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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Luglio – Agosto 2021 |
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In uno scenario inflazionistico e con i tassi di default destinati a ridursi, i titoli high yield tornano interessanti. Ma gli esperti si dividono: il segmento resta fragile e non compensa adeguatamente i rischi
L’high yield garantisce ancora un alto rendimento? Ad aprile gli spread sono scesi a 322 punti base negli Usa e a 293 in Europa e finora sono risaliti rispettivamente di appena 13 e 9 punti base.
Secondo un’analisi di Jp Morgan, “è difficile immaginare che gli spread dei titoli ad alto rendimento possano ampliarsi in misura consistente, a meno che non venga meno il sostegno delle banche centrali. Con l’avanzare del ciclo sarà sempre più importante operare con selettività ed evitare le aziende che potrebbero non riprendersi mai”.
Nei primi quattro mesi dell’anno, l’offerta lorda nel mercato high yield è stata alta: gli Stati Uniti hanno registrato nuove emissioni vicine ai 200 miliardi di dollari, il doppio rispetto al 2020, mentre in Europa le emissioni high yield si sono attestate a 56 miliardi di euro. E l’offerta, come nota Jp Morgan, “è stata facilmente assorbita”.
Contestualmente con l’economia che è tornata a viaggiare a pieno ritmo e con il ritorno del rischio inflazionistico, il broker ha calcolato che i crediti deteriorati presenti negli indici high yield sono solo lo 0,75% del mercato statunitense e lo 0,24% del mercato europeo. Non solo.
Nel mercato high yield statunitense, le obbligazioni con merito creditizio pari o inferiore alla tripla “C” erano il 15% a giugno 2020 e ora sono scese al 12,7%; in Europa, invece, rappresentavano il 9% al picco, contro il 7,2% attuale. “Riteniamo che i tassi di insolvenza continueranno a ridursi rispetto al recente top del 6,33% negli Stati Uniti e del 3,75% in Europa: gli spread dei titoli CCC sembrano supportare questa tesi. Intanto, nel mercato primario le emissioni tripla C continuano a godere di un ampio sostegno, segno della disponibilità degli investitori a finanziare le aziende con merito creditizio più basso”, considera Jp Morgan.
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