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State Street IM: negli USA maggio chiude a 185 miliardi di dollari. Reddito fisso in testa, posizionamento azionario più concentrato. Ora però il quadro sta cambiando: ecco come prepararsi alla prossima fase
Per gli exchange traded fund, maggio è stato un altro mese d’oro. Negli Stati Uniti gli afflussi hanno infatti toccato i 185 miliardi di dollari, superando i 177 miliardi di aprile e segnando il secondo miglior risultato di sempre. Il totale del 2026 ammonta per ora a 830 miliardi e, secondo State Street Investment Management, quota mille miliardi è a un passo: verrà raggiunta entro il 26 giugno. Ma se la corsa di questi strumenti non sembra conoscere ostacoli, qualcosa sta cambiando nel posizionamento degli investitori. E, con la stagione degli utili ormai conclusa, il principale motore della performance di mercato è destinato a spostarsi “dalla solidità dei fondamentali alla più incerta dimensione macroeconomica”.
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Reddito fisso in testa, ma il sentiment non è risk-off
L’analisi di State Street IM mostra anzitutto come a trainare i dati mensili siano stati i prodotti che investono nei bond, con afflussi record per 64 miliardi di dollari. Si tratta del 29% del totale raccolto da questi strumenti, ben al di sopra del 16% che il reddito fisso vanta sul complesso degli asset in ETF: un risultato che ha portato per la prima volta il patrimonio complessivo dei prodotti obbligazionari oltre i 2.500 miliardi di dollari. Secondo Matthew J. Bartolini, global head of research della società, questi numeri evidenziano il ruolo dell’asset come motore di crescita strutturale per l’industria e riflettono quattro tendenze di posizionamento.
Quattro tendenze di posizionamento
La prima è la ricerca di resilienza al carovita. “La persistenza delle pressioni inflazionistiche ha favorito afflussi per 2,6 miliardi di dollari verso gli ETF obbligazionari indicizzati alla dinamica dei prezzi”, analizza Bartolini. Si tratta del sedicesimo mese positivo degli ultimi diciassette, un periodo in cui questi strumenti hanno raccolto 19 miliardi. Il secondo trend riguarda la vendita di bond a lunga scadenza: spinti dai rischi macro e dall’ampliamento dei premi a termine, i fondi indicizzati sui Treasury statunitensi a lunga scadenza hanno infatti registrato deflussi per 1,4 miliardi e portato il rosso da inizio anno oltre i 5 miliardi. A influire sono stati poi anche tassi più alti e corsa alla liquidità. “Con la possibilità che non vi siano tagli al costo del denaro nel 2026”, evidenzia l’esperto, “gli ETF sui governativi ultra-short e a breve hanno raccolto 10 miliardi a maggio per afflussi da inizio anno di 50 miliardi”. Infine, importanti sono stati gli acquisti sul credito: i settori sensibili al credito hanno portato a casa 9 miliardi, in un contesto in cui le tendenze di crescita dei fondamentali restano resilienti.
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Posizionamento azionario più concentrato
Più concentrati invece i flussi verso i fondi azionari. Gli ETF USA, globali e dei mercati sviluppati internazionali si sono aggiudicati il 96% di tutta la raccolta: una percentuale superiore sia alla quota di raccolta registrata negli ultimi dodici mesi, pari all’87%, sia alla loro fetta di mercato in termini di asset, pari al 92%. Questo, fa notare Bartolini, evidenzia un appetito limitato per un passaggio pienamente risk-on e per allocazioni specifiche più granulari a livello regionale o di singolo Paese. “Gli investitori hanno invece scelto mercati ampi per esprimere ottimismo sulla crescita e sono rimasti al di sotto della loro media degli ultimi 36 mesi (+2,5 miliardi)”, precisa. Inoltre, gli strumenti su singoli Paesi hanno totalizzato più deflussi (21) che afflussi (18), invertendo la tendenza osservata finora quest’anno: nel 2026 28 mercati hanno il segno più, contro 15 con il segno meno.
Tech pigliatutto
La concentrazione è risultata evidente anche all’interno dei settori, che complessivamente hanno messo a segno un risultato positivo per 9 miliardi di dollari. Escludendo infatti il Tech, il totale cala a 4 miliardi. I comparti ciclici (-4 miliardi di dollari) e difensivi (-1,7 miliardi di dollari) hanno invece mostrato deflussi netti. “Considerando che solo tre settori hanno messo a segno rendimenti positivi a maggio”, osserva Bartolini, “questa scarsa profondità della raccolta non stupisce”. L’esperto segnala però come vi sia stata profondità all’interno dei flussi gravitanti intorno alla tecnologia: il 72% delle esposizioni settoriali e industriali legate a questo segmento ha infatti chiuso positivamente. Interessante è anche la rotazione verso il settore immobiliare: qui la raccolta non è stata sostenuta né da una forte dinamica dei prezzi né da una crescita o da un sentiment robusti sugli utili. “A fa da traino potrebbe essere il profilo di rendimento del real estate insieme alla sua correlazione positiva con l’inflazione”, analizza. Nel frattempo, l’energia ha proseguito la sua serie positiva (+500 milioni di dollari) nonostante un calo del 6%. Il totale da gennaio del settore ammonta a 12 miliardi, già oltre il precedente record su base annua di 11 miliardi del 2021.
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Prepararsi alla prossima fase
“Il contesto guidato dalla macroeconomia appare meno simile a una fase a gironi aperta a molti esiti e più simile a un turno a eliminazione diretta”, avverte quindi l’esperto, secondo cui il percorso futuro dipende tanto dai rischi macro quanto dalla resilienza dei fondamentali. A maggio, sottolinea, solo il 33% delle società dell’S&P 500 ha sovraperformato il rendimento dell’indice: un dato che si colloca nel 5° percentile inferiore. Ne deriva, a suo parere, che il passaggio dei titoli di giornale dai risultati a livello societario a un contesto plasmato dall’incertezza politica e dai conflitti geopolitici presenta minacce sia per le azioni sia per le obbligazioni. E giugno può essere irregolare, mette in guardia: “Dal 1956 i rendimenti medi dei trenta giorni si collocano al quarto peggior posto tra tutti i mesi dell’anno, con una media dello 0,14% rispetto a una normale media mensile dello 0,70%”. In una stagione come questa, rimarca quindi Bartolini, la costruzione del portafoglio richiede equilibrio e resilienza: “Più come una squadra dotata di profondità, struttura e una panchina solida, che come una formazione eccessivamente dipendente da un’unica stella o da un solo stile di gioco”, conclude.
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