Indagine Anasf-ET.Group: la maggioranza dei risparmiatori non ha compreso le etichette art. 8 e art. 9. E gli advisor sono consapevoli di non avere competenze approfondite. Intanto il tema della ESG identity delle SGR diventa centrale
In materia di investimenti ESG c’è un problema che accomuna consulenti finanziari e clienti: la scarsa conoscenza. Nonostante la minor euforia, a livello retail resta infatti elevato l’interesse per questi prodotti, e cresce anche l’attenzione verso chi quegli strumenti li costruisce o distribuisce, ma la maggioranza dei risparmiatori ammette di non aver compreso le etichette art. 8 e art. 9. Gli advisor, invece, stanno prendendo sempre più coscienza di non avere competenze così approfondite e che l’informazione sui fattori ambientali sociali e di governance è spesso da prendere con le molle. È quanto emerge dalla decima edizione della ricerca ‘L’evoluzione Esg consulente-cliente‘ realizzata da Anasf e ET.Group in occasione del salone.SRI, secondo cui anche se in generale c’è molto entusiasmo iniziale sull’idea di conoscere l’identità ESG dei gestori, questa resta una frontiera ancora largamente non compresa.
Per circa un consulente su tre, l’interesse dei clienti verso i prodotti ESG è aumentato rispetto al 2023. Tuttavia, si tratta del valore più basso registrato negli ultimi anni, a conferma che questi prodotti stanno uscendo dalla fase di euforia, a favore di un quadro di crescita più consistente e consapevole. Il 63% degli intervistati ha poi spiegato che gli investitori scelgono i prodotti che integrano un modello di valutazione ambientale, sociale e di governance perché rappresentano sia un’opportunità di maggior guadagno sia uno strumento di contenimento del rischio. In particolare il 35% degli advisor afferma che i risparmiatori investono in ottica di transizione, ossia in prodotti ESG i cui asset sottostanti non necessariamente sono già sostenibili, ma sono impegnati in una trasformazione in tal senso.
Aumentano i consulenti che ammettono di non sapere
Quanto a loro stessi, il 61% dei consulenti ritiene di avere buona conoscenza della finanza ESG. Tuttavia, per la prima volta negli ultimi cinque anni, cala la quota di coloro che definiscono la propria conoscenza del prodotto ESG ‘ottima’ e aumenta quella di chi la ritiene ‘sufficiente’ o ‘insufficiente’. Un cambiamento che sta proprio ad indicare la presa di coscienza da parte degli advisor sull’accresciuta complessità delle innumerevoli variabili ambientali, sociali e di governance di un prodotto. Non stupisce quindi che nella survey di quest’anno si sia registrata una flessione anche sul fronte formazione e informazione.
Lo studio mostra poi un’evoluzione dei clienti per quanto riguarda l’identità ESG delle SGR: non conta più solo il prodotto in cui si investe, ma si guarda anche al profilo di sostenibilità del gestore. L’obiettivo è infatti verificare la coerenza tra il prodotto e chi lo emette. La maggior parte dei consulenti dichiara di avere una buona (56%) o ottima (13%) conoscenza dell’identità ESG del gestore. E la maggioranza (83%) ritiene di essere in grado di valutare le SGR in tal senso, soprattutto attraverso sistemi di valutazione dell’identità ESG dei gestori adottati dalle reti o attraverso informazioni generali messe a disposizione dalla rete stessa.
Luigi Conte, presidente Anasf
“A riconferma del fatto che la formazione nel settore della consulenza non è mai troppa, anche quest’anno la categoria ha ritenuto migliorabili i propri livelli di conoscenza rispetto alle caratteristiche ESG di un prodotto e alla sostenibilità e identità ESG delle SGR”, osserva il presidente di Anasf Luigi Conte. Che sottolinea l’importanza dell’attività che gli advisor svolgono con i risparmiatori “per far loro comprendere pienamente il valore degli investimenti ESG attraverso un’azione di sensibilizzazione che è in capo principalmente a noi consulenti finanziari e non è favorita, come affermato dal 57% dei colleghi e delle colleghe, dalla classificazione Sfdr art. 8 e art. 9”.
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