4 min
Il guru macro mette in discussione uno dei presupposti su cui si sono concentrate le aspettative di Wall Street: che la politica monetaria americana sia sufficientemente restrittiva da giustificare nuovi tagli. A suo avviso, basta guardare ai prezzi degli asset per dubitarne
Da mesi il dibattito sui mercati ruota attorno a una domanda: quando la Federal Reserve tornerà a tagliare il costo del denaro? Per Stanley Druckenmiller, intervenuto in una conferenza di Piper Sandler a New York, si tratta però di un presupposto sbagliato. L’investitore ex Duquesne Capital ritiene infatti che, anche alla luce dell’aumento varato mercoledì, i tassi USA siano ancora troppo bassi e non serva alcun allentamento della politica monetaria. Un ragionamento che arriva in una fase delicata per il reddito fisso a stelle e strisce, con i Treasury sotto pressione per il ritorno dell’inflazione e la crescente quantità di emissioni legate alle società attive nell’intelligenza artificiale.
📰 Leggi anche “Yardeni e Gundlach spingono Warsh a una svolta hawkish“
Guardare i prezzi degli asset
Druckenmiller, che è stato una figura di riferimento sia per il presidente della Fed Kevin Warsh sia per il segretario del Tesoro americano Scott Bessent, ha contestato apertamente la valutazione di alcuni esponenti della banca centrale secondo cui la linea adottata sarebbe troppo rigida. “I membri del Fomc convinti che i Fed funds sono restrittivi appaiono semplicemente ridicoli”, ha affermato. Alla base della sua posizione c’è un criterio piuttosto semplice: osservare il comportamento dei mercati. Secondo il guru, i prezzi degli asset a livello globale non riflettono infatti le condizioni che ci si aspetterebbe di vedere in presenza di una politica monetaria più restrittiva del dovuto. Si tratta di un punto rilevante perché mette in discussione l’idea che il livello dei tassi sia sufficiente a stabilire quanto la politica monetaria stia effettivamente frenando l’economia. Il fatto che il costo del denaro sia elevato rispetto alla lunga fase successiva alla crisi finanziaria, osserva in sostanza, non significa che le condizioni finanziarie siano oggi così dure da ridurre domanda e investimenti.
Il nodo per la Fed
Una politica monetaria restrittiva condotta in condizioni normali dovrebbe raffreddare la domanda attraverso maggiori costi di finanziamento, ridurre gli investimenti e contribuire progressivamente a riportare l’inflazione sotto controllo. È proprio questo meccanismo che Druckenmiller ritiene non sia sufficientemente visibile nelle attuali condizioni finanziarie. “Credo nel buon senso e tutto ciò che bisogna fare è guardare ai prezzi degli asset in tutto il mondo”, ha osservato il gestore. La tesi porta quindi a una conclusione precisa sulle aspettative circa le prossime mosse della Fed: se i tassi non stanno realmente esercitando una pressione restrittiva sull’economia, la necessità di limitare i rialzi o anche tornare a tagliare potrebbe essere inferiore rispetto a quanto scontato da una parte dagli investitori.
📰 Leggi anche “Warsh più hawkish, ma per i gestori la stretta può attendere“
Cambio di prospettiva
Per i mercati, il tema va oltre la sola traiettoria dei Fed funds: un eventuale ridimensionamento delle aspettative di allentamento si inserirebbe infatti in un contesto in cui i Treasury devono già fare i conti con inflazione e un’offerta crescente di debito. Per Druckenmiller, dunque, il rischio è che Wall Street continui a concentrarsi sulla prossima mossa della Fed senza interrogarsi abbastanza sul presupposto da cui quelle aspettative prendono le mosse: quanto sia davvero restrittiva, oggi, la politica monetaria americana.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.