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Per l’Eurotower la crescita resterà moderata ma i rischi paiono bilanciati. Parole d’ordine: piano Draghi e unione del risparmio
L’Eurozona va vanti piano, confermandosi in crescita moderata, ma la dinamica dell’attività resta positiva e i rischi appaiono più bilanciati che in passato. A due settimane dall’ultimo meeting di politica monetaria, la Banca centrale europea (BCE) conferma lo stato di salute dell’Area e ribadisce che sui tassi seguirà un approccio basato sui dati. Ma avverte che le prospettive di inflazione restano “più incerte del consueto” a causa dello scenario “tuttora variabile” delle politiche commerciali globali. Quanto alla crisi di Parigi, secondo Francoforte gli spread di Italia e Francia stanno andando verso una convergenza di lungo periodo.
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Crescita primo semestre allo 0,7%, nel 2025 all’1,2%
L’economia della Zona euro è cresciuta dello 0,7% nel primo semestre del 2025, grazie alla tenuta della domanda interna e nonostante il rallentamento registrato nel periodo precedente a causa dell’incertezza provocata dai dazi USA. Ora gli indicatori puntano al “protrarsi di una modesta espansione dell’attività tra luglio e settembre”, con un 1,2% di crescita nell’intero anno cui dovrebbe seguire un +1% nel 2026 e un +1,3% nel 2027. Le indagini congiunturali, assicura la BCE, “suggeriscono che sia il settore manifatturiero sia quello dei servizi continuano a crescere e segnalano una certa dinamica di fondo positiva nell’economia”. Quanto alle tariffe trumpiane, l’impatto complessivo dell’accordo Ue-Usa e del nuovo contesto globale “si rivelerà con chiarezza solo nel corso del tempo”. Tuttavia, “più avanti nell’orizzonte temporale di riferimento la crescita economica dell’area dovrebbe rafforzarsi”. Un sostegno arriverà infatti dalla ripresa dei salari reali e dalla tenuta dell’occupazione, oltre che da “nuovi stanziamenti pubblici per infrastrutture e difesa, soprattutto in Germania” che andranno a stimolare la domanda interna dell’intera Area.
Prospettive sull’inflazione più incerte del consueto
Per i prezzi, mette in guardia l’Eurotower, le prospettive restano più incerte del consueto a causa del caos sui dazi. Un rafforzamento dell’euro, infatti, potrebbe ridurre l’inflazione oltre le attese. E lo stesso accadrebbe anche nel caso in cui un incremento delle tariffe inducesse una minore domanda di esportazioni dell’Area e un ulteriore aumento di quelle verso il blocco da parte di Paesi con eccesso di capacita produttiva. Senza contare il fatto che “le tensioni commerciali potrebbero determinare maggiore volatilità e avversione al rischio nei mercati finanziari”, gravando sulla domanda interna e riducendo quindi l’inflazione. Dall’altro lato, tuttavia, il carovita potrebbe tornare a salire se la frammentazione delle catene di approvvigionamento mondiali spingesse al rialzo i prezzi all’importazione e accrescesse i vincoli di capacità nell’economia interna. E lo stesso effetto nel medio termine potrebbe averlo anche un incremento della spesa per difesa e infrastrutture.
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Mani libere sui tassi
Ecco quindi spiegato perché la BCE “non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi” e “seguirà un approccio guidato dai dati”, secondo il quale le decisioni vengono cioè definite di volta in volta a ogni riunione. L’accordo con gli USA , sottolineano da Francoforte, ha “ridotto l’incertezza” e gli investimenti per difesa e infrastrutture posso dare slancio alla crescita ma “un nuovo peggioramento delle relazioni commerciali rischia di frenare ulteriormente le esportazioni”.
Spread di Italia e Francia verso la convergenza
Il bollettino esamina poi anche la situazione francese. Fra i primi di giugno e gli inizi di settembre, viene spiegato, i rendimenti dei titoli di Stato decennali di Parigi sono aumentati di 20 punti base al 3,5% circa mentre quelli dei nostri BTP sono invece scesi di sei punti base. Questo, secondo l’istituto centrale, rafforza “la tendenza di più lungo periodo verso una convergenza dei differenziali di rendimento dei titoli sovrani” dei due Paesi. Gli operatori di mercato, viene sottolineato nel documento, hanno prestato “maggiore attenzione agli sviluppi fiscali soprattutto in Francia, dove l’annuncio di un voto di fiducia per l’inizio di settembre ha destato preoccupazioni circa i ritardi nel risanamento dei conti pubblici”.
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Parole d’ordine: piano Draghi e unione del risparmio
Risanamento che però non riguarda solo Parigi. La BCE torna infatti per l’ennesima volta ad invitare i governi di Eurolandia a una “necessaria” ristrutturazione delle finanze pubbliche, “formulata in maniera favorevole alla crescita”. Nell’attuale panorama geopolitico, si rimarca, “il consiglio direttivo ritiene essenziale rafforzare tempestivamente l’Area dell’euro e la sua economia”. Poi si aggiunge: “Le politiche strutturali e di bilancio dovrebbero accrescere la produttività, la competitività e la capacità di tenuta dell’economia”. Di qui l’appello a mettere in pratica il piano Draghi: “Resta fondamentale dare seguito alle sue raccomandazioni con ulteriori interventi concreti e accelerarne l’attuazione, in linea con il piano di azione della Commissione europea”. Ma non è tutto: Eurotower esorta anche a completare l’unione del risparmio e degli investimenti e l’unione bancaria, “secondo una tabella di marcia ambiziosa”, e a “definire in tempi rapidi il quadro normativo per la possibile introduzione di un euro digitale”.
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