L’intesa prevede tariffe al 15% anche sulle auto e 550 miliardi di dollari di investimenti negli States da parte di Tokyo. T. Rowe Price: un buon risultato che avrà un impatto positivo sui titoli del Nikkei
A poco più di una settimana dalla scadenza del primo agosto, Stati Uniti e Giappone hanno trovato l’intesa sui dazi. Quello che il presidente americano Donald Trump ha definito “l’accordo forse più importante mai fatto” prevede tariffe commerciali al 15% sulle auto e sugli altri beni nipponici (ben al di sotto del 25% minacciato a inizio mese) e investimenti negli USA per 550 miliardi da parte di Tokyo. Una svolta che ha messo le ali ai mercati e fatto chiudere il Nikkei sui massimi dell’anno, +3,51% a quota 41.171,32 punti, con il settore automotive a guidare la corsa. Per molti investitori si tratta infatti di un risultato positivo per il Paese asiatico, viste le premesse, e secondo alcuni potrebbe favorire l’azionario giapponese.
Trump non ha diffuso i dettagli dell’intesa, ma sul social Truth ha affermato che “creerà migliaia di posti di lavoro” e che il 90% dei profitti degli investimenti annunciati andranno agli USA. Tokyo è il principale investitore straniero negli States e le sue merci erano già soggette a dazi del 10%, fatta eccezione per le tariffe al 25% in vigore sul settore automobilistico (che genera l’8% dei posti di lavoro). “Forse la cosa più importante è che il Giappone si aprirà al commercio”, ha aggiunto il tycoon. Dal canto proprio, il premier nipponico Shigeru Ishiba ha spiegato che verranno anche incrementate le importazioni di riso dall’America entro il limite di quella nota come quota di ‘accesso minimo’ e ha posto fine al dibattito apertosi a livello nazionale rimarcando l’assenza di concessioni tali da indebolire il settore agricolo del Paese. Quanto ai 550 miliardi di dollari, Ishiba si è solo limitato a precisare che la cifra si riferisce a prestiti e a investimenti.
Un buon risultato anche sul fronte politico
Shigeru Ishiba, primo ministro del Giappone
Secondo Dan Hurley, portfolio specialist di T. Rowe Price, si può parlare di un buon risultato sia dal punto di vista commerciale che politico. Le speculazioni sulle possibili dimissioni di Ishiba (riportate dai media locali ma smentite dal diretto interessato) sono infatti considerate dall’esperto positive per il mercato, perché riducono la probabilità che il Partito Democratico Costituzionale entri a far parte della coalizione di governo e attui le sue note politiche fiscali restrittive. Lunedì scorso l’esecutivo ha perso la maggioranza anche nella Camera Alta del parlamento nazionale, dopo che pochi mesi fa è stato costretto a formare un governo di minoranza nella più potente Camera Bassa. Per Hurley, considerando che il ministro Akazawa ha raggiunto rapidamente un accordo durante la sua visita negli Stati Uniti, è quindi plausibile che i preparativi per l’intesa fossero già stati avviati. E la tempistica dell’annuncio dopo la débâcle elettorale sembra essere legata a motivi politici.
Daniel Hurley, portfolio specialist di T. Rowe Price
“Considerando la rapidità e i termini favorevoli dell’accordo sui dazi”, prosegue Hurley, “riteniamo che queste notizie siano positive per l’azionario giapponese. Lo specialista sottolinea però come le tariffe sull’acciaio e sull’alluminio e i negoziati sull’aumento delle spese per la difesa non siano inclusi nell’intesa. “Gli indici azionari hanno registrato un forte rialzo e lo yen giapponese si è apprezzato”, osserva, “riteniamo che il valore equo della valuta rispetto al dollaro statunitense sia compreso tra 120 e 140”. Su un orizzonte temporale di tre-cinque anni, l’esperto resta ottimista sull’equity locale. “Tokio è un mercato aperto e ciclico che sarà soggetto alla salute del commercio e dell’economia globali”, afferma. E anche se il Paese deve inoltre fare i conti con un deterioramento demografico, è sua opinione che si tratti di un problema ben noto e quindi ampiamente scontati dai mercati: “Le valutazioni non sono affatto eccessive e gli scambi sono vicini alla media”, fa notare. A suo parere, l’accordo commerciale con gli Stati Uniti rafforza le relazioni bilaterali a livello strategico ed economico, mentre “anche la riforma della corporate governance continua a progredire e offre notevoli opportunità”.
Dopo un 2025 favorevole a tutte le asset class, il nuovo anno si apre come un anno di grandi potenzialità per il reddito fisso, tra rendimenti di partenza interessanti, divergenze macro e inefficienze da sfruttare
Secondo il report Big Ideas 2026, l’IA sta innescando una fase di accelerazione strutturale che trasformerà interi settori dell’economia globale e catalizzerà investimenti per 1.400 miliardi in datacenter. Dai robo-taxi alla sanità ‛intelligente’, ecco gli altri trend emergenti. E attenzione al boom degli asset digitali
Secondo Preqin, l’anno si è chiuso con un massimo storico di afflussi. E il merito è soprattutto dei mega fund. Crescono però anche asset e taglia delle operazioni, mentre l’aumento della dry powder sposta il focus sulla capacità di deployment. Tlc e data center guidano l’attività, con gli USA al centro grazie a cloud e IA
Secondo l’agenzia, al momento un cambio di regime completo è improbabile. Ma la tensione è destinata a rimanere alta. Ecco cosa può accadere e il potenziale impatto sul credito
La società vede mercati meno lineari e una maggiore variabilità delle performance. Valutazioni elevate, rischi geopolitici e incertezze sull’AI richiedono un approccio selettivo. Attenzione al reddito fisso e a opportunità mirate anche nei mercati emergenti
Pe il governatore di Bankitalia, la Capital Markets Union e la Banking Union sono due esempi della mancata integrazione. “L’economia globale ha retto ai dazi: mercati più furbi, hanno riallocato”. Ma fare previsioni è diventato impossibile
I prezzi in Gran Bretagna accelerano al 3,4% nel mese di dicembre, spinti da alimentari e rincari natalizi. Ma la Bank of England continua ad essere ottimista sul ritorno al 2% obiettivo entro primavera. Per i gestori, nessuna sforbiciata ai tassi fino ad aprile
La boutique britannica fondata da Massimo Baggiani e Andrea Andreis punta su asset sottovalutati, nicchie azionarie e diversificazione estrema per intercettare alpha fuori dai radar del mercato
Groenlandia, incertezze sulla Fed e dollaro debole promettono di alimentare il rally. Ma c’entrano anche gli acquisti delle banche centrali, il ruolo della Cina e gli ETF. Ecco come aggiustare il portafoglio, secondo cio di Vontobel WM Sim Gianni Piazzoli
La maggiore visibilità delle società tecnologiche tra gli emittenti del settore riapre il dibattito sul profilo di rischio del credito. Ma per il fund manager Al Cattermole, si tratta solo di un cambiamento nei comportamenti finanziari. Approccio più selettivo e attenzione alla struttura del capitale le vie per affrontarlo”
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio