Fed, tutti gli uomini del presidente Warsh
Dal noto venture capitalist della Silicon Valley Marc Andreessen, all’ex governatore della BoE Mervyn King, passando per il Nobel Sargent: ecco chi riformerà la banca centrale Usa
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Dopo tre tagli consecutivi, la Federal Reserve ha scelto la cautela ignorando le pressioni della Casa Bianca. Tra tensioni internazionali e attacchi diretti all’indipendenza dell’istituto centrale, come atteso dai mercati il Fomc ha infatti lasciato i tassi d’interesse invariati fra il 3,50% e il 3,75%. La decisione è stata motivata con il miglioramento della valutazione sulla crescita economica e con l’attenuarsi delle preoccupazioni sul mercato del lavoro, a fronte di un’inflazione ancora ben oltre l’obiettivo. Il verdetto non è stato però unanime: i governatori Stephen Miran, consigliere economico di Donald Trump, e Christopher Waller, in corsa per la presidenza dell’istituto centrale, hanno infatti votato a favore di una riduzione di 25 punti base.
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“Gli indicatori disponibili suggeriscono che l’attività economica si è espansa a un ritmo sostenuto. L’aumento dell’occupazione è rimasto basso e il tasso di disoccupazione ha mostrato alcuni segnali di stabilizzazione”, ha spiegato il Fomc nello statement. Precisando come il carovita rimanga “piuttosto elevato”. Rispetto alla riunione di dicembre, sono stati tolti i riferimenti al rischio maggiore di un indebolimento del mercato del lavoro rispetto a quello di un aumento dei prezzi, l’economia viene definita in espansione a un ritmo ‘sostenuto’ e non più ‘moderato’ ed è stata eliminata la frase secondo cui “sono aumentati i rischi al ribasso sull’occupazione”.
Per gli analisti si tratta di una serie di segnali che lascia presagire una Fed più cauta sui tagli in futuro, dal momento che i due obiettivi di bassa inflazione e piena occupazione sembrano essere ora più in equilibrio. Anche il presidente Jerome Powell, nel corso della conferenza stampa, ha sottolineato il migliore andamento dell’economia e del mercato del lavoro, pur tornando a ripetere che “la traiettoria del debito americano è senza dubbio insostenibile”. “L’attività è cresciuta a un ritmo solido lo scorso anno, e si è avviata così nel 2026. Le spese dei consumatori si sono mostrate resilienti e il tasso di disoccupazione ha mostrato segnali di stabilizzazione”, ha spiegato. Il presidente ha poi anche precisato che l’ipotesi di un aumento del costo del denaro non è al momento sul tavolo, mentre ha rimarcato di non ritenere l’attuale politica monetaria restrittiva in modo significativo: “È appropriata: decideremo di riunione in riunione”, ha scandito. Tutte dichiarazioni che hanno convinto ancora di più gli osservatori del fatto che molto probabilmente non ci saranno altre riduzioni dei tassi fino a che il presidente sarà lui, cioè almeno fino a giugno.
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La riunione si è svolta in un clima generale particolarmente teso, visti gli ultimi attacchi di Donald Trump. Dopo il ricorso alla Corte Suprema per ottenere il licenziamento della governatrice Lisa Cook, il tycoon ha infatti avviato un’azione legale contro Powell per i lavori di ristrutturazione della sede della banca centrale. Anche in questa conferenza stampa il numero uno della Fed ha però deciso di ignorarlo. Il caso di Cook “è probabilmente il più importante nella storia della Federal Reserve”, ha risposto ai giornalisti per chiarire la sua scelta di partecipare all’udienza. Ricordando anche come in passato uno dei suoi predecessori, Paul Volcker, aveva presenziato a un’udienza all’Alta Corte. Nessuna risposta, invece, sull’inchiesta che lo riguarda, mentre è tornato a evidenziare l’importanza che l’istituto centrale resti impermeabile alle influenze politiche. “Non credo che la Fed perderà la sua indipendenza. Se dovesse accadere, sarebbe difficile ripristinare la credibilità”, ha avvertito. Da ultimo, però, Powell ha voluto dare un consiglio al suo successore, raccomandandogli di “tenersi fuori dalla politica”. Nemmeno un accenno, invece, alla volontà o meno di restare nel board della Fed una volta terminato il suo mandato da presidente.
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