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Secondo S&P, il numero di emittenti con rating CCC e inferiore è salito a 59 dalle 53 di fine 2021. E i rischi sono in aumento. Per Federated Hermes la dispersione sarà un motivo chiave per il resto dell’anno
Gli effetti della guerra Russia-Ucraina cominciano a farsi sentire concretamente anche sulla qualità del credito. Lo certifica S&P secondo cui sono in aumento le società europee “sotto stres”, ovvero quelle a cui l’agenzia assegna un rating CCC o inferiore perché giudicate vulnerabili e a pochi passi (di fatto tre gradini) dal default.
Per gli analisti Usa, infatti, le aziende a rischio sono passate dalle 53 di fine dicembre 2021 alle 59 dello scorso marzo, proprio a causa dell’aumento degli emittenti direttamente o indirettamente legati al conflitto tra Russia e Ucraina. Per loro, S&P sottolinea la possibilità di stress futuri, visti i livelli attuali di liquidità e di leva finanziaria. “La ripresa dei rating in Europa sembra più lenta rispetto al Nord America – si legge nel report -: le società europee con rating CCC sono ancora al di sopra della media quinquennale, mentre quelle nordamericane sono già tornate al di sotto di tale livello”.
Secondo l’analista del credito dell’agenzia, Nicole Serino, le conseguenze dell’impatto della guerra, inclusi i maggiori costi dell’energia e del cibo, e le prospettive di condizioni monetarie e di liquidità più restrittive continueranno probabilmente a rappresentare una sfida per le emittenti europee con rating CCC. Due terzi di questi emittenti hanno una liquidità insufficiente o debole, mentre i livelli di leva finanziaria superiori a 10 volte suggeriscono che le strutture patrimoniali potrebbero diventare insostenibili, in base alle future condizioni economiche e di mercato.
A livello settoriale è il comparto dei media e dell’intrattenimento a detenere il maggior numero di emittenti con rating CCC, anche se il loro numero è in calo. Il rapporto rileva infine come non ci siano state insolvenze in Europa nel primo trimestre del 2022, il che ha portato il tasso di insolvenza di livello speculativo europeo a solo lo 0,7% a marzo 2022.
“Tuttavia, il ritmo delle insolvenze è aumentato ad aprile con quattro nella regione nelle ultime due settimane – avverte Serino -. Prevediamo che le pressioni sui costi peseranno sempre più sui margini aziendali nel corso dell’anno e prevediamo che i tassi di insolvenza cresceranno al 2,5% entro fine anno”.
Federated Hermes: è l’anno della dispersione
A questo proposito, Vincent Benguigui, senior credit portfolio manager di Federated Hermes, sottolinea che la sovraperformance del credito di bassa qualità a cui abbiamo assistito finora è ormai arrivata al capolinea. “Riteniamo che questo sia solo l’inizio e che la dispersione, cioè la sovraperformance del credito di qualità superiore, sarà un motivo chiave per il resto dell’anno”, assicura.
Per l’esperto, infatti, sebbene il rallentamento globale della crescita avrà un impatto sull’intera economia, le società più piccole e più vicine all’economia reale ne risentiranno maggiormente. “Le società con rating CCC e B, in generale, appartengono maggiormente a questa categoria”, puntualizza.
Per Benguigui la stretta monetaria anti-inflazione delle banche centrali peserà in un primo momento sulle performance dei crediti di qualità superiore, che hanno una maggiore correlazione con l’andamento dei tassi. Ma nel lungo periodo, si tradurrà in un costo del capitale più elevato e, dunque, in un aumento dei tassi di default che si ripercuoterà sulle società con rating CCC. “Il tasso di default è già in aumento (sia in Europa sia negli Stati Uniti), anche se partiamo da un livello storicamente basso”, evidenzia.
“Di conseguenza vediamo che la dispersione è già in atto: gli emittenti CCC sono quelli con la peggiore performance tra i titoli high yield, su base mensile e trimestrale”, conclude l’esperto Federated Hermes.
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