Anche se appena il 22,3% degli iscritti all’albo appartiene al genere femminile, i margini per una maggiore inclusione sono ampi. Lo rivelano le dirette interessante in uno studio di Banca Widiba e Università Cattolica
Contrariamente alla percezione più diffusa, la consulenza finanziaria è una professione per donne. E a dirlo sono proprio coloro che hanno intrapreso questo mestiere. Un numero ancora esiguo, se si pensa che solo il 22,3% del totale dei consulenti iscritti all’albo appartiene al genere femminile, ma che potenzialmente ha ampi margini per aumentare. Specie alla luce dell’alto grado di soddisfazione, autonomia e conciliazione con il privato che questo lavoro riserva proprio alle lei. È questa, in sintesi, la conclusione dello studio condotto da Banca Widiba in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nell’ambito del progetto multi-metodo “Donne & Denaro: una sfida per l’inclusione”, giunto al secondo anno.
Restano alcuni timori, ma la professione attrae
La ricerca si è concentrata proprio sulla figura del consulente finanziario nel 2023 per analizzare la presenza di stereotipi e percezioni distorte legate a questa professione, coinvolgendo esperti delle risorse umane ma anche studentesse universitarie in procinto di terminare gli studi e un campione di oltre 400 consulenti finanziarie sparse sul territorio. I campi di indagine sono stati fondamentalmente tre: analizzare la percezione e le credenze legate alla figura della consulente finanziaria, analizzare le condizioni lavorative in cui si trovano e, infine, individuare alcune chiavi di intervento per aiutarle le ad avere un atteggiamento più positivo verso la mansione.
Claudia Manzi, professoressa ordinaria di Psicologia Sociale all’Università Cattolica di Milano
Dai focus group e survey condotti è emerso che le donne tendono in effetti a sentirsi particolarmente spaventate da alcuni aspetti di questo mestiere, in primis il consumo di tempo e l’incertezza determinata dall’instabilità del lavoro autonomo. “Tali paure appaiono tuttavia del tutto immotivate”, ha sottolineato Claudia Manzi, professoressa ordinaria di Psicologia Sociale all’Università Cattolica di Milano e capo del progetto. La docente ha spiegato come dalla fotografia del mestiere siano invece emersi diversi aspetti positivi per le donne: dalla flessibilità all’identità professionale, con un livello di autostima e soddisfazione riportato molto elevato e superiore a quello dichiarato dai colleghi uomini. Inoltre, le donne consulenti hanno affermato di ricevere molto sostegno dalla banca di appartenenza, altro elemento che spiega l’alto grado di soddisfazione espresso.
Soddisfazione delle motivazioni legate all’identità professionale di CF
Fonte: Banca Widiba e Università Cattolica del Sacro Cuore .
Un problema che parte dall’università
“Le donne che svolgono questa professione più dei loro colleghi uomini acquistano un elevato livello di autostima, di autonomia, di vicinanza con le altre persone e sentono di fare un lavoro importante che dà loro un senso più ampio alla loro vita”, si legge nel report. La domanda dunque sorge spontanea. Come mai allora le consulenti finanziarie donna sono ancora così poche? “Probabilmente il tema è legato a un tipo di comunicazione in cui la presentazione di questa professione non utilizza stimoli comunicativi in grado di superare le resistenze ingiustificate che il genere femminile ha verso la consulenza”, ha osservato Manzi.
Da qui, la seconda parte dell’indagine è stata di tipo sperimentale ed è andata a manipolare proprio la comunicazione sulla percezione dei rischi generalmente associati a questo mestiere, presentandolo in maniera più valorizzante, ad esempio creando annunci di lavoro a basso rischio. I risultati hanno evidenziato come la consulenza finanziaria sia solitamente illustrata in modo poco efficace nei contesti universitari e come una strategia comunicativa differente possa contribuire ad attrarre le ragazze.
Comunicazione, supporto e work-life balance: le chiavi
Le chiavi di intervento, obiettivo numero tre dello studio, sono state individuate quindi tre elementi: in una comunicazione della professione mirata a presentarne i vantaggi identitari, il supporto concreto da parte dell’organizzazione e l’alto livello di conciliazione tra vita privata e lavoro. Un bisogno di comunicazione giustificato da Emanuela Spernazzati, career coach e formatrice HR e comunicazione, anche con il fatto che “spesso le donne hanno un approccio più cauto: vogliono assicurarsi di essere certe di poter svolgere una determinata mansione. Tendono a voler studiare bene il panorama e capire come verranno inserite. Vogliono vedere una prospettiva”.
C’è ancora molto da fare
Secondo lo studio, la carriera nella consulenza finanziaria rappresenta un’ottima opportunità per le donne ma il gap con gli uomini rimane molto elevato. “Ancora molto si può fare per attrarre le donne verso questa professione che potrebbe essere un ambito di realizzazione professionale ed economica ancora poco sfruttato dal femminile”, conclude il report. Ma la ricerca non ha offerto solo una maggiore comprensione dei fattori che possono aiutare a superare il gender gap in materia finanziaria e di gestione del risparmio. Ha fornito anche uno spunto pratico sulla comunicazione che può essere messa in atto a tale fine. Spunto che Banca Widiba, dove da sempre il valore delle donne è riconosciuto come fondante, è pronta a cogliere insieme all’Università Cattolica, per continuare l’azione volta ad abbattere le barriere erette dagli stereotipi di genere attraverso il progetto “Donne & Denaro”.
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