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Secondo l’outlook di S&P Global, il settore si prepara a un anno di stabilità e razionalizzazione dopo la stagione di acquisizioni del 2025. L’espansione del credito tornerà in territorio positivo (+2%), mentre la qualità degli attivi si manterrà solida, con lieve aumento dei deteriorati
Il 2026 sarà per le banche italiane un anno di consolidamento più che di rivoluzione. Dopo un 2025 segnato da un’ondata di operazioni straordinarie, tra cui l’integrazione di Mediobanca in Monte dei Paschi e quella di Banca Popolare di Sondrio in BPER, il focus del settore si sposta ora sull’esecuzione delle fusioni e sulla ricerca di efficienza. Secondo il report Global Banks Country-by-Country Outlook 2026 di S&P Global Ratings, l’Italia si colloca nel gruppo BICRA 4, con prospettive di rischio stabili e una struttura di mercato in progressiva concentrazione.
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Crescita moderata ma stabile. E occhio al Pnrr
Sul fronte macroeconomico, S&P prevede per il Paese una crescita del Pil dello 0,8% nel 2026 e nel 2027, sostenuta dagli investimenti pubblici finanziati con fondi europei e da un mercato del lavoro ancora robusto. A controbilanciare il quadro positivo, restano le incertezze legate ai dazi statunitensi e alle tensioni nel commercio globale. I fondi del programma NextGenerationEU restano un pilastro della prospettiva di stabilità: l’Italia ha già assorbito il 72% delle risorse assegnate, anche se le riforme più complesse – giustizia, energia e lavoro – sono ancora da completare.
Redditività sostenuta e margini in normalizzazione
La redditività del sistema bancario, osserva l’agenzia, dovrebbe restare su livelli “sani”, con un ritorno sul capitale superiore al costo del capitale, grazie alla maggiore efficienza operativa e alla diversificazione dei ricavi. La normalizzazione dei margini d’interesse, già avviata nel 2025, sarà compensata da strategie più agili e da sinergie post-fusione. Quanto alla qualità degli attivi, l’aumento dei crediti deteriorati sarà contenuto: il tasso di non-performing assets salirà solo dal 3,3% al 3,6%, mentre le perdite su crediti si manterranno in un range gestibile tra 50 e 55 punti base. S&P evidenzia inoltre che le banche continuano a beneficiare del miglioramento del merito creditizio sovrano, frutto del rafforzamento della posizione esterna e della riduzione del disavanzo fiscale.
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Resilienza moderata e ripresa del credito
Nel complesso, S&P delinea per il sistema bancario italiano un profilo di “resilienza moderata”, con la crescita dei prestiti che tornerà in positivo (+2% nel 2026, dopo il +1% stimato per il 2025 e il -3% del 2024) e una redditività sul totale attivo stabile allo 0,9%. In un contesto europeo ancora eterogeneo, l’Italia appare quindi destinata a un percorso di consolidamento più che di espansione, in cui efficienza e gestione dei rischi diventeranno le parole chiave del nuovo ciclo bancario.
Prospettive per il settore bancario globale: stabilità ritrovata, ma margini in discesa
S&P Global segnala che il 2026 sarà un anno di stabilizzazione anche per il settore bancario mondiale, dopo due esercizi contraddistinti da shock inflazionistici e politiche monetarie restrittive. Con l’allentamento dei tassi nelle principali economie avanzate, i margini d’interesse tenderanno a ridursi e spingeranno gli istituti verso una maggiore diversificazione delle fonti di ricavo. La qualità degli attivi dovrebbe restare generalmente solida, ma con un aumento dei crediti problematici nei segmenti più sensibili al rallentamento del ciclo economico. La pressione regolamentare resterà elevata, soprattutto sul fronte dei requisiti di capitale e del rischio di tasso. Per S&P, la crescita dei prestiti a livello globale rimarrà moderata, con ritmi inferiori rispetto al periodo pre-pandemia, mentre la digitalizzazione guiderà gran parte degli investimenti strategici delle banche.
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