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Il 65% dei dirigenti si aspetta un calo di redditività nei prossimi due anni. E tra i più pessimisti ci sono quelli in forza presso player tradizionali o focalizzati su asset classici. Normativa e spinta a tagliare le fee i i fattori determinanti. Ma la tecnologia ha un peso. Lo studio di Carne Group
La caccia alla marginalità nell’industria del risparmio. Specie alla luce di un consolidamento che, secondo PwC, porterà i primi dieci asset manager a controllare la metà degli asset dei fondi comuni su scala globale. La conferma arriva dall’ultima ricerca del gruppo Carne, società di gestione per conto terzi che ha commissionato un sondaggio a 200 dirigenti del settore tra Europa e Regno Unito. Secondo lo studio, sono infatti due su tre i manager che prevedono un’intensificazione della pressione sui margini di qui al 2026. Una tendenza dalla quale si intuisce come gran parte della sfida per la conquista del mercato si giocherà nei prossimi anni sulla riduzione dei costi.
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Gestori classici e attivi i più ‘preoccupati’
Come riportato dalla testata Ignites, che per prima ha dato la notizia, il sondaggio indica come il 65% degli addetti ai lavori si aspetti “una maggiore pressione sui margini nei prossimi due anni”. Una percentuale che sale al 72% nel caso dei gestori patrimoniali con focus sulle asset class tradizionali ma si ferma al 56% tra le controparti di case specializzate in alternativi. Non si tratta però dell’unica differenza riscontrata tra rappresentanti di business models diversi: se infatti la quota di chi teme questo tipo di evoluzione si attesta al 47% nell’ambito dei soli player classici, lo stesso dato raggiunge a mala pena il 35% tra gli operatori con focus sui prodotti passivi. Sintomo probabilmente che questa parte del mercato ritiene di essere più resiliente a un restringimento di campo.
Una questione di normativa e commissioni
Tra i fattori che più incideranno sul fenomeno, il 59% degli intervistati indica i crescenti oneri normativi e di compliance e la quota di chi punta il dito sulla spinta a ridurre le commissioni resta comunque elevata: 44%. Ecco perché quasi l’80% dei gestori tradizionali ha previsto la necessità di intraprendere “un certo livello di razionalizzazione dei prodotti”, con i fondi attivi nei mercati pubblici come “obiettivo principale”. Non è pero tutto qui. L’indagine ha infatti rilevato che oltre un terzo degli asset manager ritiene che sui loro profitti avranno un certo impatto i costi fissi legati alla tecnologia, percentuale che (ancora una volta) sale al 40% se si considerano solo gli operatori tradizionali ma scende al 28% per quelli alternativi. “Le pressioni commerciali che il settore dell’asset management deve affrontare sono destinate ad aumentare ancora nei prossimi due anni”, ha dichiarato il ceo di Carne John Donohoe. Che ha aggiunto: “Allo stesso tempo, stiamo assistendo a un aumento dei chief financial officer che assumono il ruolo di ceo per rispondere alle nuove esigenze delle organizzazioni interessate”.
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