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Eventi meno estremi ma più frequenti fanno lievitare l’importo dei danni coperte dalle compagnie. Intanto mentre esposizione e vulnerabilità aumentano, rendendo cruciale rafforzare coperture e prevenzione. Lo studio di Swiss Re Institute
Il 2025 si è rivelato un anno apparentemente meno estremo per le catastrofi naturali, ma solo in superficie. Le perdite registrate della assicurazioni in relazione a questi eventi si sono fermate a 107 miliardi di dollari in scala globale, sotto quanto ci si sarebbe potuti aspettare guardando il trend di lungo periodo, ma l’elevata frequenza di disastri in aree densamente popolate ha comunque mantenuto alto il computo complessivo. È quanto emerge dall’ultima ricerca a cura di Swiss Re Instituite, secondo cui a rubare la scena ai soliti uragani sono stati i pericoli secondari come incendi boschivi e tempeste convettive. Un mix che ha generato decine di miliardi di danni e acceso i riflettori su un rischio strutturalmente in crescita.
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Pericoli secondari protagonisti
Stando al report, a segnare il 2025 sono stati soprattutto eventi meno eclatanti ma sempre più impattanti. Gli incendi boschivi di Los Angeles hanno prodotto perdite assicurate record per circa 40 miliardi di dollari, ad esempio, facendo registrare il valore più alto della storia per questa tipologia di evento. Ancora più rilevante il contributo attribuito alle cosiddette tempeste convettive, che tra grandinate e raffiche di vento hanno generato 51 miliardi di danni e confermato una tendenza ormai consolidata dopo gli anni già molto onerosi del 2023 e 2024. Al contrario, i grandi fenomeni hanno inciso meno: le inondazioni hanno fatto registrare perdite di 3,4 miliardi rispetto a una media quinquennale di oltre 15 miliardi, dato che contribuisce a spiegare perché il totale sia rimasto sotto le attese ma che non modifica il quadro strutturale.
Un anno “fortunato”, ma il rischio resta elevato
Secondo Balz Grollimund, head Catastrophe Perils di Swiss Re, “le perdite inferiori alla media sono il risultato di un mix favorevole più che di una riduzione del rischio”. Tanto è vero che, in uno scenario più normale, i danni coperti potrebbero salire a 148 miliardi già nel 2026 per arrivare a toccare i 320 miliardi di dollari in caso di eventi estremi. La dinamica di fondo resta infatti in crescita, precisano dalla società, con un incremento annuo delle perdite assicurate globali tra il 5% e il 7%. Una tendenza che riflette non solo la frequenza degli eventi ma soprattutto l’aumento dell’esposizione da parte della società e, a cascata, delle compagnie.
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Esposizione e vulnerabilità guidano le perdite
Tra il 1970 e il 2025, fa notare lo studio, oltre l’80% dell’aumento delle perdite assicurate è stato determinato dalla crescita dei beni esposti: più infrastrutture, più immobili e più valore concentrato in aree a rischio. Tuttavia, si legge ancora, questo fattore non basta più a spiegare l’accelerazione osservata: gli incendi boschivi del Nord America crescono a un ritmo annuo del 14% in scia all’allungamento delle stagioni e ai cambiamenti climatici mentre le tempeste convettive registrano un incremento del 10% annuo in Europa e trainano la crescita storica delle perdite medie a livello globale (38%) superando perfino l’incidenza dei cicloni tropicali. In altre parole, sono anche gli eventi avversi ad aumentare e rendere più impattante il fenomeno nel suo complesso.
Il nodo del protection gap
Le perdite economiche complessive nel 2025 hanno raggiunto i 220 miliardi di dollari, di cui circa il 49% assicurato: una quota record che segnala un miglioramento nella copertura globale. Tuttavia, il divario resta ampio e si fa sentire soprattutto nei mercati emergenti, dove fino al 90% dei danni non è coperto da polizze. Come sottolinea Jérôme Jean Haegeli, capo economista dello Swiss Re Institute, “la crescita delle perdite riflette anche il fatto che si costruisce sempre di più in aree a rischio e a costi più elevati”. Per questo, adattamento e mitigazione diventano leve essenziali per mantenere l’assicurabilità nel lungo periodo. Oltre alla promozione di modelli di servizio, in ambito finanziario, come la protection advisory.
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Italia, coperture ancora insufficienti
In Italia, nonostante un 2025 relativamente contenuto sul fronte delle perdite assicurate, il gap tra danni economici e copertura resta significativo. Brian Lynch Wade evidenzia come questo squilibrio rappresenti una criticità strutturale, che richiede interventi sistemici e una maggiore integrazione tra pubblico e privato. Si tratta insomma di un contesto in cui l’introduzione dell’obbligo assicurativo contro le catastrofi naturali rappresenterebbe un passo avanti rilevante, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza del Paese rispetto a rischi come terremoti, alluvioni e frane.
Verso un nuovo equilibrio del rischio
Il messaggio che emerge è chiaro: anche anni apparentemente “tranquilli” possono nascondere fragilità profonde. Come osserva Urs Baertschi, ceo Property & Casualty Reinsurance di Swiss RE, eventi rari ma estremi possono infatti rapidamente trasformare uno scenario stabile in un anno da record per le perdite. In un contesto di crescente esposizione e mutamento dei rischi, la sfida per il settore assicurativo e per i decisori pubblici diventa quindi duplice: migliorare la copertura e investire in prevenzione, per evitare che il costo delle catastrofi diventi insostenibile nel lungo periodo.
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