BCE, pausa scontata. Per i gestori Lagarde non ripeterà gli errori del 2022
Analisti divisi su un possibile rialzo dei tassi nel corso dell’anno, che il mercato ha già iniziato a prezzare. Decisiva sarà la durata della crisi nello Stretto di Hormuz
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Il mercato asiatico ha da qualche tempo un altro protagonista: la Corea del Sud. Nonostante un presidente da poco destituito e a rischio pena di morte, una grossa fetta della leadership politica condannata per corruzione, colossi industriali noti per la loro opacità finanziaria, una popolazione in forte calo e proteste di massa continue, il mercato azionario di Seul ha guadagnato in un anno circa il 90%. A far da traino sono stati soprattutto i titoli dei semiconduttori, con il settore tecnologico cresciuto di oltre l’80% dai minimi di aprile. Per i gestori, oltre al boom globale dell’AI, il merito è delle riforme sulla governance: queste, e quelle che si prevede verranno varate nei prossimi mesi, hanno sostenuto e continueranno a sostenere la ripresa. Ma non è tutto. Ad attirare l’interesse degli investitori c’è anche un altro fattore determinate: le valutazioni convenienti.
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“La Corea sta compiendo un miracolo economico”, afferma Alexis Bienvenu, fund manager di La Financière de l’Echiquier. Dietro questa svolta, secondo l’esperto ci sono due fattori chiave. Il primo è uno Stato che guida l’economia con mano ferma, a suon di piani quinquennali, imponendo alle aziende regole severe di governance. “Con il programma ‘Value up’ lanciato nel 2024, Seul obbliga i grandi conglomerati nazionali a seguire regole di trasparenza finanziaria e di rispetto degli azionisti di minoranza”, spiega. Il risultato è che il prezzo di Borsa delle aziende, rispetto al loro valore contabile, è passato da un livello estremamente basso (0,8) all’attuale 1,5. E che i flussi di investimenti internazionali sono saliti ai massimi degli ultimi cinque anni. Secondo motore di crescita, per Bienvenu, è la concentrazione degli investimenti sull’intelligenza artificiale in segmenti chiave in cui l’industria domestica eccelle. “La Corea è diventata il fornitore mondiale indispensabile di alcuni componenti, in particolare delle memorie ad alta larghezza di banda (HBM) necessarie per i chip di Nvidia, ma punta anche a diventare un pioniere nell’uso dell’AI in senso lato”, precisa.
I risultati di sono sotto gli occhi di tutti. “In un anno, SK Hynix, società leader nelle memorie HBM, è cresciuta di oltre il 260%, Samsung del 170%, mentre i Magnificent 7 americani si sono accontentati del 23%”, fa notare Bienvenu. Che sottolinea come questi titoli siano pagati 7-12 volte soltanto gli utili del prossimo anno, mentre i colleghi a stelle e strisce arrivano a quasi 30 volte. Ovviamente, chiarisce, i leader coreani non sono ancora in grado di competere né per dimensioni né per prestigio con i loro concorrenti USA. Ma, rimarca, “alla luce di una dinamica eccezionale e di una valutazione tutto sommato moderata, c’è da scommettere che le star coreane continueranno a splendere per molto tempo ancora”.
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Sulla stessa lunghezza d’onda Jonathan Pines, head of Asia ex-Japan di Federated Hermes, che attribuisce circa la metà del guadagno dei titoli coreani alle riforme della governance. L’esperto fa però notare come il nuovo capitale confluito nel mercato di Seul si sia concentrato su temi che stanno ottenendo buoni risultati a livello globale: “La memoria e l’intelligenza artificiale, la difesa, i broker azionari che sono titoli ad alto beta su un mercato in crescita, l’ingegneria pesante e, ultimamente, la robotica”. Pines è convinto che il rialzo continuerà, perché il mercato rimane conveniente e perché le riforme proseguiranno, ma invita anche a guardare altrove.
Anche Mali Chivakul, emerging markets economist di J. Safra Sarasin, rimarca come il tech non sia affatto sopravvalutato, nonostante la forte performance. “Ha registrato una ripresa in linea con la redditività relativa, a dimostrazione del fatto che il rialzo è stato ben sostenuto dagli utili”, analizza. Sebbene ciò contrasti i timori di una bolla, a suo parere è probabile che i venti favorevoli ciclici si attenuino leggermente in futuro. “Il mercato ha registrato una performance sostanzialmente superiore alla media, nonostante una valuta piuttosto stabile: in genere, un dollaro più debole fornirebbe un sostegno, come è avvenuto nel primo semestre”, analizza. Facendo notare come questo sostegno abbia iniziato a calare e probabilmente limiterà i guadagni tattici. Tuttavia, assicura, “le ragioni strutturali a favore dei titoli azionari coreani sembrano ancora solide”.
A questo proposito, come rimarca Pines, non è il caso di fermarsi al tech. “Ampie fasce del mercato sono state lasciate indietro, compresi i principali beneficiari delle riforme di governance”, osserva, citando come esempio le aziende a media e piccola capitalizzazione, potenzialmente le maggiori beneficiarie delle nuove regole, che però hanno registrato risultati relativamente modesti. “Tali società, spesso trattate a multipli price-to-book inferiori a uno, ricche di liquidità, con bassi payout ratio e livelli elevati di treasury stock, saranno quindi beneficiarie sproporzionate delle riforme”, sostiene. Altri potenziali favoriti, per l’esperto, saranno poi le holding, “che continuano a essere scambiate con sconti fino al 40% o più rispetto alla somma delle loro parti e le società che si aggirano intorno (ma al di sotto) ai payout ratio che danno diritto ai nuovi incentivi fiscali”.
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