BCE, pausa scontata. Per i gestori Lagarde non ripeterà gli errori del 2022
Analisti divisi su un possibile rialzo dei tassi nel corso dell’anno, che il mercato ha già iniziato a prezzare. Decisiva sarà la durata della crisi nello Stretto di Hormuz
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Nonostante volatilità e tensioni, il 2025 passa alla storia come l’anno migliore di sempre per gli utili aziendali. Le 1.600 società quotate più grandi al mondo hanno infatti raggiunto un valore record di 4,85 mila miliardi di dollari, con un’incremento del 12,2% rispetto all’anno precedente. La stima arriva dal Profit Watch del Capital Group Global Equity Study, stando al quale anche l’Italia ha messo a segno un discreto progresso grazie alle banche. A far da traino a livello globale è stato in particolare il settore tech a stelle e strisce, mentre per il 2026 si prevede un’ulteriore crescita globale e una forte spinta da parte dei Paesi emergenti.
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Secondo gli analisti, la crescita dei ricavi spiega poco meno della metà del risultato: su questo fronte le aziende hanno infatti chiuso il 2025 a quota 44,2 mila miliardi di dollari, con un aumento del 5,3% rispetto all’anno precedente. Circa un terzo dell’incremento dei profitti è derivato dalla riduzione dei costi una tantum, mentre anche i tassi di cambio favorevoli hanno contribuito. Per gli analisti, si tratta di una crescita di bassa qualità che non indica una creazione di valore sostenibile. Tuttavia, precisano, “anche senza questa spinta artificiale, gli utili hanno superato la crescita delle vendite di circa tre punti percentuali, indicando un forte progresso”.
Lo studio sottolinea poi come l’espansione dei margini rientri in una tendenza di lungo periodo e sia evidente nella maggior parte dei settori e in gran parte del mondo. La crescita degli utili del 143% dal 2015 ha superato quella dei ricavi (in aumento del 69%), il che significa che le aziende hanno saputo trasformare una quota maggiore delle loro vendite in profitti. Inoltre, la maggior parte dei guadagni e del flusso di cassa viene restituita agli azionisti sotto forma di dividendi o di riacquisto di azioni proprie. Secondo le stime, distrubuzioni e buyback quest’anno dovrebbero raggiungere i 3,50 mila miliardi di dollari, con un aumento del 7,7% su base annua, raddoppiando il livello registrato nel 2016. Tuttavia, lo studio evidenzia come, nonostante questa rapida crescita, la copertura distributiva totale (la differenza tra i profitti e il capitale restituito sotto forma di dividendi o investito in buyback) sia stata pari a 1,39 volte lo scorso anno, solo poco sopra la media di 1,31 volte degli ultimi dieci. Un quadro simile emerge anche dall’analisi degli indicatori di flusso di cassa.
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I principali motori della corsa del 2025 sono stati i settori della tecnologia e dei media, in particolare negli Stati Uniti, a Taiwan e in Cina. In questi comparti, gli utili sono aumentati rispettivamente di quasi un terzo e di un quarto, grazie alla riduzione dei costi una tantum. Nel complesso, le aziende tech, in particolare i produttori di semiconduttori, hanno contribuito per un terzo alla crescita globale. Tra gli altri settori, anche quello finanziario e quello sanitario hanno registrato un’ottima performance, mentre i numeri del settore energetico sono rimasti invariati e quelli nel comparto dei beni di consumo ciclici hanno subito un calo a causa della debolezza dei produttori automobilistici a livello mondiale.
Il mercato italiano ha registrato una crescita discreta soprattutto grazie alle banche. La loro quota di utili rispetto al totale delle società quotate è infatti passata da un terzo del 2019 a quasi la metà del 2025, grazie all’ampliamento dei margini di interesse. In generale, le imprese tricolori hanno registrato un incremento del 4,8% fino a raggiungere i 61,3 miliardi di dollari, in parte grazie al rafforzamento dell’euro e alla riduzione dei costi una tantum. Questo aumento e il flusso di cassa in forte ascesa hanno determinato un netto ampliamento dei dividendi e dei riacquisti di azioni proprie, che insieme sono raddoppiati tra il 2021 e il 2024 in euro e hanno raggiunto il record di 54 miliardi di dollari nel 2024. Distribuzioni e buyback dovrebbero rivelarsi leggermente superiori nel 2025.
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Tra le principali nazioni, gli Stati Uniti e il Canada hanno registrato una delle crescite degli utili più forte. Negli USA questo aumento era e rimane fortemente dipendente da una manciata di grandi aziende, mentre le banche canadesi contribuiscono per oltre la metà alla performance nazionale. Nel Pacifico, i produttori di chip stanno trainando gli utili a Taiwan e in Corea. Giappone e Regno Unito si collocano invece a metà classifica, con andamenti divergenti tra le rispettive principali aziende. Contestualmente, le case automobilistiche in difficoltà mantengono l’Europa in una fase di rallentamento, celando l’aumento più consistente masso a segno da altri settori.

“Gli utili, il flusso di cassa e le distribuzioni agli azionisti sono raddoppiati dal 2016, aumentando al doppio del ritmo rispetto all’inflazione globale”, osserva Christophe Braun, equity investment director di Capital Group, secondo cui questa crescita a lungo termine ha fatto salire i prezzi delle azioni, generando ingenti plusvalenze e producendo migliaia di miliardi di dollari in liquidità da restituire agli azionisti. “I bilanci delle società sono più solidi rispetto a prima della pandemia e la disciplina del rendimento del capitale si è diffusa oltre i confini degli Stati Uniti”, assicura. A suo parere, mercati come Giappone e Cina presentano un margine significativo per aumentare le distribuzioni agli azionisti, mentre in quelli con una copertura più stretta, come gli USA, la crescita degli utili è fondamentale per garantire pagamenti più elevati in modo sostenibile. “Per gli investitori, ciò sottolinea l’importanza di concentrarsi su società con redditività duratura e fondamentali solidi”, conclude.
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