I 12 mesi prima del voto sono in genere caratterizzati da rendimenti azionari positivi. E i titoli ad alta qualità o con dividendi elevati, specie se value e small cap, potrebbero beneficiarne. Ecco perché secondo WisdomTree
Alta qualità, value, small cap e dividendi elevati. È questa la ricetta per vincere sul mercato americano nella stagione delle presidenziali americane. Parola di Pierre Debru, head of Quantitative Research & Multi Asset Solutions di WisdomTree, che ha analizzato l’andamento dell’azionario USA nei singoli anni di mandato degli inquilini della Casa Bianca e ne ha ricavato un utile vademecum per i prossimi mesi. La sua conclusione è infatti che, sebbene debbano essere soprattutto le attuali condizioni geopolitiche ed economiche a guidare le decisioni degli investitori, l’appuntamento con le urne del 5 novembre prossimo non è da sottovalutare. Specie perchè può offrire ottime occasioni.
Il migliore dei quattro anni presidenziali? Il terzo
Pierre Debru, head of Quantitative Research & Multi Asset Solutions di WisdomTree
Stando all’analisi storica condotta dall’esperto, l’anno più forte di un mandato presidenziale tende a essere il terzo. E con un buon margine. “Durante il penultimo anno di presidenza, i mercati azionari statunitensi guadagnano in genere il 22% mentre il rendimento annuale medio è dell’11,6%”, spiega. Il periodo più debole corrisponde invece al secondo anno di permanenza alla Casa Bianca, quanto il ritorno del mercato si attesta a un modesto 1,9%. Nel primo e nell’ultimo, ovvero quello delle nuove elezioni, il dato rimane invece in linea e si attesta intorno all’11%.
Assodato questo, l’esperto di WisdomTree ha analizzato nel dettaglio la traiettoria dell’azionario durante i 12 mesi che precedono il passaggio di testimone (o, in certi casi, la riconferma). E ha notato che il primo trimestre tende a essere piuttosto debole, con un rendimento quasi nullo. Va poi meglio nel secondo e nel terzo, con il 4% ciascuno, mentre il periodo ottobre-dicembre risulta più fiacco e si ferma al 2,6%. Un esempio? Nel 2021, inizio dell’era Biden, l’S&P 500 ha messo a segno una crescita del 28,6%. Nei dodici mesi successivi è invece sceso del 18,51%, per poi risaliredel 25,67% nel 2023. Durante l’anno corrente, ultimo di mandato e teatro di un nuovo voto, fino al 13 febbraio l’indice Usa era salito del 3,95%. “In linea con il modello, il terzo anno si è rivelato il più forte del mandato finora, mentre il secondo è stato di gran lunga il più debole. Il primo del mandato Biden è stato invece superiore alla media”, fa notare Debru.
I titoli di alta qualità e quelli value amano l’anno elettorale
A questo punto, l’esperto si è concentrato sull’anno elettorale e ha confrontato diversi tipi d’azioni: alta-bassa qualità; large-small cap; economici-costosi in base al rapporto prezzo/utili; dividendi elevati-bassi. Ne emerge che la differenza solitamente osservata fra i gruppi a confronto si accentua negli anni delle urne. “In media, i titoli di alta qualità sovraperformato il mercato mentre quelli di bassa qualità fanno peggio”, spiega. Poi aggiunge: “Questo crea un differenziale di performance a favore dei primi che vale il 3,4% in un anno standard raggiunge il 5,3% in prossimità del voto”.
Stesso discorso vale per le società a piccola e grande capitalizzazione. Se normalmente le small cap sovraperformano e le large cap tendono ad allinearsi al mercato, con un differenziale di rendimento medio del 2,4% a favore delle prime, nei dodici mesi elettorali tale distacco aumenta di quasi il 3% e sale al 5,3%. Una tendenza confermata anche confrontando i titoli value e quelli costosi: in un anno medio, il differenziale di performance è infatti del 3,4% ma in quello del voto lievita di oltre il 7% fino a toccare il 10,8%. Non fa eccezione nemmeno l’ultimo gruppo: in genere i titoli che distribuiscono dividendi elevati sovraperformano il mercato mentre quelli con dividendi bassi hanno un lieve calo. Questo crea un differenziale dello 0,5%, che però in vista delle urne cresce di quasi il 3,5%, arrivando a toccare quota 3,8%.
I rendimenti storici ai raggi X
Rendimenti azionari medi nell’ultimo anno del mandato presidenziale da giugno 1963 a novembre 2023. Dati in %. Fonte: WisdomTree, Libreria Dati Kenneth French
“Per quanto riguarda le tempistica, quest’andamento della performance dei diversi fattori non è omogeneo”, chiarisce l’esperto. Precisando che i titoli di alta qualità tendono di solito a sovraperformare quasi tutto l’anno, con un secondo e terzo trimestre leggermente più forti, mentre gli altri tre tipi di azioni hanno prestazioni migliori soprattutto da giugno in avanti.
Per Debru, insomma, il 2024 non è assolutamente l’anno giusto per farsi da parte. “Il ciclo del mandato presidenziale suggerisce che gli ultimi nove mesi potrebbero essere caratterizzati da rendimenti azionari positivi. Fattori come l’alta qualità, i dividendi elevati, i titoli value e small cap potrebbero beneficiarne”, afferma. Aggiungendo che tale posizionamento è anche il migliore per adattarsi all’attuale incertezza, causata dalle numerose elezioni in tutto il mondo e dall’imprevedibilità delle banche centrali. “E anche per beneficiare dei tagli dei tassi previsti nella seconda metà dell’anno, che potrebbero spingere i mercati al rialzo”, conclude.
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