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Enasarco: gli iscritti alla Fondazione sono 35mila e amministrano 660 miliardi di 5,4 milioni di risparmiatori. Il portafoglio medio è circa 18 milioni
I consulenti finanziari gestiscono per conto degli italiani circa 1.000 miliardi di euro. Se si considera che la ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie del nostro Paese si attestava a fine 2025 intorno ai 6mila miliardi, la quota di patrimonio in mano ai professionisti abilitati si attesta quindi al 17%. È quanto emerge dal primo ‘Rapporto sull’intermediazione commerciale e finanziaria in Italia’ della fondazione Enasarco, elaborato dall’Osservatorio della stessa Cassa sulla base di dati Istat, di Bankitalia e di altre fonti pubbliche nazionali, che definisce il settore “un’infrastruttura della fiducia all’interno del mercato del risparmio”.
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Circa 35 mila consulenti iscritti
Tra i suoi iscritti, l’Ente di previdenza degli agenti di commercio conta circa 35 mila consulenti finanziari, pari al 65% dell’intera platea degli abilitati Ocf. Questi professionisti assistono circa 5,4 milioni di investitori, praticamente uno ogni cinque famiglie italiane. La ricchezza gestita ammonta a circa 660 miliardi, “una massa finanziaria di dimensioni comparabili ai principali aggregati patrimoniali nazionali”, sottolinea la Fondazione. Quanto alla raccolta, questa viaggia intorno ai 34 miliardi netti ogni anno.
Portafoglio medio di 18 milioni di euro
Secondo il rapporto, il patrimonio medio di ciascun consulente finanziario ammonta a circa 17-18 milioni di euro. Un dato che, viene rimarcato, “non deve essere interpretato come una misura della ricchezza del professionista, ma come indicatore della responsabilità economica affidata alla sua attività”. Questi numeri, infatti, per Enasarco mostrano “il livello di fiducia che famiglie e investitori ripongono quotidianamente nella consulenza professionale”.
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Un ruolo in evoluzione
Nel documento viene poi evidenziato come negli ultimi trent’anni il mercato finanziario italiano abbia “conosciuto una profonda trasformazione”. La crescente complessità degli strumenti disponibili, l’allungamento della vita media, l’evoluzione dei sistemi pensionistici e la volatilità dei mercati hanno quindi progressivamente rafforzato il ruolo della consulenza. E questa, a sua volta, ha dovuto evolversi, arrivando ad assumere “una funzione centrale”. Il ruolo degli advisor va infatti oltre la semplice attività di collocamento di prodotti finanziari e contribuisce a “migliorare la qualità delle decisioni di investimento”, oltre a “ridurre i comportamenti irrazionali”, “aumentare la consapevolezza finanziaria”, “favorire la pianificazione previdenziale” e “sostenere la formazione del risparmio di lungo periodo”.
“L’intermediazione entri nelle statistiche ufficiali”
Di qui l’appello della presidente dell’Ente, Patrizia De Luise, affinché “l’intermediazione entri stabilmente nelle statistiche ufficiali, con un indice nazionale aggiornato ogni anno”. Quella degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari, ha spiegato nel corso della presentazione del Rapporto nella sede del Cnel, “è una delle principali comunità professionali dell’economia italiana, e fino a oggi è rimasta invisibile nelle statistiche”. Tuttavia, ha concluso, sebbene gli agenti rendano “possibile l’incontro tra produzione e mercato, tra risparmio e investimento”, il valore che generano “non compare nei conti economici nazionali”.
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