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Dalle consultazioni della Commissione europea emerge la necessità di superare criticità legate alla coerenza con altre normative e altre disfunzioni del quadro
Gli attori europei dell’industria del risparmio gestito hanno un giudizio generalmente positivo sulla Sfdr (Sustainable Finance Disclosure Regulation) ma al contempo sono convinti che il framework introdotto dal regolamento sia poco chiaro su alcuni aspetti chiave, introduca requisiti di divulgazione poco rilevanti e presenti criticità legate alla carenza di dati disponibili. È quanto emerge dal report che sintetizza i feedback ricevuti dalla Commissione europea in merito alla consultazione aperta sulla revisione della normativa. Dal documento è infatti emerso un “sostegno agli ampi obiettivi perseguiti ma opinioni divise riguardo alla misura in cui il regolamento ha raggiunto questi obiettivi durante i suoi primi anni di attuazione”.
L’89% dei rispondenti alle consultazioni ritiene che l’obiettivo di rafforzare la trasparenza attraverso le disclosure legate alla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari sia ancora rilevante oggi. Una risposta condivisa anche da Assogestioni, che ha inviato i propri commenti in risposta alle consultazioni. Inoltre, il 94% dei rispondenti concorda sul fatto che optare per un quadro di disclosure a livello Ue sia più efficace rispetto alle misure nazionali a livello degli Stati membri.
Allo stesso tempo, però, il 77% dei rispondenti – tra cui Assogestioni – ha anche evidenziato le principali limitazioni del quadro regolamentare, già citate in precedenza. Secondo molti stakeholder, queste limitazioni hanno ridotto l’efficacia e l’applicabilità del quadro di regole introdotto dal regolamento. Le consultazioni hanno inoltre evidenziato un generale consenso sulla necessità di garantire coerenza nell’ambito del più ampio quadro della finanza sostenibile: su questo punto, molti hanno individuato problemi con le interazioni tra la Sfdr e la Tassonomia, la Csrd, le norme della Mifid 2 e della IDD in materia di sostenibilità e i benchmark UE sul clima. Per Assogestioni, è particolarmente particolarmente critico l’aspetto relativo alla coerenza tra Sfdr e Mifid 2.
Le criticità evidenziate nelle consultazioni portano a sfide di attuazione e costi operativi, e di conseguenza le organizzazioni che hanno risposto alla consultazione hanno chiesto ulteriori miglioramenti nella coerenza complessiva del quadro generale.
In merito a specifici punti del regolamento, sono emerse opinioni divise riguardo alla rilevanza delle disclosure a livello di entità: in particolare, non c’è stato consenso riguardo all’utilità delle divulgazioni a livello di entità sulle politiche di remunerazione (39% a favore, 26% contro) e sui principali impatti avversi (31% a favore, 31% contro). Al riguardo, Assogestioni ha espresso un sostegno sulle disclosure a livello di entità, soprattutto per quanto riguarda i PAI (principali impatti avversi).
Le risposte hanno inoltre mostrato un certo sostegno per i requisiti attuali di trasparenza sulle politiche di rischio sulla sostenibilità (con il 49% delle risposte a favore, il 15% contro). Una grande maggioranza dei rispondenti ha chiesto che tali requisiti di disclosure siano semplificati e armonizzati nell’ambito del quadro della finanza sostenibile, mentre molti hanno paventato la potenziale sovrapposizione sulla disclosure sui PAI ai sensi della Sfdr e della Csrd.
Il report parla di un sostegno alla possibilità di stabilire requisiti uniformi di divulgazione per tutti gli strumenti finanziari offerti nell’Unione, così come ulteriori divulgazioni per i prodotti che fanno affermazioni sulla sostenibilità: il 56% dei rispondenti ritiene che Bruxelles dovrebbe imporre requisiti standardizzati per garantire una concorrenza leale e migliorare la comparabilità. Una posizione non condivisa da Assogestioni: secondo l’Associazione, sarebbe meglio stabilire requisiti minimi per la divulgazione, perché imporre gli stessi standard di sostenibilità anche per i prodotti privi di un “ESG claim” potrebbe risultare fuorviante per gli investitori. Altri rispondenti contrari hanno inoltre evidenziato i costi associati e la potenziale mancanza di rilevanza di tali iniziative. Il 55% concorda poi sul fatto che i prodotti che fanno affermazioni sulla sostenibilità dovrebbero fornire ulteriori divulgazioni a supporto delle loro affermazioni.
Sì alla categorizzazione volontaria. Ma restano dei nodi
Le consultazioni hanno registrato un forte sostegno (anche da parte di Assogestioni) per un sistema di categorizzazione volontaria regolamentato a livello comunitario: una grande maggioranza dei rispondenti ritiene che le categorie di prodotti sostenibili dell’UE siano necessarie per un sistema di distribuzione efficiente basato sulle preferenze ESG degli investitori (69%), per contrastare il greenwashing (64%) e per agevolare gli investitori professionali (72%) o retail (80%) nella comprensione delle strategie e degli obiettivi relativi alla finanza etica. Oltre il 70% ritiene poi che le sole disclosure non siano sufficienti per raggiungere questi obiettivi.
Uno dei punti critici della revisione riguarda i due diversi approcci proposti a un potenziale sistema di categorizzazione: non è infatti emersa una posizione chiara sull’opportunità di usare nuovi criteri (al posto di art. 8 e 9) o se gli articoli 8 e 9 debbano essere convertiti in categorie di prodotto formali chiarificando e aggiungendo parametri per sostenere i concetti già esistenti. Su questo punto Assogestioni propone una terza via: una sintesi dei due approcci che mantenga una continuità nel conservare le definizioni Sfdr ma con una sostanziale revisione per superare le attuali ambiguità.
Disclosure semplici e confrontabili
Anche se le opinioni differiscono sull’approccio da adottare, tra i rispondenti sono emersi principi concordi per le categorie e i criteri sottostanti. In primo luogo, una grande maggioranza del campione ha sottolineato l’importanza di una facile comprensibilità per gli investitori retail. C’è stata dunque una convergenza verso la richiesta di disclosure semplici e confrontabili per aiutare i risparmiatori a capire gli obiettivi di investimento dei prodotti, le strategie utilizzate per raggiungerli e il monitoraggio delle prestazioni ESG. Il secondo aspetto emerso è la dimensione internazionale: pur riconoscendo che un allineamento completo con i sistemi di categorizzazione dei Paesi terzi potrebbe non essere fattibile, la maggior parte delle risposte conteneva esortazioni a consentire l’applicabilità all’estero. Inoltre, è stata richiesta l’introduzione di criteri che siano neutri rispetto agli asset e applicabili a tutti i tipi di prodotti finanziari.
Finanza di transizione: un concetto da introdurre
Un aspetto particolarmente rilevante è stato poi rappresentato dalla richiesta di integrare il concetto di finanza di transizione, fortemente sollecitata anche da Assogestioni: nelle risposte è emerso infatti un sostegno schiacciante (72% delle risposte) per creare una categoria specifica per i prodotti con un focus sulla transizione, finalizzati a migliorare il profilo di sostenibilità degli asset in cui investono.
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