Un anno di sconto sui contributi Enasarco per i professionisti under 30. È la proposta con cui Assoreti intende promuovere l’occupazione delle nuove generazioni in un settore, quello della consulenza finanziaria, che si conferma nevralgico per lo sviluppo del risparmio gestito italiano ma anche e soprattutto per la crescita della previdenza complementare. Un’iniziativa, presentata a Roma alla presenza di vari esponenti del Governo, che in realtà è già stata accolta come emendamento al Ddl Lavoro e promette di diventare operativa nel giro di quattro mesi.
Trend demografici: sfida difficile ma non impossibile
Il nucleo del provvedimento studiato dall’associazione che riunisce le società per la consulenza agli investimenti è apparso chiaro: esonerare temporaneamente i giovani consulenti dal versamento dei minimi contributivi pur continuando a garantire loro, per pari durata, il rapporto contrattuale. Altrettanto chiaro è anche l’obiettivo dell’iniziativa: aiutare a innalzare l’occupazione italiana e sostenere le esigenze della aging economy. Più da lontano partono, invece, le premesse da cui muove il ragionamento. E, a spiegarle, ci ha pensato Giorgio Di Giorgio, professore all’Università Luiss Guido Carli e direttore del Centro Arcelli per gli Studi Monetari e Finanziari. “Nel 2050 l’età media degli italiani supererà i 50 anni e la quota di over 65 sarà passata dal 23,5% al 34,9% della popolazione, con una pressione sul sistema previdenziale che risulterà insufficiente a sostenere le esigenze delle generazioni future”, ha detto l’accademico introducendo i risultati dello studio commissionatogli da Assoreti. Uno scenario che, ha precisato, non potrà essere scongiurato neppure con interventi come l’adeguamento del coefficiente di calcolo o dell’età di ritiro perchè “gli assegni sono pagati per cassa e la pensione pubblica assorbe ben il 34% delle retribuzioni dei dipendenti”. Da qui la necessità di promuovere la previdenza integrativa, che a sua volta si dimostra però ancora indietro: i titolari di pensione integrativa sono solo 8,7 milioni, il 34,7% della forza lavoro, per un risparmio di 213 miliardi di euro che rappresenta appena il 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.
Ecco quindi che, in linea con questo trend, proprio il ruolo assunto dalle reti può diventare fondamentale per assicurare una crescita equilibrata e sostenibile delle attività economiche del Paese. Il settore è infatti capace di movimentare il 15% della ricchezza delle famiglie e sta riscontrando un interesse sempre maggiore da parte dei giovani: sono il 35% degli iscritti all’esame dell’albo gli under 30 che si mostrano interessati al lavoro di consulente mentre quelli già attivi presso un intermediario si attestano in crescita al 3,5% dall’1,8% del 2021. “Quello di oggi è un segnale importante e di incoraggiamento per i professionisti di domani, espressione di consapevolezza del sistema sul periodo storico attuale ma anche di proficua collaborazione con tutti i soggetti e le istituzioni coinvolte per incentivare l’occupazione giovanile”, ha detto il presidente di Assoreti Massimo Doris.
Non solo normativa, c’è anche un tema di cultura
Se Claudio Durigon, sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, si è detto ottimista sul fatto che il Ddl Lavoro entri in vigore entro 3-4 mesi, il suo collega del Mef Federico Freni, non ha mancato di sottolineare come ci sia da superare anche uno scoglio culturale. “L’incentivazione della previdenza complementare fatica ad attecchire nella mentalità italiana perché il nostro sistema politico ha proposto per decenni solo il concetto di previdenza pubblica”. Ecco perché, dal suo punto di vista, gli interventi da attuare non possono prescindere da un orizzonte di lungo periodo. Tra questi, Freni cita l’introduzione di “forme obbligatorie di raccolta” ma anche “la spinta sulla consulenza finanziaria come veicolo per costruire un ecosistema di solidarietà intergenerazionale ideale”. Senza dimenticare, conclude il funzionario, l’importanza di coinvolgere il settore privato per sfruttare la flessibilità operativa e finanziaria.
Tempo, un fattore che ha sempre più importanza
Sempre sull’importanza del fattore tempo si è concentrato Doris. Ma in chiave differente. “Se un lavoratore inizia ad accantonare a 35 anni anziché a 25, dovrà impiegare il 50% in più di risorse per raggiungere un capitale obiettivo ideale di 100mila euro”, ha detto il numero uno dell’associazione a sottolineare il valore insito nell’orientarsi alla previdenza fin da giovani. Non solo questa variabile, però, rientra nella sua equazione. “Il costo che si paga in Italia per la previdenza pubblica è tra i più alti in assoluto, circa il 34% di quanto percepito in busta paga, e ciò penalizza l’accesso a sistemi integrativi”, ha aggiunto Doris. In ultimo, l’amministratore delegato di Banca Mediolanum si è soffermato sui riflessi del divario generazionale nelle dinamiche che interessano la professione del consulente: “Il cinquantenne preferisce affidare i propri risparmi a professionisti esperti ma, in questo modo, impedisce ai giovani banker di farsi una loro clientela e quindi di incassare commissioni sufficientemente attrattive”. Un problema cui le aziende mandanti stanno cercando di porre rimedio tramite l’affiancamento di profili junior a figure senior. I benefici di questa soluzione sono molteplici, sottolinea Doris: “Il giovane può apprendere le basi del mestiere dal collega più anziano mentre questi riceve dal primo un utile supporto nell’uso della tecnologia così come nell’approccio con i segmenti di clientela under 40”.