimostrano, misurano e comunicano le performance di sostenibilità.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.