La piattaforma di trading mira a diventare un ecosistema integrato di investimento, in grado di offrire al pubblico retail approcci diversificati e orientati al lungo termine. Parola del country head Italy Massimo Citoni
Massimo Citoni, country head Italia di eToro
Non solo gli accordi con BlackRock, Amundi e Franklin Templeton ma anche l’integrazione di strategie firmate da specialisti della gestione passiva o di asset class meno convenzionali come Ark Invest e WisdomTree. In un contesto che vede il comportamento degli investitori trasformarsi in maniera strutturale, sotto la spinta della geopolitica insieme a fattori come l’innovazione tecnologica e la crescente educazione finanziaria, la strada scelta da eToro per interpretare il nuovo paradigma all’orizzonte passa propria da questo: spogliarsi dei panni di trading platform pura per diventare un ecosistema integrato di investimento, in grado di offrire al pubblico retail approcci più diversificati e orientati al lungo termine rispetto a logiche meramente opportunistiche. Una missione ben interiorizzata dal Massimo Citoni, country head Italia della società, che rilancia: “Vogliamo ridefinire l’accesso alle strategie finanziarie e il ruolo stesso degli intermediari digitali”.
Con le partnership siglate, eToro sta evolvendo in un distributore di soluzioni di investimento gestito. Possiamo leggere queste operazioni come parte di una strategia strutturale di ‘platformizzazione’ del risparmio. Quali saranno le prossime tappe?
In eToro vediamo il nostro ruolo non solo nell’accesso ai mercati, ma nel sostenere un’evoluzione strutturale del comportamento degli investitori. Vogliamo essere abilitatore di un modo di investire più semplice, diversificato e orientato al lungo periodo. Negli anni siamo passati da piattaforma associata al trading a ecosistema completo che integra strumenti per la costruzione di portafogli e soluzioni gestite. Le partnership con grandi asset manager e l’integrazione di strategie di partner come Ark Invest e WisdomTree vanno in questa direzione: un modello di distribuzione digitale in cui la piattaforma è punto d’incontro tra tecnologia, mercati e soluzioni di qualità istituzionale. Le prossime tappe andranno nella direzione di un ulteriore rafforzamento di questo impianto, con l’ampliamento dell’offerta di portafogli modello e di strategie tematiche o passive. L’obiettivo è consolidare un trend di platformizzazione del risparmio in cui il pubblico retail possa accedere a soluzioni un tempo riservate a segmenti più sofisticati del mercato.
Come funziona la piattaforma e in che modo si articola la gamma di prodotti attualmente offerti? Quanto tutto questo cambia il posizionamento competitivo di eToro rispetto ai broker tradizionali e ai robo-advisor?
eToro è una piattaforma multi-asset nata per aprire i mercati a un pubblico ampio, con una community in cui gli utenti imparano anche tramite l’interazione. Puntiamo su accessibilità, trasparenza e conoscenza condivisa. E lo facciamo anche grazie ai pro investor, le cui strategie possono essere replicate. La nostra filosofia, in particolare, si declina su vari aspetti. Il primo è la disponibilità degli strumenti: offriamo accesso a oltre 11mila titoli equity su 26 diversi mercati sia su titoli reali che tramite ETF per intero o frazionati, cui si sommano valute e materie prime così come cripto-asset. Abbiamo inoltre la nostra gamma di portafogli intelligenti: panieri azionari o multi asset tematici, sviluppati sia internamente sia in collaborazione con i nostri partner, che non prevedono commissioni di gestione. La seconda direttrice è la modalità di investimento: l’utente può infatti operare direttamente o scegliere di impostare un piano di accumulo a partire da 10 dollari su ogni classe d’attivo in offerta. Un ulteriore aspetto è il supporto tecnologico: siamo stati i primi a dare la possibilità di acquistare bitcoin e adesso ci poniamo all’avanguardia nell’integrazione dell’AI all’interno del processo di investimento. Non un sostituto all’investitore ma un enabler in grado di fornire informazioni che prima potevano essere ad appannaggio dei soli investitori istituzionali.
A oggi qual è il target di clienti a cui vi rivolgete? E nuovi segmenti cui siete interessati a guardare? Ci sono peculiarità per la distribuzione in Italia?
L’investitore medio di eToro ha circa 37 anni, con una forte concentrazione nelle fasce 25-44 anni. Ci rivolgiamo in maniera indiscriminata a chi desidera investire ma soprattutto alle nuove generazioni, cercando di lavorare molto sull’educazione finanziaria per far comprendere come la sostenibilità economica nel lungo termine sia sempre più correlata a una gestione consapevole e proattiva dei propri risparmi. Per quanto riguarda l’Italia, osserviamo peculiarità molto interessanti: rispetto agli investitori delle principali economie europee, gli italiani sono i maggiori utilizzatori di sistemi di investimento automatico come i piani di accumulo del capitale (PAC). Questo dimostra un forte interesse per strategie disciplinate, diversificate e di lungo termine. Guardando al futuro, consideriamo la Penisola un mercato con ampi margini di sviluppo e puntiamo ad avvicinare sempre di più i giovani proprio attraverso le nostre iniziative accademiche.
Prodotti un tempo riservati al private banking sono ora accessibili a tutti. Pensa si possa parlare di democratizzazione delle strategie istituzionali? Da dove nasce questa esigenza e come cambierà il mercato?
La missione fondamentale di eToro è sempre stata democratizzare l’accesso alla finanza. Dieci anni fa sembrava utopia: oggi stiamo assistendo esattamente a questo. Si tratta di un’esigenza che nasce da una maturazione degli investitori stessi: si osserva infatti un progressivo allontanamento dalle strategie opportunistiche su singoli titoli in favore di un approccio più strutturato, diversificato a livello globale e attento ai costi. Un cambiamento che nel medio termine spingerà il mercato verso una maggiore trasparenza e costringerà l’intero settore a innovare, abbassando le barriere all’ingresso.
L’uso massiccio degli ETF come building block sarà il futuro dell’industria? Quali trend intravede nell’universo passivo?
Negli ultimi due-tre anni abbiamo assistito a un cambiamento strutturale: inizialmente gli ETF venivano usati in modo tattico per ottenere esposizione rapida a certi indici, mentre oggi sono i pilastri fondanti per la costruzione di portafogli di lungo periodo. Per il futuro, intravediamo tendenze forti verso gli ETF tematici e settoriali. Stiamo inoltre osservando grande interesse verso l’innovazione dirompente, dall’intelligenza artificiale ai semiconduttori fino allo sviluppo del quantum computing. Un altro trend in forte espansione è rappresentato da difesa europea e sicurezza, mentre le dinamiche dei tassi di interesse stanno contribuendo a generare un rinnovato interesse per l’obbligazionario e la gestione della liquidità.
Dove porterà la continua convergenza tra fintech e asset management? Quali saranno le maggiori innovazioni per i modelli di business?
Il risultato saranno servizi sempre più personalizzati e accessibili. In eToro la tecnologia e l’intelligenza artificiale sono già oggi centrali per migliorare l’esperienza d’investimento, aiutando gli utenti a interpretare flussi, dati e dinamiche dei mercati in modo più efficiente. L’innovazione maggiore per i modelli di business sarà proprio la capacità di fondere l’interfaccia intuitiva e le community del fintech con la solidità analitica del risparmio gestito tradizionale. Strumenti guidati dagli algoritmi, che permettono agli utenti non solo di creare ma anche di condividere e scalare strategie all’interno di un ecosistema sempre più globale, stanno già ridisegnando le modalità con cui ciascuno di noi interagisce con la finanza.
Ritorno della geopolitica e ondata di volatilità. Avete notato un cambiamento nella domanda in conseguenza a questo quadro? Come avete modificato il vostro approccio, se si è reso necessario farlo?
Grazie a una community di oltre 40 milioni di investitori possiamo contare su un osservatorio privilegiato. L’ondata di volatilità seguita all’intensificarsi delle frizioni geopolitiche ha portato inizialmente a una maggiore esposizione verso i titoli della difesa e successivamente, nel primo trimestre 2026, a un un’ulteriore diversificazione verso le azioni delle big oil statunitensi. Nel complesso però, guardando soprattutto ai risultati dell’ultimo sondaggio trimestrale condotto su un campione di 11mila investitori a livello globale non necessariamente utenti della piattaforma, non abbiamo visto particolari cambiamenti, segnale che le decisioni prese dagli investitori guardano all’attualità mantenendo un’ottica di lungo periodo.
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