FocusRisparmio ha chiesto ad Alessandro Terzulli, chief economist di SACE, di ripercorrere la Mappa del rischio credito della società con un focus specifico sui mercati emergenti per capire come nello scenario attuale si distribuiscano opportunità e sfide a livello globale
Alessandro Terzulli, chief economist di SACE
La Mappa del rischio SACE è uno strumento che ha l’obiettivo di identificare le diverse tipologie di rischio cui si espone un’impresa italiana nell’operare all’estero. In particolare, si basa sull’analisi del “rischio di credito” in circa 200 paesi, dove per rischio di credito si intende l’eventualità che la controparte estera (sovrana, bancaria o corporate) non sia in grado o non sia disposta a onorare le obbligazioni derivanti da un contratto commerciale o finanziario. A ciascun paese è associato un punteggio da 0 a 100 (dove 0 rappresenta il rischio minimo e 100 il rischio massimo) ottenuto come media semplice dei tre rischi di credito per tipo di controparte sopra menzionati.
Dei 194 Paesi analizzati, rispetto al 2020, 22 migliorano, 52 restano stabili e 120 peggiorano nel loro grado di rischio del credito nel 2021. La crisi pandemica ha contribuito a un ulteriore incremento del debito mondiale, impattando negativamente sul quadro creditizio internazionale. Non mancano però segnali di resilienza che si aggiungono alla ripresa nelle economie che meglio hanno affrontato e stanno affrontando l’emergenza sanitaria. FocusRisparmio ha chiesto ad Alessandro Terzulli, chief economist di SACE, di ripercorrere la Mappa del rischio credito della società con un focus specifico sui mercati emergenti per capire come nello scenario attuale si distribuiscano opportunità e rischi a livello globale.
I mercati emergenti si sono trasformati da asset class relativamente omogenea a un insieme di mercati nazionali altamente differenziati, influenzati da fattori politici, economici e strutturali specifici
Nel nuovo outlook quinquennale, la casa di gestione descrive il passaggio a un nuovo paradigma economico. Ecco come AI, riconfigurazione delle catene globali e ritorno degli investimenti fisici ridisegnano lo scenario macro
Il nuovo country head Italia della casa indica nel cliente il fulcro della strategia tricolore. E individua in private reti, banche e distribuzione istituzionale i canali di crescita. Dalla tecnologia alle strategie quantitative, tanti i motori dell’offerta. Ma sull’azionario serve un nuovo approccio: “Europa ed EM pronti al sorpasso sugli USA”
Dopo una stagione di sottoperformance, l’azionario EM ha avviato un recupero che il gestore Alison Shimada ritiene possa essere pluriennale. Valutazioni più contenute, dividendi, buyback e una maggiore centralità dell’Asia nella catena dell’AI sostengono il quadro. Ma volatilità e geopolitica impongono gestione attiva
La casa svizzera resta positiva sulle Borse nonostante l’inflazione persistente e l’incertezza geopolitica. Sovrappeso su emergenti, Giappone e banche europee. Sul credito la selezione premia duration breve, high yield e CLO, mentre gli hyperscaler restano fuori dai portafogli. Attenzione anche all’oro
Secondo gli Institutional Investor Indicators di State Street, agosto conferma uno scenario favorevole agli asset rischiosi. Tech sempre in testa, mentre prosegue la rotazione dal reddito fisso verso la liquidità
Secondo il gestore obbligazionario Anthony Kettle, la dispersione delle valutazioni apre spazi nel credito corporate. Mentre sul fronte sovrano il focus si sposta sull’America Latina. Ma per proteggersi dagli shock, meglio guardare all’azionario
Geopolitica frammentata, convergenza tra mercati pubblici e privati, intelligenza artificiale ancora senza un padrone: il report CAIA ‘The World Rewired’ fotografa una trasformazione senza precedenti
Materie prime, petrolio e rendimenti reali da record proiettano il Paese sotto i riflettori degli investitori. Ma l’economia domestica arranca, il deficit pubblico brucia l’8% del PIL e a ottobre si vota
Dopo anni trascorsi ai margini delle strategie di investimento, le economie in via di sviluppo stanno riconquistando la scena. Alla base di questo ritorno ci sono fondamentali più solidi, una minore dipendenza dal dollaro e la ricerca di alternative ai mercati occidentali
Secondo Thomas Christiansen, responsabile della casa per il debito emergente, l’asset class promette di spingere la frontiera efficiente dei portafogli obbligazionari grazie a un bassa correlazione con il quadro macro. “Da Fed e BCE nessun impatto”. E sugli spread niente paura: “Riflettono il miglioramento dei fondamentali”.
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