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Anche De Guindos apre a un ritocco in estate, mentre la Fed potrebbe inasprire la stretta. Per Credit Suisse, i titoli di Stato sono poco interessanti. Pimco vede opportunità nei Treasury a breve scadenza
Si prospetta un’estate rovente per gli investitori obbligazionari. Dopo l’avvio della stretta monetaria negli Usa, con i tassi che potrebbero salire secondo gli analisti a botte di mezzo punto percentuale in ogni riunione del Fomc di qui all’autunno, anche la Bce sembra ormai intenzionata ad aumentare il costo del denaro già a luglio.
Dopo il governatore della Banca del Belgio, Pierre Wunsch, e il suo omologo lettone, Martins Kazaks, secondo cui l’Eurotower potrebbe portare i tassi a zero o in territorio positivo entro fine anno (salvo naturalmente che l’Area euro non finisca in forte recessione), cominciando appunto a luglio, a confermare l’accelerata hawkish è intervenuto il vice presidente della Bce, Luis De Guindos.
Francoforte potrebbe, a luglio, iniziare lo stop degli acquisti del Quantitative easing aprendo la strada, nello stesso mese, a un rialzo dei tassi di interesse, ha spiegato De Guindos in un’intervista a Bloomberg. La stretta è “teoricamente possibile”, per il banchiere centrale, stando al quale le decisioni verranno prese nella riunione di giugno, alla luce dei dati macro. “Dovremo vedere le nostre stime, i differenti scenari, attualmente luglio è possibile e così settembre o più tardi”, ha affermato.
Come prevedibile, insomma, lo scenario per gli investitori obbligazionari si complica. Per gli esperti del dipartimento Investment Strategy di Credit Suisse, i titoli di Stato restano poco interessanti e sono probabili ulteriori aumenti dei rendimenti di riferimento, dal momento l’inflazione elevata sostiene la normalizzazione della politica monetaria. Diverso il discorso per le obbligazioni emergenti in moneta pregiata, interessanti sotto il profilo tattico alla luce dei rendimenti elevati e della compensazione equa degli spread.
“La Fed ha un ampio margine per innalzare i tassi e potrebbe dover accelerare il ritmo dell’inasprimento alla luce delle pressioni inflazionistiche diffuse e di un outlook sulla crescita ancora robusto – scrivono gli analisti svizzeri nell’outlook di aprile -. Preferiamo mantenere una duration breve nei Treasury Usa rispetto alla duration di riferimento. In Europa e Svizzera, prevediamo un maggior impatto del conflitto in Ucraina sulla crescita rispetto ad altri Stati. Dato che i rendimenti sono aumentati in modo piuttosto sostanziale in entrambi i Paesi da inizio anno, confermiamo una duration neutrale rispetto all’indice di riferimento. Continuiamo a favorire la duration breve nel Regno Unito e manteniamo l’esposizione complessiva dei titoli di Stato a livelli inferiori all’indice di riferimento”.
Anche se i tassi di pareggio hanno segnato una stabilizzazione dopo il recente picco dei prezzi delle materie prime, alla luce del rialzo costante dei rischi di inflazione, la banca svizzera mantiene un certa esposizione alle obbligazioni indicizzate all’inflazione come forma di copertura per il portafoglio. In termini di regione, la preferita resta l’Eurozona.
“Sul fronte dei titoli di credito investment grade e high yield, – proseguono -, a nostro avviso gli spread non offrono ancora sufficiente margine contro la volatilità nei tassi di riferimento sovrani e in termini di rischi geopolitici. Restiamo pertanto neutrali sulle obbligazioni globali Ig e Hy e abbiamo annullato il nostro posizionamento sui prestiti senior”.
Confermato anche l’outlook positivo sui rendimenti dei titoli di credito societari dei mercati emergenti in moneta pregiata. “Il premio dello spread sul credito paragonabile dei mercati sviluppati e la duration più breve dell’indice – chiariscono – dovrebbero fornire un margine nei confronti della volatilità a livello macroeconomico e dei rendimenti Usa più elevati. Passiamo tatticamente a un giudizio positivo sui titoli di Stato emergenti in moneta pregiata. I rendimenti di questi mercati sono aumentati sufficientemente per compensare i rischi e gli spread ancora elevati offrono un rialzo del carry interessante rispetto ai Treasury Usa”.
Sui governativi a stelle e strisce, e sull’inversione della curva dei rendimenti, si sofferma Marc Seidner, cio strategie non tradizionali di Pimco, che pur ricordando come spesso in passato tale avvenimento sia stato presagio di recessione, ritiene che questa volta potrebbe essere diverso. Certo, è un segnale da non sottovalutare, ma a detta dell’esperto al momento la curva più importante da seguire è probabilmente quella forward, l’indicatore basato sul mercato che incorpora i tassi esistenti, così come i tassi impliciti più avanti.
Ma l’inversione significa che una recessione è imminente? No, ma è un rischio da monitorare, secondo l’esperto. “L’attuale forma della curva dei rendimenti sottolinea perché gli investitori devono essere flessibili – osserva -. La semplice matematica obbligazionaria, che tiene conto del prezzo, del rendimento e del tasso di reinvestimento, suggerisce che gli investitori non stanno raccogliendo abbastanza extra-rendimento dall’acquisto di Treasury a lunga scadenza. Ai livelli attuali, non solo un Treasury a due anni offre un rendimento simile a quello di un’obbligazione a 30 anni, ma fornisce l’opportunità di prendere una decisione di reinvestimento in due anni anziché aspettarne altri 28”.
Alla luce di questo, quindi, Seidner preferisce essere leggermente sottopesato sulla duration, o il rischio di tasso di interesse, con la maggior parte di quel sottopeso all’estremità lunga della curva. “Se l’inflazione rimanesse persistente, potrebbe danneggiare maggiormente le obbligazioni a 30 anni – afferma -. Inoltre, dato che la Fed passa dall’acquisto di obbligazioni alla loro vendita, ciò potrebbe annullare alcuni fattori che hanno soffocato il premio a termine, o la differenza tra i rendimenti a lunga e a breve scadenza”.
“Vediamo una possibile opportunità nelle scadenze più brevi di 2-5 anni. Siamo convinti di essere ormai in fase ben avanzata del ciclo economico, con uno slancio di crescita sottostante ancora forte ma sempre più vulnerabile al rischio di ribasso. Tendiamo a porre enfasi sulla necessità di mantenere liquidità da impiegare per trarre benefici dalle dislocazioni che si presenteranno sui mercati”, sottolinea.
Kevin Loome e Ashley Wiersma, rispettivamente cfa portfolio manager Us High Yield Bond Strategy e portfolio specialist di T. Rowe Price, puntano l’attenzione sulle obbligazioni high yield e sui prestiti bancari, che tendono ad essere più resilienti in fasi come questa. “Le nostre prospettive per le obbligazioni high yield rimangono positive – affermano -. Anche se gli spread creditizi sono contenuti, i tassi di insolvenza rimangono vicini ai minimi storici, dato che molte società hanno approfittato dei tassi bassi negli ultimi 12-24 mesi per rifinanziare ed estendere il loro debito. Senza significative ondate di obbligazioni in scadenza a breve termine, prevediamo che il rischio default resterà basso fino al 2023. Dato che il rischio di credito è il principale rischio associato all’high yield, riteniamo che questo contesto dovrebbe essere di buon auspicio per l’asset class nel breve e medio termine”.
Inoltre, le obbligazioni high yield possono offrire un interessante profilo di rischio/rendimento che combina gran parte del potenziale di rialzo associato alle azioni con una parte della protezione dal ribasso e del reddito associato al fixed income. Riteniamo che questa dovrebbe essere una combinazione interessante nell’attuale contesto di rendimenti bassi, ma in aumento, e di valutazioni azionarie che hanno iniziato l’anno con una certa tensione”, concludono i due esperti di T. Rowe Price.
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