Da Sintra, Powell rassicura sulla tenuta dell’economia Usa ma parla di “cammino stretto” verso la normalizzazione. E Lagarde avverte: “Non torneremo ad una situazione di bassa inflazione”
Allacciate le cinture di sicurezza. Dal forum della banche centrali di Sintra, il messaggio che arriva per i mercati è chiaro: la via per la normalizzazione non sarà una passeggiata. A sostenerlo sono sia il presidente della Fed, Jerome Powell, sia la numero uno della Bce, Christine Lagarde, che se rassicurano sull’ipotesi recessione, non garantiscono un atterraggio morbido della lotta all’inflazione.
“L’economia Usa è in grande forma, le famiglie hanno risparmi, le imprese hanno bilanci solidi, in generale gli Usa sono ben posizionati per sostenere una stretta di politica monetaria”, ha infatti affermato Powell nell’ultimo giorno del meeting. Il capo della Fed ha spiegato che negli ultimi mesi la guerra in Ucraina ha reso la situazione più complicata, “il cammino è stretto” verso la normalizzazione dell’inflazione, “ma ci sono strade per arrivarci”, ha spiegato, auspicando che la crescita in Usa “resti positiva”, nonostante il rialzo dei tassi.
“Siamo impegnati nell’obiettivo di riportare l’inflazione sotto controllo, lo facciamo rallentando la crescita, idealmente tenendola positiva, e la domanda e l’offerta tornano in equilibrio. C’è un rischio che ci spingiamo troppo oltre? Certo che è un rischio, ma non è il rischio più grande. L’errore più grande sarebbe non riuscire a ristabilire la stabilità dei prezzi”, ha avvertito il banchiere Usa che dunque non esclude l’hard landing.
Christine Lagarde
Dello stesso tono le dichiarazioni di Lagarde, che ha messo in guardia sul fatto che lo scenario è cambiato. “Non credo che torneremo ad una situazione di bassa inflazione. Ci sono forze scatenate dalla pandemia e dalla situazione geopolitica che cambiano lo scenario”, ha chiarito. “Muoversi gradualmente” sul fronte del rialzo dei tassi “è appropriato in un momento di incertezza alta, ma appena la situazione si schiarisce dobbiamo certamente essere meno graduali e dare più opzionalità”, ha aggiunto la numero uno dell’Eurotower.
Lagarde ha anche mandato un messaggio chiaro ai governi. “Politiche di bilancio e politica monetaria hanno lavorato mano nella mano durante la pandemia, e per il meglio, ma ora dobbiamo pensare a come la politica di bilancio può far leva su quello che facciamo”, e bisogna ricordare che “oggi non è la stessa cooperazione che avevamo durante la pandemia”. Quindi il consiglio ai governi è “essere mirati, concentrati, investire nelle persone e nel green, e nel medio periodo rendere sostenibili i bilanci”, ha scandito.
Il commento
Sylvain Broyer, chief economist Emea di S&P Global Ratings
Secondo Sylvain Broyer, chief economist Emea di S&P Global Ratings, la sfida principale per la Bce consiste nel normalizzare la politica monetaria in modo tale da non provocare una frammentazione finanziaria tra i Paesi dell’Eurozona. “L’innalzamento del tasso di policy da negativo a un livello più neutro, cioè intorno all’1,5%, è il primo passo – osserva l’esperto -. Il reinvestimento flessibile del PEPP tra le diverse asset class e i diversi Paesi potrebbe contribuire a evitare la frammentazione in questa fase, a patto che nessuno si preoccupi del fatto che tali reinvestimenti si discostano dai capital key”.
Per Broyer queste stesse considerazioni valgono per qualsiasi strumento anti-frammentazione, a meno che non si tratti di una sorta di OMT 2.0. “Ma normalizzare il bilancio della Bce, l’elenco di attività idonee e il sistema di assegnazione delle operazioni di rifinanziamento, riducendone la durata per rianimare il mercato interbancario, sarebbe un’altra storia. Non siamo ancora arrivati a questo punto – sembra – ma il riassorbimento di dieci anni di strumenti di politica monetaria non convenzionali sarà molto più impegnativo di un semplice rialzo dei tassi”, conclude.
L’occupazione americana supera nettamente le previsioni e la disoccupazione scende al 4,1%. Per gli asset manager, il report rafforza le aspettative di ritocco verso l’alto al costo del denaro. Ma la vera variabile resta l’inflazione
Per il consigliere economico di Allianz, intervistato dal Corriere della Sera, il rialzo delle Borse dopo la vittoria democratica riflette le attese di un freno agli attacchi alla Fed e alle tensioni commerciali. “Ma Washington non smetterà di dover fare i conti la corsa dei prezzi”. Intesa con Teheran più vicina
Il fondatore di DoubleLine giudica insufficiente la scelta di mantenere invariato il costo del denaro e vede nei prezzi delle materie prime e nel rendimento biennale dei Treasury segnali di una banca centrale in ritardo. In portafoglio largo alla diversificazione
Come atteso, Warsh non ha toccato i tassi. Ha però avvertito che l’inflazione resta “troppo alta”. Quasi scontata un nuova stretta prima di Natale, ma sul 2027 le previsioni divergono
Survey BofA: ad ottobre l’ottimismo cala ai minimi da giugno. Il rialzo disordinato dei rendimenti obbligazionari resta il principale rischio di coda. Tech sempre preferito. La Fed? Nessun aumento a fine mese
L’aumento dei prezzi della benzina spinge il carovita di settembre su base sia mensile che annua. Secondo gli asset manager, si complica la posizione di Warsh e dei repubblicani. “Ma eventuali rialzi dovrebbero arrivare solo dopo le midterm”
Ad agosto l’indice più osservato dal Fomc si è attestato al 3,4%, contro il 3,7% atteso. Bene anche il Pil del secondo trimestre e il mercato del lavoro. Calano le scommesse di un ritocco ad ottobre, ma per i gestori una stretta entro fine anno è quasi certa
Il Pil globale si espanderà del 2,6% quest’anno. Corrono gli Usa, frena la Cina. Bene l’Eurozona con il risveglio della Germania. L’Italia incassa la revisione più consistente tra i grandi del blocco (+1%)
Ueda porta il costo del denaro all’1,25% e parla di “nuova fase”. Ma per i mercati, i due membri contrari mettono a rischio la normalizzazione. Gli asset manager: migliora il quadro per i Jgb, cautela sullo yen
Il guru macro mette in discussione uno dei presupposti su cui si sono concentrate le aspettative di Wall Street: che la politica monetaria americana sia sufficientemente restrittiva da giustificare nuovi tagli. A suo avviso, basta guardare ai prezzi degli asset per dubitarne
Per gli analisti, il FOMC ha rafforzato la sua credibilità. E la comunicazione chiara è piaciuta ai mercati. Un po’ di volatilità non è esclusa visto il tono restrittivo, ma poi sia l’equity sia l’obbligazionario si stabilizzeranno
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio