3 min
Studio First Cisl sui primi cinque istituti del Paese: nei primi nove mesi utili su del 7% a quota 21 miliardi. Merito delle commissioni e del business assicurativo. “Ma il risparmio non arriva all’economia reale”
Per le prime cinque banche italiane i primi nove mesi passano in archivio con un brillante aumento della redditività. Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper hanno infatti messo a segno 21 miliardi di euro di utili, facendo segnare un aumento del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2024. È quanto emerge dall’analisi sui bilanci condotta da Fondazione Fiba del sindacato First Cisl, secondo cui a far da traino sono state le commissioni nette e l’attività assicurativa, grazie “alla continua spinta del risparmio gestito”. Prosegue invece la discesa del margine d’interesse (-5,4%), su cui pesa il calo dell’Euribor.
📰 Leggi anche “Banche EU resilienti. Italiane forti dopo il consolidamento“
La spinta del risparmio
Nel dettaglio, i proventi operativi sono in ulteriore (anche se lieve) crescita (+0,7%). Merito appunto delle commissioni nette, in aumento del 6%, del risultato del business assicurativo, che mette a segno un progresso del 12,6%, e degli altri ricavi, in espansione del 29% soprattutto grazie alla rivalutazione di attività finanziarie. Secondo il sindacato, la crescita significativa delle commissioni è da attribuire principalmente alla componente dell’attività di intermediazione e gestione del risparmio, che incide per il 62,4% e registra una crescita del 9,8%. L’aggregato delle commissioni e del risultato dell’attività assicurativa in rapporto ai proventi operativi si attesta al 38,8%, ben oltre la media stimata delle principali banche europee, pari al 27,4%. Da segnalare poi l’aumento della raccolta indiretta e in particolare del risparmio gestito, rispettivamente del 14,8% e del 21,8% (+12,3% e +11,9% al netto di Anima, consolidata in Banco Bpm).
Occupazione ancora in calo
Risultano poi stabili i costi operativi (+0,2%) e quelli del personale (+ 0,1%), nonostante gli incrementi previsti dal contratto nazionale Abi. Il numero di lavoratrici e lavoratori si riduce invece di 6.682 persone rispetto alla fine dello scorso anno (-2,9%). L’incidenza del costo del personale sui proventi operativi tocca ulteriori minimi, passando dal 24,8% al 24,7% rispetto allo stesso periodo del 2024. Allo stesso modo il cost/income registra una flessione dal 40% al 39,8%, inferiore di oltre 12 punti percentuali alla media stimata dei principali competitor europei (52,5%). Sale infine la produttività, con un incremento del rapporto commissioni nette/dipendenti (+8,5%) e del risultato netto di gestione pro capite (+4,2%).
📰 Leggi anche “Gestito: a banche, reti e family office il 47% del mercato“
Credito col freno a mano
Passando agli impieghi, questi appaiono sostanzialmente stabili rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+0,7%), con un costo del rischio estremamente contenuto pari a 21 punti base. Cala ulteriormente l’NPL ratio netto, passando dall’1,4% all’1,3% rispetto alla fine del 2024, mentre gli stage 2 sono in contrazione del 2,6%. Rimane elevata la patrimonializzazione con un Cet1 del 14,3%, nonostante la distribuzione di dividendi e le operazioni di buyback.
Colombani: il risparmio non arriva all’economia reale
“I dati confermano una tendenza ormai consolidata: con il margine d’interesse in calo, i proventi operativi sono spinti dalle commissioni e dal risultato dell’attività assicurativa”, sottolinea Riccardo Colombani, segretario generale nazionale First Cisl. A suo parere è la conferma che i primi cinque gruppi bancari italiani prediligono la gestione del risparmio, “con le positive conseguenze che ciò determina, rispetto all’assunzione di rischi con l’esercizio del credito”. Per l’esperto, quindi, i problemi son due: da una parte, sul fronte degli impieghi non si registrano segnali di inversione, e dall’altra “il risparmio gestito non determina affatto maggiori investimenti in Italia, vista la piccola dimensione del nostro mercato dei capitali”. Inoltre, evidenzia che “l’attività assicurativa, almeno sino ad oggi, consiste per la stragrande parte nella gestione del risparmio delle famiglie, soprattutto attraverso prodotti finanziari assicurativi”. Insomma, conclude Colombani, il risparmio dei cittadini è solo “un prodotto da collocare” e non “una risorsa per la crescita del Paese”.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.