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Il Fomc segnala un ulteriore aumento dell’incertezza a causa dei dazi. Powell: “Non ci saranno tagli preventivi, i commenti di Trump non influenzano il nostro lavoro”
Come previsto, i dazi di Donald Trump hanno convinto la Federal Reserve ad attendere ancora. La banca centrale americana ha deciso all’unanimità di lasciare per la terza riunione consecutiva i tassi di interesse invariati al 4,25%-4,5%, mettendo in guardia sull’aumento dei rischi per l’economia a stelle e strisce. Le politiche annunciate dall’Amministrazione USA potrebbero infatti scatenare nuove pressioni inflazionistiche e frenare la crescita. Nonostante, quindi, le pressioni del tycoon, il presidente Jerome Powell ha ribadito che la Fed è “in una buona posizione per attendere maggiore chiarezza prima di decidere aggiustamenti” della politica monetaria. “Non dobbiamo avere fretta”, ha sottolineato. Scandendo che i commenti dell’inquilino della Casa Bianca “non influenzano affatto” il lavoro dell’istituto.
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Aumenta l’incertezza
Secondo la Fed, “l’espansione economica resta solida”, nonostante il caos relativo ai dazi, ma “l’incertezza sull’outlook economico è ulteriormente aumentata”. Proprio l’avverbio “ulteriormente” utilizzato dal Fomc nel comunicato finale della due giorni di riunione segna la differenza rispetto allo statement di marzo: allora infatti il ‘Liberation day’ e l’annuncio dei dazi reciproci non c’erano ancora stati. Ora invece, nel pieno della pausa di 90 giorni voluta da Trump per cercare di raggiungere accordi commerciali con mezzo mondo, secondo i banchieri centrali “c’è il rischio di un aumento dell’inflazione e la disoccupazione è salita”.
A rischio crescita e inflazione
Quanto al carovita, è opinione di molti analisti che le tariffe USA siano destinate a far correre i prezzi. Per la Fed è però cruciale capire se si tratterà di incrementi temporanei oppure no. A marzo Powell era sembrato più incline verso la prima ipotesi, ma ora il tono è cambiato. Lasciando intendere che le pressioni inflazionistiche di matrice trumpiana potrebbero invece essere destinate a durare. Grigio è anche lo scenario sul fronte della crescita. “Anche se le oscillazioni delle esportazioni nette hanno influenzato i dati, i recenti indicatori suggeriscono che l’attività economica ha continuato a espandersi a un ritmo sostenuto”, analizzano i governatori del Fomc, facendo notare come il tasso di disoccupazione si sia stabilizzato “negli ultimi mesi a un livello basso” e le condizioni del mercato del lavoro rimangano “solide”. Ora però “i rischi di una più alta disoccupazione e di una più alta inflazione sono aumentati”, viene chiarito, delineando quello che è in un certo senso lo scenario peggiore per la banca centrale americana, il cui mandato è doppio e prevede la stabilità dei prezzi e la piena occupazione.
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Nessuna fretta sui tassi
“Potremmo trovarci nella difficile situazione in cui i nostri obiettivi del doppio mandato sono in conflitto”, ha infatti spiegato Powell in conferenza stampa. Precisando che se tale scenario dovesse verificarsi, la Fed potrebbe “considerare quanto l’economia sia lontana da ciascun obiettivo e i diversi orizzonti temporali nei quali si prevede che tali gap si colmino”. “Per ora, siamo ben posizionati per attendere maggiore chiarezza”, ha però affermato. Insomma, il Fomc non farà tagli preventivi di fronte alle prospettive di un indebolimento dell’economia, ma probabilmente attenderà indicazioni e segnali più precisi dai dati economici, anche se ciò dovesse esporla al pericolo di un’azione tardiva. I mercati però non cambiano idea e continuano a prevedere tre sforbiciate quest’anno, a partire con tutta probabilità da luglio.
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