Secondo gli State Street Institutional Investor Indicators, a dicembre la propensione al rischio è tornata a calare. Ma l’allocazione azionaria resta ai massimi da oltre 16 anni
Dopo quattro mesi consecutivi di ricerca del rischio, gli investitori istituzionali archiviano il 2024 nel segno della prudenza. Soprattutto sul fronte del reddito fisso. A rivelarlo sono gli State Street Institutional Investor Indicators di dicembre, stando ai quali negli ultimi trenta giorni dell’anno l’indice di propensione al rischio è passato in negativo, scendendo a quota -0,09. Colpa delle numerose incertezze economiche e geopolitiche, ma soprattutto del persistente pessimismo nei confronti delle obbligazioni sovrane.
Gli indicatori di partecipazioni mostrano infatti che le allocazioni nelle azioni sono sostanzialmente invariate, rimanendo al livello più alto registrato negli ultimi sedici anni e mezzo, mentre la liquidità ha registrato un modesto aumento di 10 punti percentuali, interamente finanziato da un calo di 13 punti percentuali delle partecipazioni nei titoli a reddito fisso.
L’allocazione azionaria resta ai massimi da oltre 16 anni
Michael Metcalfe, head of macro strategy di State Street Global Markets
Per Michael Metcalfe, head of macro strategy di State Street Global Markets, sono tre gli elementi che hanno caratterizzato il comportamento degli istituzionali il mese scorso. Il primo è che, quando hanno cercato di ridurre il rischio verso la fine dell’anno, erano ancora più propensi a farlo con i titoli sovrani che con l’equity. “Un’allocazione alle azioni sostanzialmente invariata nel mese significa che gli investitori a lungo termine iniziano il 2025 con il maggior sovrappeso in azioni da sedici anni e mezzo a questa parte”, osserva.
Secondo elemento da considerare è che, anche se il sovrappeso nelle azioni rimane altamente concentrato, qualcosa sta cambiando. “In tutte le aree geografiche da noi monitorate, gli Stati Uniti sono l’unica zona in cui gli investitori sono sovrappesati, ma l’entità del sovrappeso è stata almeno ridotta nel mese di dicembre e non è più ai massimi da ventisei anni”, fa notare Metcalfe. Una riduzione che, per l’esperto, potrebbe riflettere una ragionevole gestione del rischio, ma anche le incertezze legate alla politica monetaria, fiscale e commerciale a stelle e strisce.
Istituzionali pessimisti sui bond sovrani
Infine, terzo aspetto importante è che per quanto possa prevalere l’ottimismo nei confronti dell’equity, il pessimismo a lungo termine per i mercati sovrani a reddito fisso rimane radicato. “È significativo che, mentre il rischio si riduceva verso la fine dell’anno, sono state le allocazioni al reddito fisso a diminuire”, evidenzia Metcalfe. Chiarendo che le preoccupazioni relative alla duration di detenzione derivano dal timore di una ripresa dell’inflazione e di deficit fiscali insostenibili.
Un atteggiamento che sembra particolarmente radicato nell’Eurozona, dove la domanda degli investitori a lungo termine per i bond francesi a novembre è crollata ai minimi di sei mesi e a dicembre non si è affatto ripresa. “Anche la domanda di Bund e Bonos è diminuita, mentre quella di BTP è rimasta stabile, concludendo così un anno negativo per la domanda istituzionale per la maggior parte degli asset europei”, conclude l’esperto.
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