La banca centrale Usa non tocca i tassi, cambia tono e prefigura un allentamento. Ma gela l’ottimismo dei mercati: servono altri dati sulla ritirata dell’inflazione
Il taglio dei tassi d’interesse si staglia all’orizzonte ma non ancora è imminente. La Federal Reserve sceglie una comunicazione forte e chiara per inaugurare il 2024 e, dopo aver lasciato il costo del denaro ai massimi da 22 anni per la quarta volta consecutiva, spiega agli investitori troppo ottimisti che il picco è stato raggiunto ma per un’inversione bisognerà attendere oltre marzo. L’istituto centrale, infatti, non mollerà la presa finché non avrà “maggiore fiducia” nel fatto che l’inflazione si stia muovendo verso l’obiettivo del 2%.
Nessuna sforbiciata nel breve, quindi, ma un deciso cambio di tono: dal comunicato finale della Fed esce per la prima volta dopo parecchi mesi il riferimento a ulteriori “restrizioni addizionali di politica monetaria”, confermando quindi che l’apice della stretta è ormai alle spalle. L’inflazione è diminuita nell’ultimo anno e i rischi si sono attenuati ma i prezzi “restano elevati”, viene però sottolineato. Intanto l’outlook economico rimane “incerto”, anche se l’attività produttiva si sta espandendo a “un ritmo sostenuto”, con l’aumento dei posti di lavoro ancora forte e il tasso di disoccupazione che si conferma basso.
Ancora più esplicito è stato il presidente, Jerome Powell, che nella conferenza stampa finale ha praticamente escluso un taglio a marzo. “Non è l’ipotesi più probabile”, ha spiegato, concedendo che comunque anche questo “è da vedere”. Quello che per ora appare certo, secondo il numero uno dell’istituto centrale, è che il Fomc “a un certo punto quest’anno” taglierà i tassi. Anche se ci vorrà ancora tempo per vedere se i dati supportano un allentamento. La Fed, in sostanza, non sta dichiarando vittoria: “Pensiamo di avere ancora molta strada da fare”, ha avvertito.
I mercati in rosso e Treasury giù: la reazione dei mercati
Inevitabile la reazione dei mercati, dove la possibilità di una prima riduzione già a marzo era ancora data intorno al 50% prima della riunione. Wall Street ha chiuso in negativo, con il Dow Jones in rosso dello 0,83% e il Nasdaq giù dell’1,94% anche in scia ai conti delle big tech. In calo pure i rendimenti dei titoli di Stato a stelle e strisce, mentre il dollaro ha accelerato.
Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac
Secondo Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, ci sono tutti presupposti perchè la Fed inizi ad adottare una politica più accomodante nel caso in cui ciò si renda necessario. “Gli attuali tassi di policy sono ben al di sopra del livello di neutralità”, ha infatti notato l’esperto. Dal suo punto di vista, in sostanza, Powell vorrà evitare di diventare un market mover. “La Fed sta ridimensionando la probabilità di un taglio a marzo: si atterrà invece a un piano che si basa sulla dipendenza dagli indicatori economici”, chiarisce. Ricordando che, prima del prossimo meeting, sono ancora attesi due dati sull’inflazione e altrettante pubblicazioni sui Non-Farm Payrolls.
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