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Per Benoit de Laval, fund manager di Axa IM, il segmento promette di resistere alle turbolenze provenienti sia dagli USA che da Francia e Germania. Ma per sfruttarlo serve selezione. Dalla duration al focus settoriale, ecco su cosa punta la casa d’Oltralpe
Con la BCE già proiettata al meeting di politica monetaria in programma per dicembre, si moltiplicano gli interrogativi degli investitori su come posizionarsi rispetto al mercato finanziario europeo. La decisione non è infatti di quelle facili da prendere, soprattutto alla luce dei recenti moniti lanciati da alcuni esponenti di spicco dell’Eurotower e della difficile situazione che si prospetta per le due economie leader del blocco: Francia e Germania. Secondo Benoit de Laval, fund manager di Axa Investment Managers, c’è però un’asset class capace di dare il meglio proprio in momenti di incertezza come questi: il credito. Da qui, la scelta della casa puntare su un fondo dedicato per estrarre tutto il valore possibile dal comparto.
Qual è la situazione di questo mercato e come potrebbe cambiare con il prossimo incontro della BCE?
La nostra previsione iniziale era ottimistica in ragione principalmente di tre fattori: validi fondamentali del comparto, minori timori per le recessione, i tagli dei tassi intrapresi dalla BCE. E nonostante le elezioni presidenziali negli USA abbiamo aumentato l’incertezza, rendendo più sfidante l’ambiente macroeconomico, siamo ancora convinti che questo mercato sia relativamente resiliente. Prevediamo infatti che i fattori tecnici restino solidi anche in futuro, alimentati tanto dalla continua ricerca di rendimento quando dagli afflussi verso il reddito fisso o dal rallentamento di investimenti aziendali e acquisizioni.
Più in generale, che scenario prevede per questa classe di attivi nel 2025?
Restiamo fiduciosi nello scenario di ‘soft landing’. Nonostante l’insolito inasprimento monetario che abbiamo sperimentato negli scorsi mesi, vediamo infatti una crescita positiva sia in Europa che negli Stati Uniti. Crediamo inoltre che i costi più bassi, incentivati dalle politiche delle stesse banche centrali, supporteranno l’economia. In generale, intravediamo davvero pochi fattori capaci di minare la resilienza del mercato nei prossimi mesi: il tasso di risparmio delle famiglie resta elevato, la crisi energetica si sta attenuando, la disoccupazione viaggia sui minimi storici, i salari reali crescono e i tassi di indebitamento diminuiscono. Senza contare che, se qualcosa dovesse andare storte, Fed e BCE hanno fatto capire di essere pronte a intervenire.
Non la preoccupa la situazione di Germania e Francia, specie per i riflessi che potrebbe avere sui default rate?
In Germania, l’incertezza politica si somma a un produzione industriale stagnante e alla debole domanda di esportazioni. Tra i maggiori problemi della Francia rientrano invece pressioni fiscali che derivano dall’aumento perlopiù della spesa pubblica. Si tratta certamente di sfide che possono aumentare le vulnerabilità settoriali e far crescere i rischi di default in alcune aree, ma tanto Parigi quanto Berlino mantengono solide fondamenta economiche e strumenti politici in grado di mitigare eventuali impatti di sistema sull’economia dell’Eurozona. Non possiamo quindi che aspettarci un impatto limitato sugli spread del credito, anche se manteniamo selettività e una gestione del rischio proattiva per navigare le incertezze.
Quali strategie dovrebbero essere adottate per investire nel credito europeo considerando questo scenario?
Un approccio dinamico è essenziale per adattarsi alle mutevoli condizioni del mercato e capitalizzare sulle opportunità riducendo i rischi. Servono quindi strategie che privilegino la flessibilità e permettano agli investitori di affrontare le fluttuazioni senza precludersi buoni rendimenti aggiustati per il rischio. Non solo. Un altro fattore fondamentale per costruire portafogli resilienti e poco concentrati è la diversificazione strategica tra settori, emittenti e strutture di capitale: sotto questo profilo, crediamo che il settore bancario continuerà a generare buoni risultati e che l’immobiliare beneficerà di un calo nei costi di finanziamento.
E per quanto riguarda la duration? Con la curva dei rendimenti che sembra finalmente normalizzarsi, come devono comportarsi gli investitori?
L’era dei rincari al costo del denaro è ormai alle spalle, poiché l’inflazione è sotto controllo e il rallentamento economico si dimostra ben avviato. Mantenere una duration positiva, in caso di stress di mercato, potrebbe quindi agire come ammortizzatore naturale. In particolare, gli investitori dovrebbero concentrarsi su orizzonti di cinque o al massimo dieci anni: questo segmento di solito beneficia di una visione economica stabilizzata e di una ridotta volatilità dei tassi di interesse. Per chi invece vuole prestare più cautela o si ritrova a operare in ambienti incerti, non c’è altra via che costruire un’esposizione più breve.
Nell’offerta della casa, figura un prodotto dedicato proprio a questo segmento. Che caratteristiche ha?
L’Axa IM Euro Credit Total Return è un fondo gestito attivamente che opera indipendentemente da qualsiasi benchmark. Si tratta di uno strumento progettato per adattarsi in maniera dinamica alle condizioni di mercato, segmentando l’universo investibile in tre categorie di rischio alle quali allocare quote diverse portafoglio a seconda delle circostanze: difensiva, intermedia e aggressiva. Una strategia non vincolata che ha come obiettivo, insomma, quello di massimizzare i ritorni indipendentemente dal ciclo economico. I due principali driver di performance sono l’allocazione tra investment grade e high yield e la gestione della duration. A livello geografico, ci concentriamo invece sull’Eurozona senza precluderci la possibilità di investire anche nei mercati in dollari o sterline qualora se ne presentino le opportunità.
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