Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Luglio – Agosto 2021 |
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Si tratta di un’area molto diversificata, su cui però è necessario muoversi con attenzione, privilegiando i Paesi con minori fragilità esterne e maggiore accesso a supporti internazionali
Yuri Basile, responsabile obbligazioni governative e valute di Anima Sgr
L’obbligazionario emergente europeo rappresenta un segmento interessante e diversificato, su cui però è necessario muoversi con attenzione.
“Nel primo semestre del 2021, il debito emergente europeo ha seguito dinamiche dettate più dall’andamento dei mercati obbligazionari governativi che dalla buona performance degli altri asset rischiosi”, osserva Yuri Basile, responsabile obbligazioni governative e valute di Anima Sgr, spiegando che gli emergenti sono stati penalizzati dalla risalita dei rendimenti coree dal rafforzamento del dollaro. Inoltre, si tratta di un’asset class con elevata duration, quindi esposta ai movimenti dei tassi core, pertanto l’approccio di Anima “è costruttivo ma di cautela, privilegiando i Paesi contraddistinti da minor fragilità esterna o maggior accesso a supporti internazionali”, puntualizza Basile.
Nick Eisinger, co-head del team Emerging Markets and Sovereign Debt di Vanguard
Nick Eisinger, co-head del team Emerging Markets and Sovereign Debt di Vanguard, sottolinea che tra i Paesi emergenti dello spettro high yield “la performance è stata mista, con l’Ucraina che ha sovraperformato e la Turchia che ha sottoperformato, in gran parte a causa del mix di politiche economiche non ortodosse combinate con un bisogno di finanziamento esterno ancora elevato”.
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I mercati emergenti si sono trasformati da asset class relativamente omogenea a un insieme di mercati nazionali altamente differenziati, influenzati da fattori politici, economici e strutturali specifici
Nel nuovo outlook quinquennale, la casa di gestione descrive il passaggio a un nuovo paradigma economico. Ecco come AI, riconfigurazione delle catene globali e ritorno degli investimenti fisici ridisegnano lo scenario macro
Il nuovo country head Italia della casa indica nel cliente il fulcro della strategia tricolore. E individua in private reti, banche e distribuzione istituzionale i canali di crescita. Dalla tecnologia alle strategie quantitative, tanti i motori dell’offerta. Ma sull’azionario serve un nuovo approccio: “Europa ed EM pronti al sorpasso sugli USA”
Dopo una stagione di sottoperformance, l’azionario EM ha avviato un recupero che il gestore Alison Shimada ritiene possa essere pluriennale. Valutazioni più contenute, dividendi, buyback e una maggiore centralità dell’Asia nella catena dell’AI sostengono il quadro. Ma volatilità e geopolitica impongono gestione attiva
La casa svizzera resta positiva sulle Borse nonostante l’inflazione persistente e l’incertezza geopolitica. Sovrappeso su emergenti, Giappone e banche europee. Sul credito la selezione premia duration breve, high yield e CLO, mentre gli hyperscaler restano fuori dai portafogli. Attenzione anche all’oro
Secondo gli Institutional Investor Indicators di State Street, agosto conferma uno scenario favorevole agli asset rischiosi. Tech sempre in testa, mentre prosegue la rotazione dal reddito fisso verso la liquidità
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Geopolitica frammentata, convergenza tra mercati pubblici e privati, intelligenza artificiale ancora senza un padrone: il report CAIA ‘The World Rewired’ fotografa una trasformazione senza precedenti
Materie prime, petrolio e rendimenti reali da record proiettano il Paese sotto i riflettori degli investitori. Ma l’economia domestica arranca, il deficit pubblico brucia l’8% del PIL e a ottobre si vota
Dopo anni trascorsi ai margini delle strategie di investimento, le economie in via di sviluppo stanno riconquistando la scena. Alla base di questo ritorno ci sono fondamentali più solidi, una minore dipendenza dal dollaro e la ricerca di alternative ai mercati occidentali
Secondo Thomas Christiansen, responsabile della casa per il debito emergente, l’asset class promette di spingere la frontiera efficiente dei portafogli obbligazionari grazie a un bassa correlazione con il quadro macro. “Da Fed e BCE nessun impatto”. E sugli spread niente paura: “Riflettono il miglioramento dei fondamentali”.
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