Europa, energia e mercati: il ritorno (strutturale) del Vecchio Continente
Dalla crisi in Medio Oriente alla sfida dell’autonomia energetica: come cambiano strategie e portafogli degli investitori
Dalla crisi in Medio Oriente alla sfida dell’autonomia energetica: come cambiano strategie e portafogli degli investitori
Secondo l’agenzia di rating, il conflitto nel Golfo azzera le prospettive di crescita per il 2026. Inflazione in rialzo, banche centrali più restrittive e ipotesi recessione nello scenario centrale. “A rischio soprattutto Europa e Asia”
Secondo Grant di Federated Hermes, se il conflitto continua le società energetiche beneficeranno della corsa del barile. Ma le prospettive sono rosee anche in caso di cessate il fuoco: ecco perché
Lo scenario di base dell'agenzia prevede una durata della guerra di circa un mese, ma con “significativi rischi al ribasso”. Più colpiti i Paesi dipendenti dalle importazioni energetiche. Europa meglio preparata rispetto al passato
Secondo l’agenzia, al momento un cambio di regime completo è improbabile. Ma la tensione è destinata a rimanere alta. Ecco cosa può accadere e il potenziale impatto sul credito
Secondo il fondatore di Bridgewater, l’area del Golfo sta diventando uno dei poli globali dell’intelligenza artificiale. Merito di fondi sovrani, infrastrutture cloud e un afflusso di talenti internazionali. Ma per l’economia mondiale arrivano due anni “precari”
Per ora l’aumento delle quotazioni resta gestibile per quasi tutti i Paesi. Ma secondo i gestori, un’escalation in Medio Oriente potrebbe avere pesanti ripercussioni sulla crescita e sui prezzi degli asset finanziari
Analisti e gestori temono interruzioni della fornitura, con conseguenze su prezzi e banche centrali. Ma ci sono delle differenze importanti rispetto a un anno fa
Escalation o no, per gli analisti lo scenario geopolitico rimane il più pericoloso, instabile e imprevedibile degli ultimi decenni. Ed è necessario tenerne conto nelle strategie d'investimento
Dopo la sentenza dell’Aja, il Comitato etico chiede alla Norges Bank di ampliare le esclusioni. E nel mirino potrebbero finire alcuni produttori Usa
